Icone Greche Originali Serigrafia su Foglia OroIcone Greche Originali Serigrafia su Foglia OroIcone Greche Originali Serigrafia su Foglia OroIcone Originali Greche
Copie fedeli e austeri stile bizantino (Scuola Cretese – Teofanis) realizzate da padre Pefkis, agiografo diplomato dell’Accademia Ecclesiastica del Monte Santo (località Athos) con colori autentici e tradizionali con foglio dorato, su tela e legno invecchiato
/ Il Santo del Calendario:

Ascolta e Medita - Questo mese è stato curato da: Saverio Cenderelli e Giovanni Mascellani Arcidiocesi di Pisa Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi











Mercoledì 28 settembre 2016
Gb 9, 1-12.14-16; Sal 87
Vangelo secondo Luca (9, 57-62)



Preghiera Iniziale


Tutto il giorno ti chiamo, Signore,
verso di te protendo le mie mani.
Compi forse prodigi per i morti?
O si alzano le ombre a darti lode?
Si narra forse la tua bontà nel sepolcro,
la tua fedeltà nel regno della morte?
Si conoscono forse nelle tenebre i tuoi prodigi,
la tua giustizia nella terra dell'oblio?
Ma io, Signore, a te grido aiuto
e al mattino viene incontro a te la mia preghiera.
Perché, Signore, mi respingi?
Perché mi nascondi il tuo volto?
(Salmo 87)


Ascolta Vangelo


In quel tempo, mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va' e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».






Medita


Il Vangelo ci presenta tre uomini con tre reazioni diverse. In ciascuno di noi, un po' schizofrenicamente, vive ciascuno dei tre: a volte ci mettiamo in testa di essere i salvatori del mondo, pensiamo di aver capito tutto e non ci rendiamo conto che l'atteggiamento principale della fede è quello del servizio e della sofferenza, non certo della vanagloria. Altre volte tiriamo in ballo ogni sorta di scuse per sottrarci all'invito del Signore ad abbandonare le logiche di morte («lascia che i morti seppelliscano i loro morti») e fare il punto su cosa veramente è indispensabile nella nostra vita («nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro…»).
Le parole di Gesù non vogliono dire che la pietà verso i cari defunti o le relazioni familiari non siano importanti; ma queste non possono diventare una gabbia che costringe e blocca la fede, che è per sua natura vitale, cerca sempre nuovi modi di seguire Gesù e richiede una costanza assidua.
Forse in alcuni aspetti nella nostra fede, espressa individualmente o comunitariamente, e più in generale della nostra vita compiamo alcune azioni per tradizione, “perché si è sempre fatto così”, senza domandarci se hanno ancora il loro senso oppure se è necessario svecchiarle. O, viceversa, si corre sempre dietro al nuovo, all'ultimo grido, preoccupandoci più di piacere a noi stessi invece che essere al servizio di chi ha bisogno nella comunità.





Per Riflettere


Seguire Gesù significa non aver «dove posare il capo», vivere l'inquietudine di una ricerca di Dio mai arrivata, sempre in movimento.

Voi stessi infatti, fratelli, sapete bene
che la nostra venuta in mezzo a voi non è stata inutile.
Ma, dopo aver sofferto e subìto oltraggi a Filippi, come sapete,
abbiamo trovato nel nostro Dio il coraggio
di annunciarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte.
E il nostro invito alla fede non nasce da menzogna,
né da disoneste intenzioni e neppure da inganno;
ma, come Dio ci ha trovato degni di affidarci il Vangelo
così noi lo annunciamo, non cercando di piacere agli uomini,
ma a Dio, che prova i nostri cuori.
Mai infatti abbiamo usato parole di adulazione, come sapete,
né abbiamo avuto intenzioni di cupidigia: Dio ne è testimone.
E neppure abbiamo cercato la gloria umana, né da voi né da altri,
pur potendo far valere la nostra autorità di apostoli di Cristo.
Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura dei propri figli.
Così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio,
ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari.
(Prima lettera ai Tessalonicesi 2, 1-8)






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