Icone Greche Originali Serigrafia su Foglia OroIcone Greche Originali Serigrafia su Foglia OroIcone Greche Originali Serigrafia su Foglia OroIcone Originali Greche
Copie fedeli e austeri stile bizantino (Scuola Cretese – Teofanis) realizzate da padre Pefkis, agiografo diplomato dell’Accademia Ecclesiastica del Monte Santo (località Athos) con colori autentici e tradizionali con foglio dorato, su tela e legno invecchiato
/ Il Santo del Calendario:

Ascolta e Medita - Questo mese è stato curato da: Saverio Cenderelli e Giovanni Mascellani Arcidiocesi di Pisa Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi











Domenica 18 settembre 2016
Am 8, 4-7; Sal 112; 1Tm 2, 1-8
Vangelo secondo Luca (16, 1-13)
Salterio: prima settimana



Preghiera Iniziale


Lodate, servi del Signore, lodate il nome del Signore.
Sia benedetto il nome del Signore, da ora e per sempre.
Su tutte le genti eccelso è il Signore, più alta dei cieli è la sua gloria.
Chi è come il Signore, nostro Dio, che siede nell'alto
e si china a guardare sui cieli e sulla terra?
Solleva dalla polvere il debole, dall'immondizia rialza il povero,
per farlo sedere tra i prìncipi, tra i prìncipi del suo popolo.
(Salmo 112)


Ascolta Vangelo



In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L'amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d'olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».






Medita


Come si può lodare “quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza”? Qui abbiamo un padrone che chiede conto dell'operato al suo amministratore, alla persona incaricata di amministrare i suoi beni in modo che ne abbia un profitto. Per l'usanza di allora, una volta garantito tale profitto, tutto ciò che l'amministratore poteva racimolare in più lo teneva per sé ma, evidentemente, aveva esagerato e, quindi, “la pacchia era finita”!
Allora come oggi, sembra proprio che il maneggiare soldi sia una “professione ad alto rischio”: le cronache ci riportano troppo spesso di “amministratori disonesti” che hanno interpretato il loro lavoro più come un accaparramento personale di beni pubblici che non un servizio alla comunità. Troppo spesso si sentono parole come: corruzione, concussione, connivenza, omissione, evasione quando si parla di amministrazione della cosa pubblica a partire dai più alti livelli.
Sembra inevitabile che, una volta raggiunta una posizione di potere, venga sfruttata non perché stiamo tutti un po' meglio ma perché “io stia meglio: visto che così fan tutti, chi sono io? Il più scemo?”.
Gesù, come al solito, ci indica la strada: bisogna essere scaltri, astuti come serpenti, non per fare i “furbetti” (del cartellino, delle code saltate…) ma per non lasciarsi avvinghiare dai tentacoli della corruzione, per non ascoltare il canto delle sirene del tornaconto personale, perché chi cerca ogni giorno di fare onestamente il proprio lavoro lo faccia anche con scaltrezza, vigilando sempre su quanto la ricchezza lo stia ammaliando e perché, come Zaccheo, la ricchezza accumulata disonestamente vada a beneficio del povero, dell'indigente, dell'immigrato che ha perso tutto sul barcone finto in fondo al mare, del “vu cumprà” che è costretto a vendere roba contraffatta per sopravvivere, della ragazza rumena costretta a prostituirsi, del senegalese che raccoglie pomodori tutto il giorno per un pacchetto di sigarette.





Per Riflettere


«Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe». (Mt 10, 16)


Santa Maria, donna di parte, tienici lontani dalla tentazione di servire a due padroni.
Obbligaci a uscire allo scoperto.
Non farci essere così incauti da voler sperimentare impossibili conciliazioni degli opposti.
Preservaci dal sacrilegio di legittimare, per un malinteso senso dell'universalità cristiana,
le violenze consumate a danno degli oppressi.
Quando, per non dispiacere ai potenti o per paura di alienarcene i favori,
pratichiamo sconti sul prezzo della verità, coprici il volto di rossore.
Liberaci dall'indifferenza di fronte alle ingiustizie e a chi le compie.
Ma donaci la tolleranza. Che è un'attitudine sperimentabile
solo se si sta dalla parte dove ti sei messa tu.
Perché, in fondo, anche noi siamo di parte.
Ma i recinti che ci racchiudono trasudano scomuniche, sanno di setta,
sono privi di attese, e non hanno profumi di liberazioni imminenti.
(Don Tonino Bello, Maria, donna di parte)






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