Icone Greche Originali Serigrafia su Foglia OroIcone Greche Originali Serigrafia su Foglia OroIcone Greche Originali Serigrafia su Foglia OroIcone Originali Greche
Copie fedeli e austeri stile bizantino (Scuola Cretese – Teofanis) realizzate da padre Pefkis, agiografo diplomato dell’Accademia Ecclesiastica del Monte Santo (località Athos) con colori autentici e tradizionali con foglio dorato, su tela e legno invecchiato
/ Il Santo del Calendario:

Ascolta e Medita - Questo mese è stato curato da: Saverio Cenderelli e Giovanni Mascellani Arcidiocesi di Pisa Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi











Domenica 11 settembre 2016
Es 32, 7-11.13-14; Sal 50; 1Tm 1, 12-17
Vangelo secondo Luca (15, 1-32)
Salterio: quarta settimana



Preghiera Iniziale


Pietà di me, o Dio, nel tuo amore, nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro.
Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito.
(Salmo 50)


Ascolta Vangelo


In quel tempo, Gesù disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».






Medita


In questo giorno in cui si ricorda che 3000 persone sono morte in nome di un dio strano e violento è bello, invece, poter riflettere su qual è il vero volto di Dio. Sempre mi riempie di gioia e mi emoziona sapere che, alla fine, se voglio, c'è un Padre che mi attende ovunque io sia andato a dissipare le ricchezze che mi ha dato, qualunque scelta io abbia fatto che mi ha portato lontano dalla sua Casa. L'unica “fatica” che devo fare è quella di “rientrare in me stesso, alzarmi e tornare alla Casa del Padre”.
Alla fine non serve neanche che mi prepari un discorso di scuse, di giustificazioni, di ragioni più o meno profonde del perché ho agito in quel modo: non lo starebbe neanche ad ascoltare, tale sarebbe la sua gioia nel potermi riabbracciare e ridarmi la dignità di suo figlio.
Non ha provato a fermarmi, anzi, mi ha dato “quello che mi spettava” ed è rimasto in attesa; e non è venuto a cercarmi: forse perché mi sentissi libero fino in fondo di fare la mia scelta di rottura.
Ma che grande emozione quando lo vedo corrermi incontro, che caldo quell'abbraccio, come è piena la gioia che provo quando mi ridà il mio anello, il mio vestito, i miei sandali! Sparisce anche il più piccolo timore di non essere accolto, di non essere accettato, di non essere amato. Rimane il rimorso di aver provocato angoscia e sofferenza per la mia scelta e c'è anche la sorpresa nel constatare che non c'è alcuna punizione: io me la sarei data e l'avrei giudicata sacrosanta.
E che dire della sua pazienza? Mi ha aspettato, non mi ha dato per morto ed è anche andato a cercare l'altro mio fratello, che non aveva capito quanto fossi importante per nostro Padre, ed ha provato a spiegargli che non siamo servi ma figli amati da sempre.
Che bella questa parabola!





Per Riflettere


«Figlio mio, rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù». (1Tm 1, 12-13)

Signore mio Dio, unica mia speranza,
fa' che la stanchezza non m'impedisca di cercarti,
ma cerchi sempre con ardore il tuo volto.
Di fronte a te la tua fermezza e la mia infermità: conferma la prima e sana l'altra;
di fronte a te la tua scienza e la mia ignoranza: tu che mi hai aperto accoglimi,
e aprimi la tua porta quando busso.
(Sant'Agostino)






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