Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
Il Vangelo di ogni giorno con il commento



SABATO 27 Settembre 2008
Vangelo secondo Luca (9,43b-45)
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In quel tempo, mentre tutti erano pieni di meraviglia per le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: "Mettetevi bene in mente queste parole: Il Figlio dell'uomo sta per esser consegnato in mano degli uomini ".

Ma essi non comprendevano questa frase; per loro restava così misteriosa, che non ne comprendevano il senso e avevano paura a rivolgergli domande su tale argomento.



Il mese di agosto è stato interamente curato da: Mons. Enzo Lucchesini, vicario episcopale per la vita consacrata
 


Medita


È appena accaduto l'evento della Trasfigurazione. Pietro, Giacomo e Giovanni hanno negli occhi lo splendore intenso ma fugace della luce pasquale; hanno ascoltato la solenne dichiarazione del Padre; "Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo" ; hanno immaginato di poter fermare il cammino a quel momento inimmaginabile, Scendendo dal monte, nel ritorno alla pianura, le acclamazioni della folla, la vittoria su un altro demonio ottenuta da Gesù nonostante il loro fallimento. C'è un clima di euforia e si rischia di dimenticare quanto ascoltato dopo la confessione di Pietro, di immaginare un cammino diverso. In questo clima l'intervento di Gesù richiama con puntuale durezza il primo annunzio della passione: " Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato in mano agli uomini". I discepoli sono disorientati: non capiscono e non vogliono capire; rifiutano di domandare spiegazioni come hanno fatto altre volte, tanto è grande la paura di dover credere e condividere il cammino.

Il discepolo sa di essere chiamato a "rinnegare se stesso, a prendere la propria croce ogni giorno, a seguirlo". Ma spesso si illude che ci sia un altro modo di credere e di amare. Preferirebbe contemplarlo sul monte della luce piuttosto che su quello delle tenebre. Vorrebbe che la fede lo facesse sempre esclamare: "Come è bello per noi stare qui", piuttosto che impegnarlo a scendere e diventare un Cireneo costretto a portare la nostra come scheggia di quella croce sotto la quale cammina Gesù. Poi, nella nostra cultura, che ritiene la vita degna di essere vissuta solo da chi è ricco, sano, acclamato, vincente; che ritiene sapiente solo la scelta che ci procura tutto questo, il cammino cristiano può essere ancora più difficile. Eppure dobbiamo vincere " la paura a rivolgergli domande su tale argomento". Nel silenzio, nella preghiera, nell'umiltà, nell'abbandono fiducioso possiamo trovare le risposte che il cuore attende e intuire la fecondità della croce per accoglierla e portarla con pazienza, per avvolgere con compassione le tante croci dei fratelli; per ascoltare lo Spirito che ci parla con la Sapienza di Dio.



Per Riflettere
 

L'umanità dolente del Signore è il grande libro per conoscerlo, hanno detto i Santi. Quello del Crocifisso non è un abbraccio che soffoca, ma una chiamata impegnativa a condividere l'amore.





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