Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
Il Vangelo di ogni giorno con il commento



GIOVEDÌ 25 Settembre 2008
Vangelo secondo Luca (9,7-9)
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In quel tempo, il tretarca Erode sentì parlare di tutto ciò che accadeva e non sapeva cosa pensare, perché alcuni dicevano: "Giovanni è risuscitato dai morti", altri:" È apparso Elia", e altri ancora: "È risorto uno degli antichi profeti".

Ma Erode diceva: " Giovanni l'ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire tali cose?".

E cercava di vederlo.



Il mese di agosto è stato interamente curato da: Mons. Enzo Lucchesini, vicario episcopale per la vita consacrata
 


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Matteo e Marco raccontano l'esecuzione del Battista; Luca preferisce preparare l'incontro che avverrà durante il cammino della passione (cap 23). Qui nota: "...cercava di vederlo"; là scriverà: "...Erode al vederlo si rallegrò molto, perché da tempo desiderava vederlo..." (v 8). Gesù è un interrogativo inquietante anche per quest'uomo violento e corrotto: "..chi è dunque costui, del quale sento dire tali cose? ..." . Ma il suo cuore non intende certo piegarsi alla parola di Gesù come non si è piegato a quella di Giovanni. Ogni parola che lo inquieti e gli chieda di cambiare vita, sia quella aspra di Giovanni, come quella misericordiosa di Gesù, deve essere zittita prima che generi salvezza. I racconti su Elia e sugli antichi profeti, in fondo sono solo parole lontane; i fatti dicono che Giovanni è stato messo a morte e non può certo tornare in vita. Forse il desiderio di vedere Gesù nasce solo da curiosità di incontrare un mago o forse dalla volontà di misurare se è un pericolo per eliminare anche lui. Si profila un'ombra di pericolo che può minacciare il potere; come eliminarlo ?
"Cercava di vederlo", conclude il brano, e quando lo vedrà nella passione insisterà con molte domande. La resistenza passiva di Gesù e la constatazione che si tratta solo di un innocuo Galileo visionario concluderà il loro incontro: "lo insultò e lo schernì, poi lo rivestì di una splendida veste e lo rimandò a Pilato" (23,11). Lo aveva visto ma non aveva riconosciuto il mistero della sua identità, perciò lo trattò da povero pazzo del quale servirsi per entrare nelle grazie del procuratore romano. Poteva essere l'incontro della vita! Nei vangeli accade spesso che certe persone vedano fisicamente Gesù: ad esempio gli scribi, i farisei....Assistono ai suoi insegnamenti e vedono i segni prodigiosi che compie; eppure rifiutano di aderire a lui e di accoglierlo come l'inviato di Dio. Magari negano quanto hanno visto! L'evangelista Giovanni insisterà molto sulla necessità di passare dal vedere al riconoscere per entrare in un atteggiamento di sequela. Anche per noi che possiamo vederlo solo nei gesti della fede con i quali ricordiamo e ripresentiamo il mistero di Gesù, resta sempre questo cammino da compiere: vedere e riconoscere, accogliere e seriore.



Per Riflettere
 

Perché il Signore non si fa vedere con l'evidenza della sua umanità o con la potenza della sua divinità? Lo sentiamo domandare spesso. Eppure il sole che sorge ogni giorno, la verità che ci inquieta e ci incanta, l'ostia che sull'altare rende attuale e vivo il mistero della passione-risurrezione indicano la sua presenza e il suo amore per noi...





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