Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
Il Vangelo di ogni giorno con il commento



MARTEDÌ 16 Settembre 2008
Vangelo secondo Luca ( 7,11-17)
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In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Naim e facevano la strada con lui i discepoli e grande folla.

Quando fu vicino alla porta della città, ecco che veniva portato al sepolcro un morto, figlio unico di madre vedova; e molta gente della città era con lei.

Vedendola, il Signore ne ebbe compassione e le disse: "Non piangere!". E accostatosi toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: "Giovanetto, dico a te, alzati!".

Il morto si levò a sedere e incominciò a parlare. Ed egli lo diede alla madre.

Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio dicendo: "Un grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo popolo".

La fama di questi fatti si diffuse in tutta la Giudea e per tutta la regione.



Il mese di agosto è stato interamente curato da: Mons. Enzo Lucchesini, vicario episcopale per la vita consacrata
 


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In questo capitolo sono due i gesti di straordinaria potenza che rivelano Gesù: all'inizio è posto il racconto della rianimazione del servo del centurione, poi quello che abbiamo appena letto. La scena è straziante, e ci propone il dolore infinito di una vedova che sta portando alla tomba l'unico figlio. Alcuni commentatori l'hanno posta in relazione con quanto accadrà a Maria, un'anticipazione del pianto con cui accolse il Figlio deposto dalla Croce prima di affidarlo agli amici per la sepoltura. Il pianto non negava la speranza della risurrezione, ma diceva il dolore per la seprazione. La risposta di Gesù, che manifesta sua compassione, la partecipazione al dolore della donna e a quello della folla che la sta accompagnando, è innanzitutto il farsi vicino; poi viene l'invito, apparentemente privo di senso, ma tanto delicato : " Non piangere!", quindi il gesto tanto umano di toccare la bara, infine il comando imperioso: "Giovinetto, dico a te, alzati!". La compassione di Gesù non conosce i limiti della nostra, può generare una novità che dice la presenza di Dio, da cui nasce il sentimento di timore e di lode che prende tutti.

Anche a noi è capitato certamente di partecipare a un funerale che aveva connotati simili; anzi ci accade sempre più spesso, basta pensare a quante vittime miete la strada. Addirittura qualcuno di noi porta nel cuore una tragedia uguale e non sa darsi pace. Cosa fare per dire la nostra compassione, per dirla da cristiani, eventualmente per portare da cristiani che credono nella risurrezione di tutto l'uomo? Nei funerali proclamiamo: "Io sono la risurrezione e la vita"; ma i nostri addii raccontano sempre la fede che portiamo nel cuore? Purtroppo sempre di più si mostrano momenti di consolazione effimera, riti per conservare un ricordo di chi non c'è più, occasioni per dire qualcosa di bello o di buono di chi ci ha lasciato, qualche volta anche senza troppo rispetto per la verità. E tutte quelle sciarpe, quegli applausi, quelle commemorazioni tenute da chi non crede, servono al defunto e a noi o sono una semplice coreografia? E se sapessimo dire una parola discreta ma ferma di speranza a chi resta e una preghiera di suffragio per chi è affidato all'Amore misericordioso?



Per Riflettere
 

Tra le opere di misericordia ce n'è una che dice: seppellire i morti. Partecipi alla preghiera della Chiesa in questi momenti segnati da tristezza e speranza? Ti ricordi della carità e della preghiera, specialmente della messa, per rendere efficace il suffragio?





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