Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
Il Vangelo di ogni giorno con il commento



MERCOLEDÌ 10 Settembre 2008
Vangelo secondo Luca (6,20-26)
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In quel tempo, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: "Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.

Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete.

Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo.

Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti.

Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. Guai a voi quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti.



Il mese di agosto è stato interamente curato da: Mons. Enzo Lucchesini, vicario episcopale per la vita consacrata
 


Medita


Le "beatitudini" di Luca sono proclamate in un "luogo pianeggiante" ; già questo evidenzia una diversità nell'intenzione del suo insegnamento rispetto a Matteo. Qui Gesù non ha la solennità del maestro assiso sul monte che proclama come un nuovo Mosè; ma la piccolezza del povero che alza lo sguardo e si congratula con quanti condividono la sua condizione e compiange con durezza quanti la rifiutano. Se Matteo fondava tutto il codice di vita su una condizione interna, la povertà di spirito, Luca più semplicemente ci parla di povertà, assenza del necessario, paure, pianto, emarginazione violenta a causa del "Figlio dell'uomo", accettati con la speranza di un intervento di Dio. I ricchi, distratti dal successo, dalla sazietà, dall'autocompiacimento che fa confidare in se stessi, non attendono il gran dono con cui Dio farà esplodere la gioia per i suoi poveri saziandoli di sé, rallegrandoli con il suo volto, chiamandoli al banchetto. E' un giorno già evidente ora, specialmente nel racconto lucano, per i più poveri e dimenticati.

Gesù è "la buona notizia" annunziata ai poveri. Nella sinagoga di Nazaret si era presentato con le parole di Isaia: "...mi ha mandato ad annunziare ai poveri un lieto messaggio...(4,18). Certo il messaggio non si limita a raccomandare rassegnazione e attesa facendo balenare un premio futuro. Dopo aver raccontato la misericordia dirà (6,6): " Siate misericordiosi come misericordioso è il Padre vostro". Così descriverà la vetta del cammino del discepolo, la sua perfezione. Chi lo ascolterà si troverà coinvolto in un disegno che impegna a condividere e lenire ogni povertà per essere davvero segno e apostolo del Padre. La povertà, in tutto l'Antico Testamento, è più spesso una maledizione e uno scandalo; una vera e propria punizione. Solo in epoca più recente si cominciò a vedervi una condizione che può aiutare a confidare umilmente nell'intervento di Dio. Poi, alla luce della croce, con quel Servo all'estremo di ogni povertà, disonorato, spogliato, assetato, che tutto accetta e che tutti salva, venne la rivelazione e l'invito all'abbandono umile, fiducioso, generoso alla volontà del Padre.



Per Riflettere
 

In questa folla di poveri e ricchi ci siamo anche noi. Tutti amati, ma solo i poveri capaci di riconoscere la misericordia di Dio e di affidarsi...ad occhi chiusi. Un buon esame di coscienza può aiutarmi a discernere tra ricchezza vera e ricchezza che illude.





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