Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
Il Vangelo di ogni giorno con il commento



MARTEDÌ 9 Settembre 2008
Vangelo secondo Luca (6,12-19)
Passa Parola 
 


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In quei giorni, Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli. Simone, che chiamò anche Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo d'Alfeo, Simone soprannominato Zelota, Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu il traditore.

Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era una gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano fomentati da spiriti immondi, venivano guariti.

Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti.



Il mese di agosto è stato interamente curato da: Mons. Enzo Lucchesini, vicario episcopale per la vita consacrata
 


Medita


Seguiamo Gesù che, a sera, lascia i suoi e se va "sulla montagna a pregare" per tutta la notte. Nella cultura religiosa di ogni tempo Dio sta sul monte: bisogna uscire dal vivere quotidiano e, almeno simbolicamente, andare all'incontro orientando mente e cuore a lui, magari faticosamente, per essere capaci di ascolto, per trovare la preghiera. E' l'unico modo? Certamente è quello che qui ci viene insegnato. Gesù sta davanti al Padre, in ascolto, nell'offerta di tutto se stesso. Poi il ritorno al quotidiano, il tempo per mettere in atto ciò che si è ascoltato, per fare ciò che lui ha chiesto nel silenzio colmato dalla sua presenza. E Gesù chiama a sé i dodici discepoli e li fa' nuovi, li costituisce "apostoli"; sono nati nel silenzio dell'ascolto, andranno a portare la Parola. Il gruppetto si inserisce "in una gran folla dei suoi discepoli e gran moltitudine di gente" che porta la sete della parola e la confidenza di essere guarita dai propri mali. Per gli apostoli è una traccia del cammino futuro quando la missione sarà nelle loro mani.

Qualche volta accade che persino il discepolo dimentichi l'insegnamento di quella notte; lo stare di Gesù, solo e a lungo, davanti al Padre, nella consolazione dell'intimità, nella fatica di affidargli tutto se stesso per vivere poi con sicurezza l'obbedienza di ogni giorno. Presi come siamo da una cultura che riconosce un valore solo alla capacità di fare e all'efficienza che permette di riuscire, e non sa più stare per ascoltare, discernere, proporre quanto ci è stato affidato, abbiamo svalutato la preghiera, il silenzio, la solitudine necessarie per ogni dialogo vero e profondo. Ci siamo così trovati incapaci di pregare soli, a lungo, senza parole; le nostre chiese sembrano invase da canti che non trasmettono i sentimenti del cuore, da formule nate dall'ingegneria della parola, da segni che confondono e stordiscono invece di manifestare. Sono situazioni e momenti che non hanno più la capacità sorgiva dalla quale trarre la consolazione della Presenza e la forza chiara per andare davvero "nel suo nome".



Per Riflettere
 

C'è qualche momento della tua giornata in cui stai con tutto te stesso "sul monte" con lui e per lui? A casa, in chiesa, nel canto della natura? Da quanto tempo non affronti un tempo lungo e silenzioso di adorazione eucaristica ?





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