Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
Il Vangelo di ogni giorno con il commento



LUNEDÌ 1 Settembre 2008
Vangelo secondo Luca (4,16-30)
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In quel tempo, Gesù si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto: " Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore". Poi arrotolò il volume. Lo consegnò all'inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: "Oggi si è compiuta questa scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi". Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: "Non è il figlio di Giuseppe?". Ma egli rispose: " Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria! ". Poi aggiunse: "Nessun profeta è bene accetto in patria. Vi dico anche: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non ad una vedova in Zarepta di Sidone. C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro". All'udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò".



Il mese di agosto è stato interamente curato da: Mons. Enzo Lucchesini, vicario episcopale per la vita consacrata
 


Medita


Dopo aver vino la tentazione nel deserto, Gesù dà inizio alla predicazione. Comincia, secondo Luca, da Nazaret, in Galilea, dove ha vissuto gli anni del silenzio e dell'attesa. Una regione di confine, quasi un ponte verso i popoli pagani che devono essere raggiunti dall'annunzio e illuminati dalla parola. Qui è giunta l'eco della meraviglia suscitata dal suo passaggio a Cafarnao, dove le sue "parole di grazia" hanno suscitato eventi prodigiosi. Nel piccolo villaggio tutti lo conoscono come "figlio di Giusepe" e non sanno spiegarsi come tutto questo possa accadere. Sarà davvero un profeta? Vorrebbero toccare con mano per credergli.

La vicenda dei profeti, uomini mandati da Dio per leggere al popolo i segni della sua presenza e delle sue opere,è sempre stata difficile sia in Israele che nella società odierna. Persino il più grande tra loro, Elia con il discepolo Eliseo, hanno operato al di fuori delle attese, fuori dei confini o a favore di persone che non facevano parte del popolo eletto, per trovare un'accoglienza più cordiale e più fruttifera. Quando Gesù lo ricorda per condannare la chiusura che impedisce di vedere, riconoscere, accogliere con gioia il compimento in lui dei tempi, lo prendono per un bestemmiatore e tentano di metterlo a morte. Così il grande annunzio, la presentazione dell'"oggi" e della persona in cui ogni scrittura sacra si compie non è riconosciuto e il dono è rifiutato. L'attesa che aveva fatto di questa gente col fiato sospeso un simbolo di tutta la speranza d'Israele diventa vana



Per Riflettere
 
Anche la parola più luminosa, anche la più chiara evidenza dei segni che manifestano la presenza di Dio e la sua volontà salvifica possono diventare oscure se il cuore non si fa povero, non attende la salvezza ma si ubriaca delle proprie certezze





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