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Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
Il Vangelo di ogni giorno con il commento





GIOVEDÌ 5 Novembre 2009
Vangelo secondo Luca (15,1-10)
   



Ascolta


In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: "Costui riceve i peccatori e mangia con loro". Allora egli disse loro questa parabola: "Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione. O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta. Così, vi dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte".



Il mese di Novembre è stato interamente curato da: Barabara Pandolfi



Medita


Il testo che leggiamo, apre la grande sezione delle parabole della misericordia e del perdono, che è centrale nel Vangelo di Luca. Qui, infatti, Gesù ci parla del suo amore, della sua gioia quando "ritrova" l'uomo, che temeva perduto.
Troviamo subito, però, due gruppi contrapposti:
- i pubblicani e i peccatori che ascoltano
- i farisei e gli scribi che mormorano
I primi trovano gioia nelle parole di Gesù, i secondi, al contrario, motivo di scandalo. Perché?
Sembra quasi che Gesù distrugga le sicurezze religiose e morali dei farisei e degli scribi, quelle sicurezze che li fanno sentire migliori, più degni degli altri. Questi non sopportano un Dio che agisce con misericordia, con gratuità, perché giudicano i fratelli e se ne distaccano, senza amarli, senta sentirsi in un comune cammino di sequela e di vita.

Siamo, spesso, abituati a pensare ai farisei in modo negativo. Noi ci riconosciamo peccatori tanto che può venire spontaneo collocarci subito nell'altro gruppo. Proviamo, però, per un attimo, a pensare ai nostri giudizi, all'immagine che abbiamo di Dio ...
Forse è tutto questo che, talvolta, ci blocca anche nella nostra missione, nell'evangelizzare, nel vivere con gli altri da fratelli e sorelle, tutti ugualmente bisognosi della misericordia del Padre e, dunque, capaci di gioire per ogni suo atto di perdono.
Forse è questo che rischiamo come comunità cristiana: chiuderci nei nostri ovili recintati?





Per Riflettere

Quando, nella mia vita di fede, provo gioia?
Quando partecipo alla gioia del Padre per il suo perdono e per il cammino dei fratelli/sorelle?

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