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Doni Dello Spirito Santo Scritti di Don Divo BarsottiI DONI DELLO SPIRITO SANTO. Alcuni Scritti di Don Divo Barsotti - Testo Integrale

L'azione dello Spirito Santo si manifesta a noi, ed è garantita dal fatto che lo Spirito Santo è creatore, perciò dilata la nostra anima, dona alla nostra anima di seguire un cammino di fedeltà, dona alla nostra anima la pace.

Ascolta e Medita Marzo 2017- Questo mese è stato curato da: Maria Concetta e Maurizio Pratelli Arcidiocesi di Pisa Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi

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Sabato 18 marzo 2017
Mic 7, 14-15.18-20; Sal 102
Vangelo secondo Luca (15, 1-3.11-32)


Preghiera Iniziale

Come è tenero un padre verso i figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono,
perché egli sa bene di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere.
(Salmo 102)

Ascolta Vangelo


In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze.
Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla.
Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.
Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare.
Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».




Medita


Abbiamo letto tante volte questa parabola e imparato che il vero “prodigo” non è il figlio che ha sperperato tutto, ma il padre che elargisce il suo amore in maniera perfino eccessiva, agli occhi di ogni ragionamento umano. Abbiamo sentito emergere dentro di noi il “figlio maggiore”, che non può fare a meno di protestare per tanta festa al fratello che lo aveva lasciato solo a lavorare per il padre; abbiamo riflettuto sulla grettezza del suo ragionamento “sindacale”, che gli fa sentire il peso del servizio più forte della gioia di essere figlio e non servo. Abbiamo forse osato metterci nei panni del padre, chiedendoci cosa avremmo fatto coi nostri figli in una situazione simile. Stavolta vorrei provare a mettermi nei panni di uno dei servi, a capire cosa avrebbe potuto passare per la mente a uno di loro.
—Ma cosa fa, signorino?! Com'è mal ridotto e malconcio…
—Fammi entrare dalla porta della cucina, ché non ho ancora trovato il coraggio di farmi vedere… mi mescolerò fra voi e mio padre non se ne accorgerà nemmeno… almeno mangio qualcosa!
—Cosa diranno gli altri? E poi, se qualcuno facesse la spia? La nascondo io, non si preoccupi, le farò da fratello… stia qui buono e non si muova, si fidi di me
—Padrone, padrone… se sapesse chi c'è nascosto in cucina…
—Ho visto da lontano un mendicante che arrivava trascinandosi a stento… sto sempre a guardare fuori, a sperare che torni mio figlio, ma niente!
—Padrone, è lui! Non lo riconoscerebbe neanche per quanto è sporco e smagrito e logoro, ma è lui! Vuole mescolarsi alla servitù, ma… che faccio, gli preparo un buon bagno e dei vestiti puliti? Gli preparo qualcosa di buono da mangiare?
—Certo, e subito! Mettigli il vestito più bello e i calzari ai piedi e l'anello al dito… Dai, facciamo festa; sei stato bravo!


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Per Riflettere

Quale dio è come te, che toglie l'iniquità e perdona il peccato? Egli tornerà ad avere pietà di noi, calpesterà le nostre colpe, Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati. (Mic 7, 18-19)

E ancora tornerò, Signore, dicendoti che non son degno di tornare,
e tornerò piangendo, perché non sono più capace di pregare,
ritornerò per dirti, ancora, che non riesco neanche più ad amare…
e Tu ti cingerai le vesti col grembiule,
carezzerai d'unguento questi piedi stanchi di camminare,
“perché—dirai—tutto l'amore che tu hai sperperato
io l'ho serbato, come ogni goccia di pianto che hai versato:
adesso è tuo per sempre, come l'amore con il quale da sempre io ti ho amato”.







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Copie fedeli e austeri stile bizantino (Scuola Cretese – Teofanis) realizzate da padre Pefkis, agiografo diplomato dell’Accademia Ecclesiastica del Monte Santo (località Athos) con colori autentici e tradizionali con foglio dorato, su tela e legno invecchiato

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