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Mercoledì 27 marzo 2013
Mercoledì santo
Vangelo secondo Matteo (26,14-25)


Questo numero è stato curato da: Andrea e Paola Bonaccorsi , Maurizio Guidato e Giovanni Mascellani

Arcidiocesi di Pisa
Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi



Ascolta


In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».










Medita


È ormai giunta la Pasqua e i capi religiosi non sono ancora riusciti a risolvere il problema di Gesù. Per Pasqua la città di Gerusalemme si riempiva di migliaia di pellegrini. Iniziavano gli ebrei della diaspora in Babilonia con carovane di cammelli e di asini, poi arrivavano i residenti in Egitto, poi quelli dalla Fenicia, da Tiro e Sidone, e da Cipro. I pellegrini ricchi trovavano alloggio nella città alta, mentre nella città bassa riempivano le strade i pellegrini poveri della Giudea e dalla Galilea, che trovavano ospitalità dagli abitanti di Gerusalemme, i quali dovevano offrire alloggio gratuitamente tre volte all’anno. Ogni angolo era occupato, si facevano fuochi nei cortili e si dormiva anche all’aperto. Tutte le strade verso il Tempio erano intasate. E in occasione della Pasqua la guarnigione romana veniva rinforzata, con coorti di legionari da Cesarea e da Gerico. C’era folla dovunque, una delle situazioni più temibili per l’ordine pubblico. In questo contesto si capisce perché i sommi sacerdoti rinunciano a far uccidere Gesù in pieno giorno, temendo il popolo (Lc 22, 2). Servirebbe una azione di sorpresa, un agguato a tradimento, “di nascosto dalla folla” (Lc 22, 6). Anche questo tuttavia non è facile, anche perché i sommi sacerdoti non saprebbero descrivere le sembianze fisiche di Gesù in modo da farlo identificare dalle guardie senza errori. Serve che qualcuno guidi con sicurezza verso Gesù in un momento in cui non gli sia possibile difendersi o richiamare la folla.
Ecco che viene incontro Giuda, che ha sciolto le riserve e ha deciso che Gesù va fermato, per il bene del popolo. Una somma di denaro sancisce l’accordo: Giuda li condurrà da lui al momento opportuno. Neanche Giuda descrive Gesù per le sue sembianze in modo da farlo riconoscere, né promette di identificarlo con un semplice gesto, che si potrebbe confondere tra molti. Non vi saranno dubbi: un bacio, il gesto più personale e intimo, toglierà ogni dubbio a chi viene a prendere Gesù.


Per Riflettere



Il denaro sembra comprare tutto.




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