Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
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SABATO 21 Marzo 2009
Vangelo secondo Luca (18,9-14)
   
 


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Disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l'intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: "Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: " O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo". Il pubblicano, invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: "O Dio, abbi pietà di me peccatore".

Io vi dico: questi, a differenza dell'altro, tornò a casa giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato".




Il mese di Febbraio è stato interamente curato da: Chiara Sani
 


Medita


Un fariseo e un pubblicano: secondo il modo di pensare comune, un giusto e un peccatore. Davanti a Dio ci si può presentare qualunque sia la nostra condizione: è padre di tutti. Il fariseo è un puntuale osservante della Legge. E questo è certamente positivo. Ma crede di potersi giustificare con le proprie forze; si stima molto, troppo. Arriva a disprezzare gli altri: sono una massa grigia di peccatori! Non ha bisogno di Dio, non si capisce perché sia venuto a ringraziarlo visto che sa salvarsi da solo. Il pubblicano non è uno stinco di santo, tutt'altro! La professione che esercita ne fa un collaborazionista dell'occupante; spesso il denaro delle tasse gli si attacca alle mani. Non è certo un modo per salvarsi; non ha nulla da rivendicare e se ne sta vergognoso alla porta ritenendosi indegno del luogo santo. Ha nel cuore una preghiera, la dice e ce la insegna battendosi il petto: O Dio, abbi pietà di me peccatore.

Basta andare al tempio, pregare? Certo il culto è l'atto più alto tra quanti possono unirci a Dio. Ma l'adorazione deve avvenire anzitutto con il cuore, o, come meditavamo ieri, "con tutta l'intelligenza, tutto il cuore, tutta la forza...". Dio deve essere posto al centro della vita, dobbiamo riconoscergli il primato. E nel cuore bisogna accogliere l'altro, per quanto la sua vita non sia irreprensibile. La parabola non è soltanto un tocco di colore brillante per raccontare dipingere situazioni che Gesù e i suoi hanno colto nelle visite al tempio; ci interroga soprattutto circa la nostra "intima presunzione di essere giusti".



Per Riflettere
 

Una volta si diceva: quando batti il mea culpa stai attento a non batterlo sulla pancia degli altri!









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