Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
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LUNEDÌ 9 Marzo 2009
Vangelo secondo Luca (6,36-38)
   
 


Ascolta


Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.

Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati.

Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio.




Il mese di Febbraio è stato interamente curato da: Chiara Sani
 


Medita


Il brano di Daniele ci presenta Israele reso cosciente del suo peccato nella disperazione dell'esilio di Babilonia. E' stato disobbediente, malvagio, empio. E' rimasto nel suo peccato nonostante il richiamo dei profeti; ora vive tutta l'amarezza della sua condizione nella schiavitù e nel totale fallimento e riscopre il bisogno della misericordia e del perdono di Dio. La misericordia del Padre noi l'abbiamo conosciuta in Gesù, particolarmente nella sua incarnazione, passione, morte. In questo tempo penitenziale siamo educati a coniugare peccato e misericordia per non sentirci schiacciati fino alla disperazione. La certezza di essere amati anche se peccatori è fonte di conversione e di speranza.

La misericordia è un dono che deve essere partecipato da parte di quanti l'hanno sperimentato. La parola qui ci dice che la nostra vita di credenti è particolarmente luminosa, trasparenza del Dio misericordioso, se lo stesso atteggiamento sta alla base dei nostri rapporti. Siamo peccatori che incontrano dei fratelli peccatori; siamo dei figli che nel volto devono portare traccia della fisionomia del Padre. Il giudizio nasce facilmente; ma chi può giudicare il cuore del fratello? Il perdono è l'apice dell'amore; ma chi non ha bisogno di essere amato e perciò perdonato? Siamo dei poveri bisognosi; ma possiamo diventare ricchi solo se doniamo; solo l'Amore può farci ricchi.



Per Riflettere
 

Essere misericordiosi vuol dire essere capaci di iniziativa concreta e gratuita d'amore. Non basta certo una piagnucolosa compassione; necessita, come suggerisce anche il termine, una condivisione dei pesi dell'altro che comincia da uno sguardo d'amore.









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