Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
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MARTEDÌ 3 Marzo 2009
Vangelo secondo Matteo (6,7-15)
   
 


Ascolta


Pregando non sprecate parole come i pagani; essi credono di venir ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose abbiate bisogno, prima ancora che gliele chiediate.

Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.

Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.



Il mese di Febbraio è stato interamente curato da: Chiara Sani
 


Medita


È utile riprendere alcune indicazioni che precedono questo brano. Secondo i farisei, un giusto doveva distinguersi nell'elemosina, nella preghiera e nel digiuno; Gesù conferma. Ma precisa: i suoi non solo dovranno fare l'elemosina, pregare e digiunare, ma nel farlo dovranno essere guidati dal desiderio di piacere a Dio e non da quello di trarne lode dal prossimo. Per quanto riguarda la preghiera dovranno evitare l'ostentazione (è evidente una qualche analogia con la parabola del fariseo al tempio narrata da Luca (18,9 ss)). Cercare la lode degli uomini mostra che non si attende la ricompensa da parte del Padre. Una vera preghiera deve metterci in verità dinanzi a Lui, anche quando fossimo in mezzo alla folla; deve farci stare in atteggiamento filiale soprattutto con il cuore. E' lì che si deve dire: "Padre nostro" nella gioia e nella confidenza di essere figli.

La preghiera per eccellenza sboccia improvvisamente dopo un'introduzione che prescrive la sobrietà, in contrasto con il vaniloquio dei pagani che "credono di venir ascoltati a forza di parole" perché non conoscono il Padre e non sanno che egli "sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate". Seguono poi due versetti sul perdono fraterno, fondato sul cuore del Padre, possibile e vero solo se genera un atteggiamento conseguente alla conoscenza del Padre e della sua misericordia. Solo quelli che hanno capito cosa voglia dire essere figli possono pregare autenticamente, possono far crescere nel cuore il suo nome, il suo regno, la sua volontà.



Per Riflettere
 

La preghiera comunitaria presuppone e crea la comunità dei figli. Nasce nel cuore di ciascuno, "nel segreto", e diventa linguaggio comune. L'eccesso di parole, in cui cadiamo a volte nella preghiera personale e in quella comunitaria, sembra voler mascherare l'incapacità di " parlare al Padre come figli", e conduce all'illusione di dovergli strappare quanto le nostre forze non riescono a generare.









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