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Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18) Il Vangelo di ogni giorno con il commento
 

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Mercoledì 22 maggio 2013
Vangelo secondo Marco (9, 38-40)


Questo numero è stato curato da:
Mons. Enzo Lucchesini


Arcidiocesi di Pisa
Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi



nAscolta


In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva».
Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi».









Medita


Un brano evangelico brevissimo, dal quale avviare la riflessione. Intorno a Gesù c’è sempre molta gente e i discepoli a volte sono tentati di guardarla con diffidenza, specialmente quando sembra mettersi in concorrenza con il Maestro. Non tutti lo seguono in modo ordinato, con continuità, non tutti entrano nel loro gruppo. E poi, sono stati annunziati tempi particolarmente difficili. Secondo il racconto di Marco, suscita qualche interrogativo il comportamento di un tizio, che non è dei loro, eppure ripete i gesti del Maestro e con efficacia. Manifestando di credere nell’efficacia del “nome di Gesù” scaccia i demoni come un esorcista. È proprio quanto poco prima non sono stati capaci di compiere loro su quel ragazzo che hanno incontrato scendendo dal monte, il cui padre ha dovuto constatare: “Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo ma non ci sono riusciti”. La situazione si presenta non facile da interpretare. Il Maestro ha rimproverato la loro incapacità di credere; se l’esorcista crede, perché non entra anche lui nella sequela? Gesù fa notare: se può compiere un miracolo nel suo nome è evidente che questo potere gli è stato donato da lui, dunque… c’è un po’ di gelosia ingiustificata, c’è la presunzione di essere gli unici a credere solo perché l’hanno seguito? Qualche volta può accadere anche noi di pensare che il nostro modo di vivere la fede, o quello del gruppo, del movimento cui apparteniamo, sia l’unico giusto. Non sarebbe meglio pensare che chiunque fa del bene invocando il nome di Gesù deve essere considerato “dei nostri”?


Preghiamo

O Signore, tu ci insegni
che è presuntuoso giudicare
che il bene sia una nostra prerogativa,
quasi un possesso esclusivo, dipenda da noi.
Signore di tutto e di tutti,
liberaci dalle gelosie che ci dividono tra noi e da te.


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