Icone Greche Originali Serigrafia su Foglia OroIcone Greche Originali Serigrafia su Foglia OroIcone Greche Originali Serigrafia su Foglia OroIcone Originali Greche
Copie fedeli e austeri stile bizantino (Scuola Cretese – Teofanis) realizzate da padre Pefkis, agiografo diplomato dell’Accademia Ecclesiastica del Monte Santo (località Athos) con colori autentici e tradizionali con foglio dorato, su tela e legno invecchiato
/ Il Santo del Calendario:

Ascolta e Medita - Questo mese è stato curato da: Massimo Salni Arcidiocesi di Pisa Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi









Ogni Giorno una Riflessione Tratta dalla Regola di San BenedettoOgni Giorno Una Riflessione
Tratta dalla Regola di San Benedetto



Venerdì 1 luglio 2016
Am 8, 4-6.9-12; Sal 118
Vangelo secondo Matteo (9, 9-13)
Tempo ordinario
Salterio: prima settimana



Preghiera Iniziale


Sconta i tuoi peccati con l'elemosina
e le tue iniquità con atti di misericordia verso gli afflitti,
perché tu possa godere lunga prosperità.
(Deuteronomio 4, 24b)


Ascolta Vangelo


In quel tempo, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».





Medita


Il mese di luglio, con qualche brano tratto dal vangelo di Giovanni, ci offre la lettura feriale del vangelo di Matteo dal capitolo 9 fino ai primi versetti del capitolo 14. L'evangelista ci sarà compagno di viaggio per un lungo tratto: la Parola risuonerà forte e, inevitabilmente, scuoterà la nostra quotidianità. Come scossa fu quella dello stesso Matteo: la pericope di oggi, infatti, narra una chiamata. La sua.
Un uomo è oggetto di attenzione da parte del Maestro. Matteo è un pubblicano: non se la passa male. Ha un lavoro; possiede una casa; una abitazione capace di ospitare invitati ed una agiatezza complessiva che gli consente anche di offrire pasti e riposo. Probabilmente, frequentava persone che, come lui, non godevano di grande considerazione agli occhi di chi, come i farisei, rifiutavano tutto ciò che rendeva impura la fede in Dio. Era un pubblicano!
Chi era a contatto con tutti, chi maneggiava soldi (toccati da tutti) ed era anche per questo troppo vicino al potere di allora, cioè i romani, era detestato per motivi religiosi da parte di alcuni e molto di più da quella popolazione colpita dalle tasse. Matteo infatti riscuoteva le imposte. Chi gli stava accanto non poteva che essere pubblicano e peccatore.
Il brano ci mostra l'evangelista per due volte seduto. È la sua condizione naturale; seduto per ricevere le tasse e lasciare traccia scritta del pagamento effettuato. Ma l'incontro con l'Emmanuele stravolge la consuetudine umana. L'incontro con il Salvatore gli impone di alzarsi; è il Signore che lo chiama; e il Nazareno si siede a tavola con Matteo e con una parte di popolazione bandita da chi osserva le leggi di purità. Matteo deve abbandonare la sua condizione ed “alzarsi” per intraprendere un cammino di conversione.
Gesù provocò scandalo. Rivolgendosi ai peccatori, ed ancor più frequentandoli al punto da condividerne l'intimità che suscita un banchetto, lancia un messaggio forte anche a tutti noi.
Suscita la gioia; quella che scaturisce dal periodo di grazia dell'Anno Santo della Misericordia. Ne ha beneficiato anche Matteo. Ne potremo beneficiarne anche noi.




Per Riflettere


Matteo non è l'unico ad esercitare un lavoro mal giudicato da altri. È vero che la sua professione era occasione di soprusi e prevaricazioni che lo rendevano inviso non solo agli ebrei più osservanti.
Gesù, come nel suo stile, non condanna il peccatore ma il peccato. La vera colpa di Matteo, come la nostra, è di pretendere più del dovuto. Quando capita di subire questa situazione (perché se lo facciamo noi, le cose cambiano) siamo i primi a lamentarci di come va il mondo. In realtà, va come noi vogliamo che vada. Va, troppo spesso, senza seguire il Maestro, ricco di misericordia.






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