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Il Santo del Calendario:

NOVENA A SAN BENEDETTO DA NORCIA NOVENA A SAN BENEDETTO DA NORCIA
dal 2 al 10 luglio per la sua festa come patrono d'Europa l'11 luglio

O Dio vieni a salvarmi; Signore, vieni presto in mio aiuto. Gloria al Padre...

Sequenza allo Spirito Santo.
Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce. Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori. Consolatore perfetto, ospite dolce dell'anima, dolcissimo sollievo. Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto, conforto. O luce beatissima, invadi nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli. Senza la tua forza, nulla è nell'uomo, nulla senza colpa.
Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato. Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni. Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna. Amen. Manda il tuo Spirito e sarà una nuova creazione. E rinnoverai la faccia della terra.
Segue Cliccami: Novena a San Benedetto da Norcia


Questo mese è stato curato da:

Massimo Salani


Arcidiocesi di Pisa
Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi
Domenica 20 luglio 2014
secondo Matteo (13,24-43)










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Ascolta


In quel tempo, Gesù espose alla folla un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».
Espose loro un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell'orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un'altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».


Medita


Il brano di questa domenica è tratto dal capitolo 13 del vangelo di Matteo. È la seconda pericope (la terza la troveremo domenica prossima) ricavata dal “Discorso delle parabole”. Come la prima di domenica scorsa, anche questa pericope contiene il messaggio del Maestro presentato sotto la forma della parabola.
In realtà, il lungo testo dell'evangelista contiene tre racconti con la spiegazione della prima e più nota parabola: il noto brano del campo di grano infestato dalla zizzania è innanzitutto narrato e poi reso comprensibile agli ascoltatori. E poiché incontreremo le ultime due parabole lunedì 28 luglio, cerchiamo ora di meditare sulla prima, facilitati, appunto, dalla stessa Parola di Dio che ci permette di cogliere il significato proposto dal Salvatore. La cornice dove si colloca la parabola è quella dei discorsi sul Regno, ma proietta le parole del Maestro sullo sfondo escatologico, cioè quello degli ultimi tempi.
Protagonisti sono il seminatore e il suo nemico. Entrambi hanno un seme gettare che non è lo stesso: lo scopriamo quando, al tempo della crescita, si registrano steli diversi. Grano e zizzania abitano lo stesso campo, ma sono il frutto di semi diversi, gettati da mani diverse. Cosa farà il proprietario del terreno?
-1 Il Nazareno, sollecitato dai discepoli, spiega lui stesso il significato delle sue parole: la Chiesa / campo è una comunità di persone abitata da peccatori / zizzania e da meno peccatori / grano. Questi ultimi non possono arrogarsi il diritto di estirpare i primi, piuttosto a loro viene richiesto di porsi al servizio dei più deboli per testimoniare uno stile diverso. Operare e pregare l'avvento del Regno significa, innanzitutto, accettare le nostre fragilità e porle nelle mani del Crocifisso perché le trasformi in strumenti per aiutare gli altri. È vivere le parole di Pietro quando scrive per amarvi sinceramente come fratelli, amatevi intensamente di vero cuore, gli uni gli altri (1 Pt 1, 22). Gesù stesso diceva di “amare i nostri nemici”.
Il Salvatore ci chiede, così, di correre il rischio di mischiarci con tutti, di non escludere nessuni, di coabitare con tutti. Spetterà a Lui, alla fine, tirare le somme. Non a noi.


Per Riflettere


Siamo in grado di distinguere il grano dalla zizzania? Ci sentiamo più grano o zizzania? Forse per aiutarci a rispondere occorrerebbe l'umiltà di frequentare maggiormente il sacramento della riconciliazione e portare davanti al Redentore tutta la nostra zizzania. Che diventerà grano, per grazia divina. Non per merito nostro.



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L’Opera maggiore di Maria Valtorta ha avuto quattro edizioni e numerose ristampe.La prima edizione, intitolata “Il poema dell’Uomo-Dio”, era in 4 grossi volumi e fu pubblicata dal 1956 al 1959: un volume all’anno. Il primo dei 4 volumi ebbe una ristampa.

La seconda edizione, in 10 volumi, uscì dal 1961 (anno di pubblicazione del primo volume) al 1967 (anno di pubblicazione del decimo volume). Tutti i volumi furono continuamente ristampati fino all’anno 1992. Più volte venne cambiata la grafica di copertina. La terza edizione, in 10 volumi, ha cambiato il titolo dell’Opera da “Il poema dell’Uomo-Dio” a “L’Evangelo come mi è stato rivelato”. È uscita dal 1993 (anno di pubblicazione dei primi quattro volumi) al 1998 (anno di pubblicazione dell’ultimo volume). Tutti i volumi sono stati ristampati più volte fino all’anno 2001. La quarta edizione, in 10 volumi, è uscita per intero nell’anno 2001. È in commercio con ristampe continue.



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