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Il Santo del Calendario:

Questo numero è stato curato da: Gigi Avanti

Arcidiocesi di Pisa
Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi
Venerdì 28 giugno 2013
Vangelo secondo Matteo (8, 1-4)











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Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì. Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita. Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».


Medita


L’evangelista prosegue nel suo compito di dimostrare ai sospettosi giudei del suo tempo la messianicità di Gesù. E lo fa passando dalle parole ai fatti, raccontando cioè una serie di “miracoli” in grado, da soli, di attestare senza ombra di dubbio la verità assoluta del suo affermarsi come Messia. Per inciso, è bene ricordare che di questi segni “dimostrativi” della sua messianicità il vangelo ne elenca soltanto una trentina, sebbene in altri passi si faccia cenno ad una attività taumaturgica esercitata da Gesù in maniera costante e quasi di routine. Questa parsimonia del vangelo e anche di Matteo, in questo caso, nel narrare senza dovizia di particolari o enfasi letteraria i fatti miracolosi attestanti la veridicità della sua messianicità, vuole lanciare essa stessa un messaggio chiaro ai giudei, responsabili di aver incriminato Gesù per “falsa testimonianza”. È come se Matteo volesse rinfacciare ai suoi connazionali per il granchio che avevano preso nell’essersi aspettato un Gesù “spettacolare”, capace di produrre “effetti speciali” per convincerli a credere, in luogo del Gesù, mite e umile di cuore. Gesù, tra l’altro, aveva già rintuzzato la tentazione della “spettacolarità” quando nel deserto Satana lo invitò a “buttarsi dalla guglia del Tempio per fare colpo” così tutti gli avrebbero creduto… La spettacolarità lascia a bocca aperta, ma lascia il cuore chiuso. Gesù aveva di mira semplicemente di far capire che il Regno di Dio porta salvezza e redenzione dal male in maniera silenziosa e invisibile, da dentro il cuore dell’uomo e non da fuori. Stupisce, anche, che i miracoli più eclatanti, appunto perché narrati in maniera non eclatante, avvengano prevalentemente a favore di persone gravemente malate (sordi, ciechi, muti, posseduti da Satana, storpi… perfino morti). Gesù, con queste guarigioni istantanee lancia due messaggi: il primo, che malattia e punizione divina per un possibile male commesso non sono interpretabili in termini di causa – effetto, come era nella mentalità religiosa deviata di allora e il secondo che malattia e morte non hanno l’ultima parola. A patto che si creda “veramente”. Infatti stupisce, che sia proprio e sempre la fede a scatenare la forza taumaturgica di Gesù, come nel caso del lebbroso del brano di oggi: “Signore, se vuoi, tu puoi mondarmi!”. Che bel modo di pregare… che tira la volata a un altro “se vuoi”: “Amico, se vuoi, tu puoi seguirmi”. Il miracolo sta in quella fede “preventiva” che lo precede. E questo potrebbe indurre i “cercatori di prove” a decidersi a credere prima di completare l‘album delle figurine della raccolta delle prove… Infine Gesù raccomanda di andare a presentarsi ai sacerdoti perché visionino il miracolo avvenuto e a pagare la tassa per la riammissione nella comunità (infatti la legge mosaica bandiva i lebbrosi dalla comunità ritenendo la lebbra un preciso castigo di Dio per le sue colpe commesse); ancora una prova che Gesù non teneva al suo successo di taumaturgo, ma teneva a che questo miracolo potesse servire come “testimonianza per loro”… affinché si decidessero una buona volta a decidersi a credere.


Preghiamo

O Dio, che al vescovo sant'Ireneo hai dato la grazia di confermare la tua Chiesa nella verità e nella pace, fa' che per sua intercessione ci rinnoviamo nella fede e nell'amore, e cerchiamo sempre ciò che promuove l'unità e la concordia. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
(dalla liturgia)


PREGHIERE:

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