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Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
Il Vangelo di ogni giorno con il commento





SABATO 30 Gennaio 2010
Vangelo secondo Marco (4,35-41)
   

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In quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: "Passiamo all'altra riva". E lasciata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: "Maestro, non t'importa che moriamo?". Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: "Taci, calmati!". Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: "Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?".

E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: "Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?".


Il mese di Dicembre è stato interamente curato da: Maila Dell'Unto


Medita


Gesù sale sulla barca insieme ai sui discepoli, è sera, si sta facendo buio. Ad un tratto il mare si agita per la tempesta, il Signore sembra ignorare il pericolo, dorme, come se nulla fosse. I discepoli, invece, vengono subito presi dalla paura e lo chiamano, stupiti del fatto che lui non si preoccupi. Gesù allora, comanda al vento e al mare perché ritorni la calma. Ma lo stupore dei discepoli aumenta: sono increduli di fronte a tanto potere, come può un uomo comandare agli elementi della natura e saperli controllare? La fede è ancora vacillante, la persona di Gesù è un mistero troppo grande che sconvolge ogni schema umano.

Questo brano che racconta la tempesta sul mare di Galilea, non a caso segue i brani dei giorni scorsi dove Gesù parla in parabole e, soprattutto, parla del regno di Dio.
Nonostante le parole che gli apostoli avevano udito, nonostante la loro vicinanza a Gesù, lo stupore per i miracoli compiuti, la ricchezza delle sue parabole, ancora il loro cuore è incapace di comprendere, di aprirsi alla verità del Signore.
Ma noi, uomini e donne di oggi, non abbiamo il diritto di stupirci di fronte al comportamento degli apostoli, perché, in realtà è anche il nostro comportamento.
Ascoltiamo la parola di Dio nella messa, la leggiamo, eppure resta parola scritta e non diventa mai parola vissuta. Come se il divario fra il vangelo e la vita fosse incolmabile, come se quello che Gesù ha fatto e detto, non potesse essere trasferito nella realtà di tutti i giorni. Per questo non siamo capaci di vere i miracoli quotidiani che egli fa nella nostra vita, non siamo in grado di cogliere i segni della sua presenza amorevole e incessante, e ci affanniamo nelle tempeste della vita come se fossimo soli e indifesi, come se Dio non esistesse.


Per Riflettere

La paura è solo la lontananza dal Signore, vicino a lui non c'è niente di cui poter avere timore.


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