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"La famiglia, dono e impegno, speranza dell'umanità"
La Famiglia nel Sentimento e nelle Parole di Giovanni P. II


Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
Il Vangelo di ogni giorno con il commento




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VENERDÌ 4 Febbraio 2011
Vangelo secondo Marco (6,14-29)


Il mese di Gennaio è stato interamente curato da:
Maila Dell'Unto, Luigi Cioni,
Barbara Pandolfi e Beatrice Taddei



Ascolta


Il re Erode sentì parlare di Gesù, poiché intanto il suo nome era diventato famoso. Si diceva: "Giovanni il Battista è risuscitato dai morti e per questo il potere dei miracoli opera in lui". Altri invece dicevano: "E' Elia"; altri dicevano ancora: "E' un profeta, come uno dei profeti". Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: "Quel Giovanni che io ho fatto decapitare è risuscitato!".
Erode infatti aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, che egli aveva sposata. Giovanni diceva a Erode: "Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello". Per questo Erodìade gli portava rancore e avrebbe voluto farlo uccidere, ma non poteva, Erode temeva Giovanni, sapendolo giusto e santo, e vigilava su di lui; e anche se nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode per il suo compleanno fece un banchetto per i grandi della sua corte, gli ufficiali e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla ragazza: "Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò". E le fece questo giuramento: "Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno". La ragazza uscì e disse alla madre: "Che cosa devo chiedere?". Quella rispose: "La testa di Giovanni il Battista". Ed entrata di corsa dal re fece la richiesta dicendo: "Voglio che tu mi dia subito su un vassoio la testa di Giovanni il Battista". Il re divenne triste; tuttavia, a motivo del giuramento e dei commensali, non volle opporle un rifiuto. Subito il re mandò una guardia con l'ordine che gli fosse portata la testa. La guardia andò, lo decapitò in prigione e portò la testa su un vassoio, la diede alla ragazza e la ragazza la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputa la cosa, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Lectio Divina sul Vangelo della Domenica Lectio Divina
sul Vangelo della Domenica a cura di fra Vincenzo Boschetto

Medita


L'episodio di Erode e Salomè è sicuramente uno dei più particolari del vangelo di Marco. L'evangelista vuol dare, con il racconto della morte del Battista, il senso del peccato commesso da Erode, peccato non dettato da una sua volontà propria, e non tanto per suo odio verso Giovanni, quanto piuttosto per l'orgoglio di aver ormai dato la parola alla figliastra e quindi non poter più tornare indietro.
Il re è dunque un uomo debole, succube, un uomo senza alcun senso morale.
Mostrando questo personaggio così meschino, Marco riesce così ad esaltare la purezza morale di Giovanni Battista che aveva osato gridare a gran voce l'adulterio di Erode ed Erodiade.

Giovanni Battista, il precursore, aveva portato, fra la sua gente, una predicazione così profonda e rivoluzionaria, da essere visto, subito, come un grande personaggio, affiancabile al nome del profeta Elia, addirittura capace di resuscitare dai morti.
Certamente la figura del Battista ha un ruolo davvero determinante per comprendere poi la grandezza e la bellezza della missione di Gesù. Giovanni pone la linea di confine fra il vecchio e il nuovo, fra una concezione di peccato ancora legata al fare pratico, ed una concezione invece in cui entra in gioco l'anima, la profondità dell'essere umana, la sua vera essenza.

Per Riflettere


Comprendere la missione del Battista, significa comprendere appieno anche la missione di Gesù



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