Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
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SABATO 21 Febbraio 2009
Vangelo secondo Marco (9,2-13)
   
 


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Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù. Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: "Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!". Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. Poi si formò una nube che li avvolse nell'ombra e uscì una voce dalla nube: "Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!". E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risuscitato dai morti. Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti. E lo interrogarono: "Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?". Egli rispose loro: "Sì, prima viene Elia e ristabilisce ogni cosa; ma come sta scritto del Figlio dell'uomo? Che deve soffrire molto ed essere disprezzato. Orbene, io vi dico che Elia è già venuto, ma hanno fatto di lui quello che hanno voluto, come sta scritto di lui".




Il mese di Febbraio è stato interamente curato da: Chiara Sani
 


Medita


La trasfigurazione viene proposta più volte alla nostra meditazione nel corso dell'anno liturgico ed ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella storia del pensiero cristiano. Un mosaico risalente al VI secolo e raffigurante questo episodio del Vangelo si trova nell'abside della chiesa di S. Caterina sul Sinai, nel monastero fatto edificare dall'imperatore Giustiniano e che è stato il più grande centro dell'esicaismo orientale. Gli esicasti erano monaci che ricercavano uno spazio di deserto e di solitudine del cuore in cui poter contemplare il volto di Dio. I discepoli sul Tabor hanno fatto questa esperienza: in un luogo in disparte, provano l'amerimnìa cioè il mettere da parte affanni e preoccupazioni per godere solo della luce, dello splendore che promanano dal volto glorioso del Cristo-Dio.

Il grande esicasta Climaco così scrive nella sua "Scala del Paradiso"(27.185): "L'esichia consiste nello stare in continua adorazione del Signore, sempre alla sua presenza, con il ricordo di Gesù sempre aderente al proprio respiro, allora potrai toccare con mano i vantaggi dell'esichia". Entrare nel cuore di Dio è il fine del vero esicasta. E' fare esperienza della luce taborica, di un Gesù che si rivela bellezza, abisso di serenità e di amore.


Per Riflettere
 

Cerco spazi di deserto per pormi in adorazione di Gesù?





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