Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
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DOMENICA 15 Febbraio 2009
Vangelo secondo Marco (1,40-45)
   
 


Ascolta


In quel tempo, venne a Gesù un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: "Se vuoi, puoi guarirmi!".
Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: "Lo voglio, guarisci!". Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: "Guarda di non dir niente a nessuno, ma va', presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro."
Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.



Il mese di Febbraio è stato interamente curato da: Chiara Sani
 


Medita


Molti gli spunti di riflessione di questo brano, ne accenniamo solo alcuni. L'uomo è fatto "a immagine e somiglianza di Dio", la lebbra lo sottrae a questa somiglianza, lo sfigura togliendogli dignità e rendendolo reietto. Gesù agisce sulla lebbra fisica e su quella morale, il suo tocco ridà all'uomo la sua primitiva bellezza, la sua somiglianza col Creatore. Alla fine del brano, è Gesù a compiere il percorso inverso rispetto al lebbroso: quello, guarito, ritorna nel consorzio umano, Gesù si fa emarginato al suo posto, fugge in luoghi deserti e se ne sta fuori della città, quasi ad anticipare il momento in cui, crocifisso, perderà Lui, per salvare noi tutti, bellezza e dignità (cfr. Is 53,3: "Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima").

Gesù ci tocca ancora oggi, ci guarisce ancora oggi, ancora non ha orrore e disprezzo di noi, ma ci continua a salvare. Da lui continua ad uscire quella "forza che sanava tutti" (Lc 6,19).


Per Riflettere
 

Spesso ci sentiamo insoddisfatti di noi, del nostro agire, macchiati dalla colpa, ma non abbiamo l'umiltà del lebbroso di gridare: "Se vuoi, Gesù, puoi guarirmi!".





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