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Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
Il Vangelo di ogni giorno con il commento





VENERDÌ 5 Febbraio 2010
Vangelo secondo Marco (6,14-29)
   

Ascolta


Il re Erode sentì parlare di Gesù, poiché intanto il suo nome era diventato famoso. Si diceva: "Giovanni il Battista è risuscitato dai morti e per questo il potere dei miracoli opera in lui". Altri invece dicevano: "È Elia"; altri dicevano ancora: "È un profeta, come uno dei profeti". Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: "Quel Giovanni che io ho fatto decapitare è risuscitato!". Erode infatti aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, che egli aveva sposata. Giovanni diceva a Erode: "Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello". Per questo Erodìade gli portava rancore e avrebbe voluto farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo giusto e santo, e vigilava su di lui; e anche se nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio, quando Erode per il suo compleanno fece un banchetto per i grandi della sua corte, gli ufficiali e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla ragazza: "Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò". E le fece questo giuramento: "Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno". La ragazza uscì e disse alla madre: "Che cosa devo chiedere?". Quella rispose: "La testa di Giovanni il Battista". Ed entrata di corsa dal re fece la richiesta dicendo: "Voglio che tu mi dia subito su un vassoio la testa di Giovanni il Battista". Il re divenne triste; tuttavia, a motivo del giuramento e dei commensali, non volle opporle un rifiuto. Subito il re mandò una guardia con l'ordine che gli fosse portata la testa. La guardia andò, lo decapitò in prigione e portò la testa su un vassoio, la diede alla ragazza e la ragazza la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputa la cosa, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Il mese di Febbraio è stato interamente curato da: Chiara Sani


Medita


Il brano, lungo e complesso, ci suggerisce sempre mille riflessioni, ma vorrei coglierne soltanto alcune che mi sembrano particolarmente interessanti. Erode è un uomo che rifiuta la salvezza che pure poteva essere a portata di mano: ascolta volentieri la voce (Giovanni è la Voce che precede la Parola) del profeta, ne prova perplessità perché troppo imbevuto di peccato, ma non la rifugge, anzi talvolta la gusta con piacere e forse sente qualcosa sciogliersi dentro il cuore, ne prova timore (ma non c'è forse bisogno del santo timor di Dio?) e addirittura "vigila" che Erodiade, più cinica e sfrontata, non colpisca colui che sa santo e giusto agli occhi di Dio. Perché non va fino in fondo? Perché teme i rispetti umani, la "figuraccia" davanti ai suoi cortigiani, è paralizzato dall'orgoglio e dall'ambiente corrotto e lascivo che lo attornia. La scena si chiude sul sepolcro di Giovanni, prefigurazione di ben altro sepolcro, quello da cui, la Notte delle notti, l'alba di Pasqua, verrà la Salvezza, la Luce, la Vita per tutti coloro che, al contrario di Erode, hanno amato più la verità che la vanagloria, più la giustizia che la considerazione umana.

Per Riflettere

Lascio agire la Parola di Dio nel mio cuore, mi apro ai suoi rimproveri ed alle sue proposte oppure, come Erode, le oppongo un cuore di pietra e mi lascio sviare, allontanare, ingannare?


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