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Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
Il Vangelo di ogni giorno con il commento





MARTEDÌ 15 Dicembre 2009
Vangelo secondo Matteo (21,28-32)
   

Ascolta


Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: " Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna". Ed egli rispose: " Non ne ho voglia". Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: "Sì, signore". Ma non vi andò.

Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?". Risposero: "Il primo". E Gesù disse loro: " In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.

Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli".




Il mese di Dicembre è stato interamente curato da: Mons.Enzo Lucchesini Vicario Episcopale per la vita Consacrata


Medita


Mentre la contestazione da parte dei "principi dei sacerdoti" e degli "anziani del popolo", in pratica delle guide di Israele, si fa sempre più aperta e dura, Gesù racconta questa parabola semplice ed essenziale. E' la prima di tre che cercano di dare spiegazione al fatto che quanti avrebbero dovuto riconoscerlo e accoglierlo, in realtà l'hanno rifiutato. Alcuni rappresentanti delle due categorie citate hanno interrogato Gesù sulla fonte della sua autorità: domanda inutile visto che comunque hanno deciso di non riconoscerla. Questi uomini che pretendono di essere giusti, si sentono ora dire: i peccatori sono migliori di voi. Infatti sanno ripensare la loro vita e aprirla all'opera di Dio, voi rimanete nella vostra ipocrisia. E' una risposta che interessa gli ascoltatori di ogni tempo, anche noi, e li invita ad una revisione della loro vita di fede. Può accadere in ogni tempo che uomini ritenuti giusti, all'apparenza davvero tali, credenti, praticanti, rifiutino di abbandonarsi alla parola con tutto il cuore; accade pure che peccatori che l'avevano rifiutata, vengano resi nuovi dall'accoglienza del vangelo.

E' più importante dire: io sono cristiano, o vivere da cristiano? Le parole o le opere? E' stato detto: è meglio non dirsi cristiano ed esserlo, che dirsi e non esserlo! Nel nostro tempo, nella vita pubblica, dove gli esempi fanno nascere più imitatori, troviamo che per troppi è diventato assai comune dire: io sono cristiano, magari anche per coltivare interessi personali o di gruppo, per mettersi dietro un paravento che da' sicurezza. Così c'è chi dice di difendere la famiglia costruita secondo il Vangelo e poi non accetta un matrimonio unico, fedele, fecondo; chi parla di verità e con gran disinvoltura racconta più bugie di un venditore di piatti, perché è più utile; chi parla di giustizia e non si mostra affatto interessato dei bisogni o dei diritti dell'altro. Ma la presenza dello Spirito Santo continua a manifestarsi nel fatto che continuino ad esserci "pubblicani e prostitute" che si aprono al suo soffio, si pentono e credono.


Per Riflettere

Vedendo la sua vita ed ascoltando il Battista, c'è chi comincia a credere e chi lo rifiuta, perché seguirlo sarebbe più scomodo. Così accade davanti al Vangelo. E chi vede noi? A quale dei due fratelli assomigliamo?



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