Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
Il Vangelo di ogni giorno con il commento



DOMENICA 21 Dicembre 2008
IV Domenica di Avvento
Vangelo secondo Luca (1,26-38)
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Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te". A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine".
Allora Maria disse all'angelo: "Come è possibile? Non conosco uomo". Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio ". Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". E l'angelo partì da lei.




Il mese di Novembre è stato interamente curato da: Maila Dell'Unto
 


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Il testo lo abbiamo già commentato ieri; possiamo aggiungere solo alcune altre considerazioni testuali. Abbiamo già detto che la precedente annunciazione avviene a Zaccaria, il padre, e non alla madre. Questo mostra fin dall'inizio l'eccezionalità di Maria. L'evangelista si preoccupa immediatamente di dei verla come Vergine per mostrare subito che in quel momento si sta avverando ciò che il Signore aveva promesso per mezzo del profeta Isaia. La profezia si completerà quando Gesù stesso tornerà a Nazareth e proclamerà "l'anno di grazia del Signore".

Siamo i servi del Signore. A questa verità, spesso detta anche di fronte alla comunità, siamo tutti abituati, ma quanta verità vi è contenuta? Quanto della nostra vita è servizio? Fin dalle origini della fede di Israele l'intervento di Dio si caratterizza come un passaggio dalla schiavitù (all' Egitto, agli oppressori, ma anche alla carne e alle cipolle) al servizio, alla libera scelta di un Dio che guida il suo popolo verso una terra promessa e forse mai raggiunta; nelle parole di Gesù: verso il Regno di Dio.





Per Riflettere
 

Siamo capaci di vero servizio? Siamo abituati a considerare la nostra fede come un metterci di fronte al Signore e chiedergli luce per la nostra strada?






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