Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
Il Vangelo di ogni giorno con il commento



GIOVEDÌ 18 Dicembre 2008
Vangelo secondo Matteo (1,18-24)
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Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati".
Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore




Il mese di Novembre è stato interamente curato da: Maila Dell'Unto
 


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Il cammino che la liturgia ci propone ci avvicina sempre più al Santo Natale e ci fa riflettere sui brani dei vangeli dell'infanzia negli unici due vangeli in cui li possiamo trovare; quello di Matteo, in piccola parte, e il Vangelo di Luca cui dobbiamo la maggior parte delle nostre conoscenze. E come prima cosa ci propone un annunciazione, non quella a Maria o a Zaccaria che verranno nei giorni a seguire, ma a Giuseppe, l'ombra del Padre, come è stato definito. A Lui immediatamente di chiede di andare oltre la legge, cosa che era già disposto a fare essendo "giusto", e di abbracciare immediatamente la dimensione dell'amore. La citazione di Isaia riportata è un ulteriore conferma della messianicità del Cristo, fatta ad uso dei lettori ebrei, ma anche una conferma che Dio ci ama: Dio è con noi. Lo aveva promesso a Mosè, lo aveva promesso a Isaia; adesso le promesse si sono realizzate.

E' bellissimo notare come tutto il Vangelo di Matteo, fin dalle prime battute riesca ad inserire, tra le righe, in un contesto tipicamente ebraico e tradizionale, la necessità , addirittura l'urgenza di un cambiamento di mentalità. E' curioso che Giuseppe sia definito "giusto" proprio perché vuole trasgredire la legge del Signore. E postulata in questo modo suggestivo la necessità di andare oltre le dinamiche di una legge che regoli i nostri rapporti in base a regole di giustizia umana: la giustizia di Dio supera tutto questo, in una logica di amore, dell'accoglienza della vita, del perdono e, magari, dello Spirito Santo.





Per Riflettere
 

Nei nostri rapporti quotidiani siamo capaci di andare oltre la dimensione della pura giustizia per aprirci alla logica dell'amore di Dio?






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