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Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18) Il Vangelo di ogni giorno con il commento
 

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Mercoledì 3 aprile 2013
Vangelo secondo Luca (24, 13-35)


Questo numero è stato curato da:
Lorenzo Aristei, Riccardo Ascani, Massimo Bellini, Sandra Biasci, Maria Chiara Bozzolato, Anna Maria Carosi, Agostino Cerrai, Giovanni Coscetti, Paola Lombardi, Maria Cristina Masi, Federico Nannipieri, Tiziana Trivella, Cristina Valtriani , Maurizio Guidato e Giovanni Mascellani


Arcidiocesi di Pisa
Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi



Ascolta


Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana], due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.









Medita


La gioia della resurrezione infiammi i nostri cuori.
È fondamentale la “frazione del pane”. Questo rito, tipico della cena ebraica è stato utilizzato da Gesù quando benediceva e distribuiva il pane come capo della mensa, in particolare durante l’ultima Cena. Da questo gesto i discepoli di Emmaus lo hanno riconosciuto dopo la sua risurrezione e con questa espressione i cristiani designeranno le loro assemblee nei primi secoli. Con ciò significando che, mangiando dell’unico pane spezzato entriamo in Comunione con Cristo e con lui e in lui formiamo un solo corpo.
Ai discepoli di Emmaus Gesù risorto domanda (“Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?”), rimprovera (“Stolti e lenti di cuore… non bisognava che il Cristo patisse…?), insegna (“…spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui…'') e si manifesta (“… a tavola con loro prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro…”). Infine scompare, ma lasciando “ardere il cuore nel petto”.
E poiché anche a noi, discepoli di 2000 anni dopo, il cuore brucia nel petto, non resta che agire secondo l’esortazione di San Paolo ai Corinti: “Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate alcun’altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio”, per diffondere la buona novella della resurrezione del Signore, affinché tutti “siano salvati”.



Per Riflettere



Sento come mio preciso dovere di cristiano quello della “nuova evangelizzazione” del mondo post-cristiano? Quello che faccio, fosse anche la cosa più stupida e banale, lo faccio per la gloria di Dio?




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