Il Volto dell’Umile - Isacco di Ninive



Salmo 80 (79) - Preghiera per la rinascita d'Israele

[1] Al maestro del coro. Su «Il giglio della testimonianza». Di Asaf. Salmo.
[2] Tu, pastore d’Israele, ascolta,
tu che guidi Giuseppe come un gregge.
Seduto sui cherubini, risplendi
[3] davanti a Èfraim, Beniamino e Manasse.
Risveglia la tua potenza
e vieni a salvarci.
[4] O Dio, fa’ che ritorniamo,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.
[5] Signore, Dio degli eserciti,
fino a quando fremerai di sdegno
contro le preghiere del tuo popolo?
[6] Tu ci nutri con pane di lacrime,
ci fai bere lacrime in abbondanza.
[7] Ci hai fatto motivo di contesa per i vicini
e i nostri nemici ridono di noi.
[8] Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.
[9] Hai sradicato una vite dall’Egitto,
hai scacciato le genti e l’hai trapiantata.
[10] Le hai preparato il terreno,
hai affondato le sue radici
ed essa ha riempito la terra.
[11] La sua ombra copriva le montagne
e i suoi rami i cedri più alti.
[12] Ha esteso i suoi tralci fino al mare,
arrivavano al fiume i suoi germogli.
[13] Perché hai aperto brecce nella sua cinta
e ne fa vendemmia ogni passante?
[14] La devasta il cinghiale del bosco
e vi pascolano le bestie della campagna.
[15] Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
[16] proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.
[17] È stata data alle fiamme, è stata recisa:
essi periranno alla minaccia del tuo volto.
[18] Sia la tua mano sull’uomo della tua destra,
sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte.
[19] Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.
[20] Signore, Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.


Commento al Salmo


Il salmo venne scritto quando ancora l’arca non era distrutta, il che avvenne con la distruzione di Gerusalemme. Probabilmente è stato scritto dopo la presa di Samaria da parte dell’Assiro Sargon (721), e dopo che Gerusalemme, assediata dall’Assiro Sennacherib dopo la devastazione della Giudea, rimase indenne (701). Questo evento fece risaltare la potenza di Dio nel suo tempio di Gerusalemme, e rese sensibile la Samaria verso Gerusalemme, cosa che permetterà l’azione riformista di Giosia (640-609) anche in territorio Samaritano. Il salmista è un pio Israelita delle tribù del nord (Samaria) che desidera che le tribù di Efraim, Beniamino e Manasse siano benedette da Dio, la cui gloria sta sui cherubini dell’arca, posta nel tempio di Gerusalemme; desidera la fine dello scisma samaritano: “Seduto sui cherubini, risplendi davanti a Efraim, Beniamino e Manasse. Risveglia la tua potenza e vieni a salvarci”.
A Dio, che guida Giuseppe “come un gregge”, il salmista chiede di manifestare nuovamente quella potenza che esercitò quando fece uscire “Giuseppe” dall’Egitto; intendendo per Giuseppe tutto Israele, finito in Egitto proprio a partire da lui (Gn 37,38).
Egli attraverso la bella immagine della vigna rievoca la storia di Israele: “Hai sradicato un vite dall’Egitto…”. Questa vite curata da lui ha esteso i suoi rami fino al Mediterraneo e fino al Libano: “La sua ombra copriva le montagne e i suoi rami i cedri più alti. Ha esteso i suoi tralci fino al mare, arrivavano al fiume i suoi germogli”. “Il fiume”, è l’Eufrate. Esso era lontano dalla Terra Promessa, ma indica fin dove giungeva l’influenza di Israele.
Il salmista è stordito di fronte alle sventure che si sono abbattute su Israele: “Signore, Dio degli eserciti, fino a quando fremerai di sdegno contro le preghiere del tuo popolo?”; “Perché hai aperto brecce nella sua città e ne fa vendemmia ogni passante ?”, ma non desiste dalla preghiera e invoca Dio, “Dio degli eserciti”, perché forte in battaglia per difendere i suo popolo: “Dio degli eserciti, ritorna! Guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna, proteggi quello che la tua destra ha piantato, il figlio dell'uomo che per te hai reso forte”.
Il salmista riconosce la dinastia di Davide e ha la speranza che il re di Gerusalemme saprà risollevare le sorti di Israele, costui al presente era Ezechia (716-687): “Sia la tua mano sull’uomo della tua destra, sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte”, ma nel futuro sarà il Cristo. Quell’uomo reso forte è ora ogni pontefice, ogni vescovo, ogni sacerdote, ogni diacono, ogni fedele, che tutti sono uno, nell’uno che è la Chiesa, corpo mistico di Cristo, e che si adoperano per portare nel mondo la vera pace, cioè Cristo.

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