Diario della Preghiera - Teofane il Recluso

Il Volto dell’Umile - Isacco di Ninive



Salmo 74 (73) - Lamento dopo il saccheggio del tempio

[1] Maskil. Di Asaf.
O Dio, perché ci respingi per sempre,
fumante di collera
contro il gregge del tuo pascolo?
[2] Ricòrdati della comunità
che ti sei acquistata nei tempi antichi.
Hai riscattato la tribù che è tua proprietà,
il monte Sion, dove hai preso dimora.
[3] Volgi i tuoi passi a queste rovine eterne:
il nemico ha devastato tutto nel santuario.
[4] Ruggirono i tuoi avversari nella tua assemblea,
issarono le loro bandiere come insegna.
[5] Come gente che s’apre un varco verso l’alto
con la scure nel folto della selva,
[6] con l’ascia e con le mazze
frantumavano le sue porte.
[7] Hanno dato alle fiamme il tuo santuario,
hanno profanato e demolito la dimora del tuo nome;
[8] pensavano: «Distruggiamoli tutti».
Hanno incendiato nel paese tutte le dimore di Dio.
[9] Non vediamo più le nostre bandiere,
non ci sono più profeti
e tra noi nessuno sa fino a quando.
[10] Fino a quando, o Dio, insulterà l’avversario?
Il nemico disprezzerà per sempre il tuo nome?
[11] Perché ritiri la tua mano
e trattieni in seno la tua destra?
[12] Eppure Dio è nostro re dai tempi antichi,
ha operato la salvezza nella nostra terra.
[13] Tu con potenza hai diviso il mare,
hai spezzato la testa dei draghi sulle acque.
[14] Tu hai frantumato le teste di Leviatàn,
lo hai dato in pasto a un branco di belve.
[15] Tu hai fatto scaturire fonti e torrenti,
tu hai inaridito fiumi perenni.
[16] Tuo è il giorno e tua è la notte,
tu hai fissato la luna e il sole;
[17] tu hai stabilito i confini della terra,
l’estate e l’inverno tu li hai plasmati.
[18] Ricòrdati di questo:
il nemico ha insultato il Signore,
un popolo stolto ha disprezzato il tuo nome.
[19] Non abbandonare ai rapaci la vita della tua tortora,
non dimenticare per sempre la vita dei tuoi poveri.
[20] Volgi lo sguardo alla tua alleanza;
gli angoli della terra sono covi di violenza.
[21] L’oppresso non ritorni confuso,
il povero e il misero lodino il tuo nome.
[22] Àlzati, o Dio, difendi la mia causa,
ricorda che lo stolto ti insulta tutto il giorno.
[23] Non dimenticare il clamore dei tuoi nemici;
il tumulto dei tuoi avversari cresce senza fine.


Commento al Salmo


Il salmo è stato composto dopo la distruzione del tempio ad opera dei Babilonesi (2Re 25,9; 2Cr 6,19). (Non è accettabile l’ipotesi che il salmo si riferisca al tempo di Antioco Epifane, il quale profanò e saccheggiò il tempio, ma non lo diede alle fiamme (1Mac 1,20; 2Mac 5,15s), poiché lo dedicò a Giove Olimpio (2Mac 6,2). Inoltre il salmo presenta la distruzione di tutti luoghi di culto di Israele, che infatti erano rimasti nonostante la forte centralizzazione operata a favore del tempio di Gerusalemme).
Il salmista è un pio giudeo non deportato (2Re 25,12) che ha visto il furore dei Babilonesi contro il tempio del quale rimangono solo “rovine eterne”; “eterne” perché totali, senza alcuna possibilità di restauri. Sconcertato, il pio giudeo innalza a Dio il suo lamento, ma non con disperazione. Egli esordisce con un interrogativo desolato: “O Dio, perché ci respingi per sempre, fumante di collera contro il gregge del tuo pascolo?”. A questo interrogativo fa seguire subito quanto Dio ha fatto “nei tempi antichi” per il suo popolo: “Hai riscattato la tribù che è tua proprietà, il monte Sion, dove hai preso dimora”.
Il pio giudeo non si preoccupa del resto della città dove i palazzi dei ricchi e dei potenti sono stati incendiati e le mura abbattute, geme per la distruzione del tempio, e innalza la sua preghiera a partire dalla vista di quelle rovine. Egli presenta a Dio l’azione blasfema dei nemici contro il santuario, chiamandolo così in causa, poiché egli è il grande offeso, e invocando che ritorni a sostenere Sion: “Volgi i tuoi passi a queste rovine eterne: il nemico ha devastato tutto nel santuario(…). Hanno dato alle fiamme il tuo santuario, hanno profanato e demolito la dimora del tuo nome”. La profanazione avvenne con la loro presenza di pagani nel tempio, con lo spargimento di sangue di quanti erano a servizio del tempio, con l’innalzamento degli stendardi militari e religiosi (Nm2,2; 1Nac 1,45s) babilonesi, in segno di supremazia dei loro dei su Dio. La loro azione contro Dio abbracciò tutti i luoghi di culto a Dio: “Distruggiamoli tutti”.
Le insegne di Gerusalemme presenti nel frontone del tempio furono bruciate e sostituite, e ora il pio giudeo sente la pressione dei vincitori Mancano anche profeti che possano dare una parola di luce, e nessuno dei superstiti di Gerusalemme è capace di azzardare una data. Geremia aveva fatto la profezia di 70 anni di esilio (Ger 25,11; 29,10), ma di questa il pio giudeo del salmo non ne sapeva nulla, perché le parole di Geremia erano state bloccate (Cf. Ger 36,23).
Il pio giudeo continua a pregare facendo appello a quanto in passato ha fatto per Israele per liberarlo dall’Egitto: “Tu con potenza hai diviso il mare, hai spezzato la testa dei draghi sulle acque”, “I draghi” sono i coccodrilli del Nilo, simboleggianti i carri da guerra dell’esercito egizio; essi sono stati schiacciati mentre si avventavano come coccodrilli sull’inerme Israele.
“Il Leviatàn” era un serpente gigantesco a sette teste della mitologia Cananea, il salmista lo prende a simbolo dell’Egitto vinto al mar Rosso. Il “branco di belve” sono gli squali del mar Rosso”. “Tu hai fatto scaturire fonti e torrenti”; si allude al miracolo dell’acqua che sgorga dalla roccia durante il percorso nel deserto. “Tu hai inaridito fiumi perenni”; allude ai tempi di siccità coi quali ha colpito gli uomini. Dio è dunque sovrano di ogni cosa, niente a lui può opporsi: “Tuo è il giorno e tua è la notte, tu hai fissato la luna e il sole; tu hai stabilito i confini della terra, l’estate e l’inverno tu li hai plasmati”.
Dopo avere ricordato le grandi opere di Dio, la sua sovranità su tutto, il salmista ritorna a presentare a Dio l’insulto che ha subito da parte dei suoi avversari, affinché intervenga in favore del suo polo umiliato: “Ricòrdati di questo: il nemico ha insultato il Signore, un popolo stolto ha disprezzato il tuo nome”; “Alzati, o Dio, difendi la mia causa, ricorda che lo stolto ti insulta tutto il giorno. Non dimenticare il clamore dei tuoi nemici; il tumulto dei tuoi avversari”. Ma innanzi tutto il salmista fa appello all’alleanza: "Volgi lo sguardo alla tua alleanza".
La Chiesa ha visto e vedrà l’odio profanare e demolire le sue chiese, ma essa, tempio del Dio vivente, non sarà mai vinta in virtù della nuova ed eterna alleanza stabilita nel sangue di Cristo.

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