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Commento al Vangelo della Domenica di Giancarlo Bruni

Giancarlo Bruni, (1938) appartiene all'Ordine dei Servi di Maria e nello stesso tempo è monaco della Comunità ecumenica di Bose.

Giancarlo Bruni, (1938) appartiene all'Ordine dei Servi di Maria e nello stesso tempo è monaco della Comunità ecumenica di Bose. Risiede un po’ a Bose e un po’ all’eremo di San Pietro alle Stinche (FI). Il suo impegno nel diffondere una spiritualità biblica mai separata dalla realtà quotidiana e dalla storia, lo ha fatto conoscere come uno degli autori italiani più apprezzati nell'ambito religioso. E’ docente di ecumenismo presso la pontificia facoltà teologica “Marianum” di Roma. Tiene corsi e conferenze in varie parti di Italia e all’estero.

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CROCE DI SAN DAMIANO IN ARGENTO

Crocefisso di San Damiano in Argento




Omelia Domenicale
di Don Michele diacono della Diocesi di Lucera-Troia (Fg)


I «sette peccati capitali»:
i vizi a cui si possono ricondurre tutti i peccati umani

«superbia, avarizia, invidia, ira, lussuria, golosità, pigrizia o accidia».


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Crocifissi in Legno da Parete

Domenica 3 giugno 2012, SANTISSIMA TRINITA’.

Letture: Dt 4,32-34.39-40; Rm 8,14-17; Mt 28,16-20. «Fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo»






1. A proposito del Dio dei cristiani va sottolineato che in principio vi è la non conoscenza, in mezzo un Tu di nome Gesù che dice di sapere e a conclusione un noi a cui viene notificata e donata tale conoscenza. «Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato» (Gv 1,18), lui che parla di quel che sa e testimonia quel che ha veduto (Gv 3,11). In lui il Dio che «abita una luce inaccessibile, che nessuno fra gli uomini ha visto né può vedere» (1Tm 6,16) si è reso accessibile, l’invisibile si è fatto volto e il silenzio si è fatto parola. In lui, Gesù il Figlio, venuto a manifestare il Padre e a porgere il dono del Padre, lo Spirito consolatore, maestro di verità e avvocato difensore «altro» dal Figlio (Gv 14,18). Il nome del Dio dei cristiani è posto: Padre, l’amante, Figlio, l’amato, Spirito, l’amore che li unisce, e posto è il suo rapportarsi all’uomo: l’Amante ama la creatura umana al punto da graziarla nell’Amato e da renderla capace di amare nell’Amore (2 Cor 13,13). Questo è il Dio in cui veniamo battezzati, immersi nel suo amore, nella sua gratuita benevolenza e nella sua capacità di generare comunione (Mt 28,19). Conoscenza al di là della portata dell’uomo a cui è iniziazione Gesù di Nazaret il venuto da lontano per fare risalire l’uomo alla sorgente da cui tutto procede, il Padre per il Figlio nello Spirito, per condurre l’uomo alla foce verso cui tutto tende, il Padre per il Figlio nello Spirito, e per indicare all’uomo il come pensare l’umanità, una e distinta nell’amore, nella libertà e nella reciprocità a misura del modello o archetipo trinitario: «Cosa molto buona, molto bella» (Gen 1,31). Davvero il Dio rivelato da Gesù è un Tu singolare, in sé e per sé al contempo uno e comunionale-relazionale, il fondale da cui scaturisce l’umano in sé e per sé a sua immagine e somiglianza, al contempo uno e comunionale-relazionale. Un dover essere contraddetto da un frattempo storico sottomesso ad altri miti fondatori quali il dominio, la coltivazione di un principio identitario esclusivo e escludente e l’assoluto della proprietà.

2. È un dato di fatto che settori sempre più avvertiti della cultura contemporanea invitino l’uomo a recuperare i propri archetipi, non come reperti archeologici ma come narrazioni e iconi capaci di dischiudere il convivere umano a sensi veri e alti. Un invito che provoca la comunità credente a una rivisitazione e a una rilettura della Trinità come mistero che riguarda molto da vicino l’umanità: la sua origine, da una divina volontà di bene, la sua forma, unita e distinta, e la sua modalità relazionale, in una reciprocità dettata dall’amore. Il tutto nella libertà. Trinità dunque come fondazione, modello, modo di essere e altresì approdo ultimo dell’umano; Trinità inoltre che riguarda molto da vicino il perché della Chiesa in termini di segno storico visibile del come Dio ha pensato e pensa l’umanità. Chiesa dunque radicalmente non autoreferenziale ma relativa al mondo, ad esso segno del da dove, del come e dell’approdo dell’umanità generata a immagine della Trinità; Chiesa sempre bisognosa di riforma a motivo dell’insolvenza del mandato ricevuto, ne sono prova la sua divisione e la sua mala versione dell’amore, il suo opaco riflesso della cura premurosa del Padre apparsa nell’esserci del Figlio, il suo essere con e per l’altro fino alla consumazione di sé in termini unilaterali. Un tradire a cui è risposta l’ecumenismo, evento dello e nello Spirito nel suo guidare all’unità nell’essenziale nel più assoluto rispetto della distinzione dei soggetti ecclesiali o denominazioni confessionali e del loro peculiare modo di tradurre il cuore del Vangelo. Nella frequentazione e nello scambio espressione di un amore in cui il cattolico, l’ortodosso e il protestante, al pari di ogni creatura sotto il sole, divenuti cari, non sono allo stretto nel cuore del cattolico, dell’ortodosso e del protestante. Discorso infine che riguarda ogni Chiesa locale, ogni famiglia, ogni monastero e ogni persona tutti chiamati a divenire dimora e icona della Trinità: amati dal Padre, graziati nel Figlio e nello Spirito resi appassionati di unità, di differenza e di reciprocità mossi da una passione d’amore che, a cominciare dal qui e ora della propria località e temporalità, non esclude e non sacrifica nessuno.

3. Il problema per i cristiani non è l’esistenza o meno di Dio, ma quale Dio. Loro compito è non privare la terra del Dio di Gesù per guardare la terra con gli occhi del Dio di Gesù: occhi di amore, il Padre, che inondano di grazia, il Figlio, e che fanno fiorire a una unità distinta e reciproca lo Spirito,contraddistinta dal prendersi cura dell’altro, persona, popolo e continente. Smarrire i simboli, nel caso un Tu personale, è perdere le radici del bene-vivere, è lasciare spazio agli idoli dai molteplici nomi, radice del male-vivere.




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