Omelia Domenicale e Festiva a cura
di Don Michele Cuttano


Home Page

Torna indietro



Narrare la Fede ai Figli
Omelia Domenicale e Festiva

Riflessioni sulla Liturgia della 1ª Domenica di Avvento (B)

30 Novembre 2008 LETTURE: Is 63,16b-17.19b; 64,2-7; Sal 79; 1 Cor 1,3-9; Mc 13,33-37


THE SOUND OF SILENCE




Inizia un nuovo anno liturgico.
Il tempo di Avvento è l'inizio di un nuovo tempo della nostra vita,
non è solo il periodo prima di Natale, il tempo in cui tutto intorno a noi diventa diverso, luminoso, festoso.
Almeno noi cristiani cerchiamo di non barattare Dio con qualche vetrina illuminata, un cellulare nuovo o una promessa busta paga più pesante…
Non è Natale perché un qualsiasi babbo natale ci porta un pacco…
Di pacchi, contropacchi e paccotti ne abbiamo già presi tanti nella nostra vita, almeno per me possono bastare.
L'avvento è il tempo del cambiamento, di un nuovo inizio di vita.
Ci sono però dei rischi.
Il rischio che possiamo correre è quello di pensare, a livello spirituale, che questa puntata della "isola dell'Avvento" l'abbiamo già vista più volte.
Facciamo sempre la stessa replica, come certe blasonate emittenti televisive e noi come spettatori rimbambiti a nutrirci di questa spazzatura non smaltibile e neppure recuperabile.
Quanti tempi di Avvento abbiamo già vissuto nella nostra esistenza?
Quanti ne ricordiamo della nostra vita?
Quelli dell'infanzia sicuramente hanno lasciato in noi un ricordo indelebile…
Ecco, io ricordo l'attrezzarsi di mio padre per addobbare la casa.
Non c'erano soldi in giro ma il presepe era grande quanto una stanza
Fino agli otto anni li ricordo con particolare gioia, poi è stata tutta un'altra musica.
Già, gli occhi dei bambini sono limpidi, non hanno occhiali scuri dietro i quali nascondersi…
"State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso".
Si parla di una vigilanza legata ad un'attesa.
Quali sono gli atteggiamenti che possono appartenerci riguardo a questa attesa?
Da una parte potrebbe prenderci una disperazione interiore, un non aspettare più niente, di vivere alla giornata (il mio parroco diceva "vivere alla mamma del vento").
Un affrontare la vita così come viene, a volte con rabbia; a volte con disperazione; a volte come un "acciaff acciaff"(prendere tutto quello che passa davanti alla tua vita), con la convinzione che questa attesa di Gesù sia diventata un'ironica e beffarda rappresentazione del tipo"Aspettando Godot": aspetta aspetta ma non arriva nessuno,
intanto però facciamo finta di aspettare.
A volte le "fregature" della vita, il vedere e il subire tante ingiustizie, ci possono portare a questa forma di depressione spirituale che abbruttisce il nostro agire quotidiano.
Spesso capita anche nei rapporti interpersonali, quando, ad esempio, da tua moglie (o marito) non ti aspetti più niente, quando fai tutto per un mero dovere istituzionale, anche le cose più belle del matrimonio…
E' l'anticamera del peccato, il grigio che si espande nella mente e nell'anima…
Capita in tutti i rapporti, anche con Dio.
Un altro atteggiamento è quello di chi aspetta, sa che Cristo verrà, ma non fa niente per tendere, per prepararsi a questo appuntamento, affoga nel dolce far niente di chi pensa di incontrare Dio senza indossare l'abito delle nozze.
Come si suol dire verranno i "saldi di fine stagione" anche con Dio.
Allora si cade in quella tiepidezza tanto famosa nel libro dell'Apocalisse in quanto chi si fa trovare semifreddo o semicaldo è pronto per essere, spero di non rovinarvi pranzo o cena, vomitato.
E poi c'è l'attesa di chi ha ancora il cuore da bambino, di chi crede che Cristo verrà e si prepara con una gioia vera, un batticuore spirituale.
L'attesa di chi ancora ha la capacità di meravigliarsi di Dio, di chi ha la curiosità di incontrare il Suo Volto già dal presente.
E' un'attesa che si costruisce giorno dopo giorno con piccoli, a volte silenziosi , gesti di vita eterna.
Ora, caro fratello, ti faccio una proposta…., te la faccio come se tu non avessi i tuoi, che so, venti, trenta, cinquanta, settanta, cento anni ma come se tu avessi, ad esempio, otto anni.
Ci provo:
Questa prima settimana impariamo a guardare ogni persona (anche noi stessi), ogni cosa, ogni situazione come un dono che ci viene da Dio, impariamo in questa prima settimana a dire a Dio grazie ogni giorno della nostra vita, a mettere nel nostro cuore la gratitudine verso Dio.
Nelle ore in cui siamo imbottigliati nel traffico;
nelle ore in cui incontriamo la scortesia nel nostro prossimo;
nelle ore in cui il lavoro diventa tedioso;
nelle ore in cui sperimentiamo la presenza di Giuda anche nella nostra vita;
nelle ore in cui il nostro fisico ci fa capire che abbiamo imboccato il "sunset boulevard";
nelle ore in cui sentiamo un disperato bisogno di parlare con qualcuno e abbiamo come unica compagna una bella signora di nome solitudine;
nelle ore in cui sperimentiamo l'incomprensione dalle persone che dovrebbero comprenderci;
nelle ore in cui siamo soli davanti all'eternità del Tabernacolo solitario che abbiamo trovato in quella determinata Chiesa dove ci andiamo a rifugiare quando la sorgente di lacrime in noi è troppo forte…
Impariamo ad attendere la venuta di Cristo con un grazie dentro di noi.
Forse molti di noi non lo fanno più da tempo, danno tutto per scontato, danno anche per scontato che il fratello che incontreremo in questi giorni per le vie della vita, il fratello affamato, che ha bisogno di essere ascoltato, che ti chiede un sorriso, che ti dà delle scomodità, è un dono di Dio.
Prima settimana di avvento, per noi che viaggiamo sempre di corsa è arrivato il momento di rallentare,
di fermarsi ad ascoltare.
Fermiamoci un po' con noi stessi e scopriamo in che situazione di vita stiamo attendendo Dio.
Il raccontino calza a pennellino (per fare rima…)
Un esploratore percorreva le immense foreste dell'Amazzonia, nell'America del Sud.
Cercava eventuali giacimenti di petrolio e aveva molta fretta. Per i primi due giorni gli indigeni che aveva ingaggiato come portatori si adattarono alla cadenza rapida e ansiosa che il bianco pretendeva di imporre a tutte le cose.
Ma al mattino del terzo giorno si fermarono silenziosi, immobili, l'aria totalmente assente.
Era chiaro che non avevano nessuna intenzione di rimettersi in marcia.
Impaziente, l'esploratore, indicando il suo orologio, con ampi gesti cercò di far capire al capo dei portatori che bisognava muoversi, perché il tempo premeva.
"Impossibile", rispose quello, tranquillo.
"Questi uomini hanno camminato troppo in fretta e ora aspettano che la loro anima li raggiunga".
Già, noi siamo arrivati chissà dove e la nostra anima chissà dove è rimasta,
magari si è impigliata in qualche peccato…
e allora c'è bisogno di ritornare indietro nella nostra vita e scioglierci anima e corpo da quel peccato…
Penso che avrai capito a cosa mi riferisco…


Servo inutile, don michele cuttano





Don Michele rimane in ascolto con la sua e-mail donmichele@novena.it ed è disponibile a darti una chiara e veloce risposta.




Home Page