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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano

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Narrare la Fede ai Figli Omelia Domenicale e Festiva

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Domenica 29 Luglio 2012, XVII Domenica del T. O. anno B

LETTURE: 2 Re4,42-44; Sal 144; Ef 4,1-6; Gv 6,1-15

EUROFESTIVAL!




Al seguito di Gesù c’era molta gente (soprattutto quando le cose andavano bene).
Il brano del Vangelo di Giovanni di questa Domenica ci presenta proprio una di queste situazioni.
Le folle seguono Gesù, abbandonando le loro abitazioni, per vedere i Suoi prodigi.
Sapete com’è, quando ci si mette in cammino dopo un po’ può venire fame…
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?
Sembra che Gesù voglia prendersi la “pizzicata” con Filippo, gli fa una domanda a cui c’era una risposta che doveva suonare come una sconfitta.
C’era troppa gente da sfamare…!
Sai, anche oggi Cristo rivolge la stessa domanda ad ognuno di noi…la rivolge a noi cristiani europei che stiamo attraversando una crisi che colpisce una moltitudine di gente
Ci sono situazioni di vita dove anche noi sperimentiamo la nostra incapacità ad aiutare il prossimo, ci sentiamo piccoli.
Chissà quante volte nei rapporti quotidiani degli “spread” ci sentiamo impotenti ed in trappola!
Abbiamo pensato di non poter fare nulla, che il nostro aiuto è ben poca cosa…
Che tutta la buona volontà e capacità di Monti e degli italiani onesti è ben poca cosa, non si vede la via d’uscita e ogni giorno è peggiore al precedente!
La stessa risposta di Filippo spesso nasce in noi:
“Gli rispose Filippo: Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo”.
La nostra umanità di fronte a certi eventi è spesso sconfitta ed è grande la tentazione di dire “si salvi chi può” ognuno pensi a sé. In fondo è proprio quello che sta capitando oggi in Europa:
i poveri gridano e i ricchi tacciono.
Per taluni ignorare e stare in silenzio è una tattica per lasciare che il tempo risolva i problemi…
“C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?”.
La risposta di Filippo è un disimpegno, un far capire che non si può fare niente, si salvi chi può…
“Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano”
Gesù per compiere questo miracolo si serve di quel “poco e insufficiente” che avevano i suoi discepoli.
Anche se quello che possedevano i discepoli era chiaramente inadeguato, Gesù parte da quel poco che l’uomo mette a disposizione.
E’ un chiaro invito a guardarci dentro…
Il nostro poco donato con gioia e messo nelle mani di Dio basta per tutti.
Questo è un primo insegnamento forte che la Parola del Vangelo viene a donarci:
Dio vuole far passare il Suo Amore attraverso le nostre mani.
Attenzione però, questo brano porta in sé una Parola ancora più profonda.
Nella vita dell’uomo non esiste solo una fame fisica da soddisfare con il cibo che perisce.
In noi c’è la necessità di alimentarci di Dio.
Cristo è il vero cibo che non perisce.
Tutte le volte che ci cibiamo del Corpo di Gesù la nostra vita si alimenta, la nostra vita si trasforma.
Il Corpo di Gesù trasforma la nostra anima, le dona una natura nuova che le permette di donarsi al prossimo.
Il vero miracolo della moltiplicazione dei pani nasce da Dio che si dona all’umanità portando la vera vita:
Anche noi, in Dio, diveniamo pane per il nostro prossimo.
Quando si ha questa nuova natura non importa se il nostro prossimo ha un colore diverso della pelle;
Quando si ha questa nuova natura non importa se il nostro prossimo prega un dio diverso;
Quando si ha questa nuova natura non importa se il nostro prossimo non crede in niente e nessuno;
Quando si ha questa nuova natura non importa se il nostro prossimo si è macchiato dei peccati più orribili.
L’uomo che ha Dio nel cuore anzi, è meglio dire che è nel cuore di Dio, condivide la sua vita con il prossimo, lo ama.
Se sei in Dio condividi il “tuo” pane;
Se sei in Dio condividi la“tua” casa;
Se sei in Dio condividi la “tua” terra;
Se sei in Dio condividi le lacrime del “tuo” prossimo.
Da Dio siamo stati generati e tutti realizziamo la nostra natura divina comportandoci come Lui.
Non esiste che il credente viva questa differenza fra vita professata e vita vissuta.
Il credente ama Dio nel prossimo.
C’è per il cristiano questa doppia dimensione dell’Amore:
Una dimensione verticale, che è l’amore verso Dio;
Una dimensione orizzontale, che è l’amore verso il prossimo.
Se ci fai caso, l’amore verticale unito all’amore orizzontale è l’amore della Croce di Cristo.
Il mondo ci offre tante “scorciatoie” per risolvere i tanti mali che ci affliggono.
Spesso sono strade di morte che l’umanità, intere nazioni, intraprendono.
Una terra e due popoli?
Problema facile da risolvere, cancelliamo dalla faccia della terra un popolo…
E’ in arrivo un figlio non desiderato?
Problema facile da risolvere, ammazziamolo, abortiamo…;
Tua moglie è diventata troppo abbondante in tutti i sensi, non è più quella adorabile fanciulla che qualche secolo fa ti sedusse?
Problema facile da risolvere, congediamola, divorziamo…
Un uomo soffre troppo e non c’è speranza di guarigione?
Problema facile da risolvere, una punturina indolore o una “staccata alla spina” e lo dipingiamo pure come un atto di umanità...
Una nazione piena di debiti?
E’ tagliamo quella nazione dalla nostra Europa!
Purtroppo la storia è piena di queste nefandezze.
Per l’uomo che mette da parte Dio, che rifiuta Dio, questo è il pane quotidiano!
Purtroppo, a volte, noi cristiani, con il nostro silenzio e con la nostra indifferenza, ci rendiamo compartecipi e quindi colpevoli di questi mali.
Che nefandezza aver messo da parte nella nostra grande Europa le radici cristiane!
Sembrava solo una questione di apertura al prossimo ed invece si è rivelata una totale chiusura!
Capite come è importante oggi in Europa ritrovare l’unità non nella moneta unica… ma nelle vere radici europee, cioè il cristianesimo!
Si esce dalla crisi con una vera solidarietà e non attendendo che una buona parte di poveri muoiano per poi intervenire!
Non ci può essere in una famiglia figli di serie “A” e figli di serie”B”…
Il cristiano si prende cura degli ultimi, dei deboli, di quelli che non hanno voce in capitolo.
Essere cristiani consiste nello sperimentare la Mano di Dio nella storia di tutti i giorni e capire che il Suo braccio non si è accorciato, che Lui provvede sempre per noi, per tutta l’umanità.
“E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato”
Anche oggi avanzerebbero i dodici canestri…



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