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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano

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Narrare la Fede ai Figli Omelia Domenicale e Festiva

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Domenica 28 Ottobre 2012 XXX Domenica del Tempo Ordinario Anno-B

Letture: (Geremia 31,7-9; Salmo 125; Ebrei 5,1-6; Marco 10, 46-52).

SULLA MIA CATTIVA STRADA… E’ PASSATO CRISTO



Quanti incontri fa Cristo, nessuno di questi è mai frettoloso o superficiale, come i tanti nostri incontri…
Cristo va verso Gerusalemme e, passando per Gerico, si imbatte ancora in noi;
oh scusate, volevo dire incontra un cieco.
Ecco, vorrei proprio dirvi che sarebbe una cosa meravigliosa per noi essere quel cieco…
Un cieco non può vedere, è vero;
Ma un cieco può ascoltare e sentire il Passaggio di Dio nella sua vita.
Un cieco non può vedere, è vero.
Ma un cieco può gridare la sua preghiera a Dio, può gridare forte, forte.
Un cieco non può vedere, è vero.
Ma un cieco può riconoscere in Gesù il Figlio di Dio.
Un cieco non può vedere, è vero;
Ma un cieco può sapere cosa chiedere a Dio.
Il cieco di Gerico sa di essere cieco, lo sa bene.
“il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare”
Magari la strada di Bartimeo potrebbe essere la stessa in cui, oggi, io e te ci troviamo.
Una strada fatta di tante miserie, di malattia, di umiliazioni, di amarezze, di polvere sulla pelle, di emarginazione, di tentazioni, di peccato, di carcere, di tossicodipendenza, di prostituzione, di perdita del senso della vita, di indifferenza, una strada di disperazione, una strada che aspetta la morte come una liberazione…
Già, il cieco di Gerico si trova costretto dalla sua cecità a dover mendicare, mendicare tutta la vita.
Mendicare affetto, mendicare un’attenzione, mendicare stima, mendicare una giustizia, mendicare un dialogo, mendicare un gesto di tenerezza, mendicare tutta una vita l’amore.
No, la storia di Bartimeo non è una bella storia.
E’ amara.
Bartimeo riceve dalla vita solo elemosine.
Elemosina per colazione, elemosina per pranzo, elemosina per cena, elemosina di amore.
Le pagine della sua vita riportano scritta una condanna;
non dei capitoli da vivere, da gioire, da sperare.
Come vorrei poter non dirlo ma a volte, le mie giornate, si portano il peso e le lacrime dei fratelli che incontro e mi parlano delle loro “strade”.
Sì, ci sono molti ciechi di Gerico in giro, a volte non sanno di esserlo, sono consci solo della loro disperazione profonda.
A volte non mi rendo conto neppure io di essere cieco!
Ma sai che c’è?
Cristo Passa per le nostre strade.
Ve lo devo dire, questo Vangelo non ha molto da dire a chi ha “la pancia piena”, per chi è cavallo, per chi ha tutto che gli va a “gonfie vele”, per chi sente che la più grande difficoltà della vita è la crisi economica.
E’ per ciechi, è per coloro che sono ai margini della strada della vita e aspettano.
“Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me”.
E’ un cieco insolente, grida…
“Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!”.
Fratello carissimo, questo Vangelo, in qualsiasi situazione di vita tu ti trova, viene a donarci una speranza.
“Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!”
Il gridare del cieco è la sua preghiera disperata.
Di fronte alla preghiera Cristo non rimane indifferente, la gente intorno cerca di sopprimere il grido del cieco ma Dio lo ascolta.
Quante volte il nostro grido è stato ignorato dal nostro mondo, dai nostri cari?
Quante volte ci siamo scoraggiati e abbiamo smesso di “gridare” verso Gesù?
Un primo insegnamento che ci viene è che dobbiamo pregare con forza, insistere, non fermarci, gridare tutta la nostra disperazione, pregare nonostante tutto!
“Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!”
Il cieco non teme di lasciare tutte le sue sicurezze umane, abbandona il suo mantello che rappresenta il suo “tutto” a livello umano.
Il cieco ha capito che di fronte a Dio nulla più conta, ha capito che questo incontro può cambiargli la vita.
Dobbiamo dirlo: è un cieco illuminato.
Sì, lui sa bene cosa chiedere a Cristo: la vista!
Magari, io e te, di fronte alla nostra storia quotidiana sapessimo cosa chiedere a Gesù!
A volte ci perdiamo dietro mille inutili preghiere e dimentichiamo la nostra vera e più importante richiesta.
Sì, tante volte dimentichiamo che siamo ciechi, che abbiamo bisogno della Luce nella nostra esistenza.
Ci arrovelliamo nel chiederci cosa va e cosa non va e dimentichiamo l’aspirazione più importante della nostra esistenza: Cristo, l’amore di Cristo.
“E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada”.
Il cieco di Gerico ha fede, la sua vita da escluso, la sua sofferenza non è riuscita a spegnere la speranza anzi le disfatte della vita gli sono servite per saper cogliere l’istante del passaggio di Dio.
Quante volte dimentichiamo che Dio anche a noi ha fatto lo stesso dono?
Quante volte nella sofferenza mettiamo da parte la nostra vera ricchezza e ci rivolgiamo ai mille inutili idoli di questo mondo?
Quante volte Gesù passa nella nostra vita e noi non lo vogliamo riconoscere?
Passa nella sofferenza, passa nella solitudine, passa nella disfatta di un matrimonio, passa nella vecchiaia, passa nella disoccupazione, passa nel vuoto della depressione.
C’è un passaggio di Cristo nella nostra vita ogni giorno, in ogni ambito.

Se Gesù non si fosse fermato il cieco per quanto tempo ancora avrebbe continuato a gridare verso di Lui?
Sai, la risposta è imbarazzante perché ci dà la misura della nostra poca o inesistente fede.
Se Gesù non si fosse fermato troveremmo nel capitolo 10 del Vangelo di Marco un cieco che sta ancora gridando verso Gesù!
Cristo, oggi, in quale morte concreta della tua vita sta passando?
Riconosci il Suo passo?
Uomo sulla strada della vita, è importante gridare a Gesù di fermarsi presso di te,
è la nostra unica e vera preghiera…
Semplicemente un servo inutile in Cristo e poi anche abbastanza cecato.



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