Omelia Domenicale e Festiva a cura
di Don Michele Cuttano


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Narrare la Fede ai Figli
Omelia Domenicale e Festiva

Riflessioni sulla Liturgia della XXVI Domenica del T.O. anno (A) 28 Settembre 2008

LETTURE: Ez 18,25-28; Sal 24; Fil 2,1-11; Mt 21,28-32

IL NOSTRO "SI'" VIENE DAL CUORE DEL FIGLIO O DAL CUORE DELLO SCHIAVO?




Il Vangelo ci richiama a lavorare!
La parabola di questa domenica ci invita ad un attento esame di coscienza.
Ci sono due figli che vengono invitati dal padre ad andare a lavorare nella vigna.
Il primo risponde con molto entusiasmo: "Sì, Signore; ma non andò";
Il secondo risponde con molta sfacciataggine: "Non ne ho voglia; ma poi pentitosi, ci andò".
Il bello è che Gesù ci tira in ballo, infatti il Vangelo inizia con una domanda: "Che ve ne pare?"
Potremmo quasi quasi dire: "Mio buon Gesù, perché mai poni a me questa domanda?"
Cristo ci pone questa domanda non per avere una risposta (Lui conosce i nostri cuori) ma per invitarci a "darci una risposta", per prendere coscienza di noi stessi.
Fratello carissimo, è inutile girare intorno: la parabola è per me, è per te.
Partiamo ora dalla nostra convinzione (che è la stessa degli interlocutori di Gesù in questo Vangelo):
Noi pensiamo di essere il terzo fratello, quello che nella parabola non esiste, quello che si concretizza solo nella nostra fantasia :
quello che dice sì e che poi va pure a lavorare!
Pia illusione.
Il primo fratello lo identifichiamo sempre nel prossimo.
Ti faccio un esempio.
Il primo fratello che dice sì ma poi non fa, somiglia tanto ai politici (di ogni tempo e bandiera) a quando, ad esempio, parlano di pace, di economia, di apertura alla vita, di riduzione di armamenti.
Parlano, parlano, parlano, ma poi stiamo sempre ad aspettare che …
Ecco però a questa categoria apparteniamo anche tutti noi, in varie "vesti"
Magari, se sei un giovane, identifichi questo fratello con i tuoi genitori o con i tuoi professori…
"I genitori, tanta belle morali ma poi nei fatti ";
"il professor….. tante teorie, poi quando deve fare i fatti suoi".
Ad essere sinceri, questo primo figlio somiglia tanto alla nostra società…
Una società del benessere, della civiltà, del diritto, dell'accoglienza, della religione, ma poi ci riscopriamo come la società del cassonetto dei rifiuti (ricovero a volte privilegiato per neonati o uomini che vengono da lontano).
Ad essere un po' più sinceri questo fratello somiglia proprio a me e a te……, cristiani del "sì".
Abbiamo detto sì con il nostro battesimo…., diciamo sì tante volte in maniera implicita professandoci seguaci di Cristo (cristiani), diciamo sì durante le messe o nelle confessioni promettiamo i nostri "sì, romperò per sempre con quel peccato".
Ma spesso il nostro agire concreto si porta una quotidiana odiosa incoerenza , che diventa una contro testimonianza per il mondo.
In chiesa facciamo la parte del fratello che dice di sì, poi nella vita cambiamo "panni".
Dobbiamo scappare da un cristianesimo fatto di promesse.
Noi siamo figli quando agiamo da figli.
La tentazione che ci assale sempre è quella di convertirci con il pensiero e dimenticare le azioni.
Commettiamo un errore madornale se consideriamo il Vangelo odierno una specie di indagine statistica (oggi se ne fanno tante ma servono spesso solo a riempire fogli di giornali )
Invece nel Vangelo Gesù ci dona una parola forte di conversione, che viene a smascherarci, che viene a dirci che il cristianesimo non è un bel sorriso stampato sulla faccia che nasconde poi i nostri egoismi.
La settimana passata il Vangelo terminava con "I prima saranno gli ultimi……", questa settimana la Parola di Gesù è ancora più dura, più lacerante per le nostre coscienze:
"I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio".
Credimi, la salvezza è offerta a tutti gli uomini e questa dipende dalla risposta di ciascuno di noi e non dalla veste che indossiamo o dal gruppo a cui apparteniamo.
Anzi anzi, se proprio lo vuoi sapere, il conoscere bene le Scritture, l'essere frequentatore di parrocchia, se non porti frutti, è un'aggravante nel senso che "A chi molto è stato dato molto sarà richiesto…"
Fratelli carissimi, l'insegnamento che ci viene dal Vangelo odierno è che a tutti gli uomini viene data la possibilità di divenire santi, anche se magari fino ad oggi abbiamo detto sempre "no".
Lavorare nella vigna del Signore significa finalmente capire che questa vigna è il mondo.
E' vero, il figlio parte dalla casa del Padre ma il lavoro è nei nostri fatti di tutti i giorni, nel mondo.
Forse ci siamo illusi che un "sì" ad una celebrazione domenicale bastasse a Dio.
Ed invece il Vangelo viene a dirci che questi "sì" possono tramutarsi in quotidiani "no"!
Dio ci dà l'opportunità di andare a lavorare nella sua vigna,
Lui se lo aspetta, ancora.
Vi dono un raccontino un po' impertinente…
Un maestro viaggiava con un suo discepolo incaricato di occuparsi del cammello.
Una sera, arrivati in una locanda, il discepolo era talmente stanco che non legò l'animale.
"Mio Dio, pregò coricandosi, prenditi cura del cammello: te lo affido"
Il mattino dopo il cammello era sparito.
"dov'è il cammello?", chiese il maestro. "Non lo so" rispose il discepolo. "devi chiederlo a Dio! Ieri sera ero così sfinito che gli ho affidato il nostro cammello. Non è certo colpa mia se è scappato o è stato rubato. Ho esplicitamente domandato a Dio di sorvegliarlo.
E' Lui il responsabile. Tu mi esorti ad avere la massima fiducia in Dio, o no?"
"Abbi la più grande fiducia in Dio, ma prima lega il tuo cammello", rispose il maestro.
"Perché Dio non ha altre mani che le tue".
Già, le nostre mani;
hai mai pensato alle tue mani come a quelle di Gesù?
Le mani di Gesù sono le nostre mani quando si donano al prossimo…


Vostro servo inutile, don michele cuttano





Don Michele rimane in ascolto con la sua e-mail donmichele@novena.it ed è disponibile a darti una chiara e veloce risposta.




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