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Omelia Domenicale e Festiva a cura
di Don Michele Cuttano


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Narrare la Fede ai Figli
Omelia Domenicale e Festiva


La Libreria Edizioni Paoline di Pisa propone numero due quadretti in Argento adatti per ogni occasione e ricorrenza: Nascite, Battesimi, Comunioni, Cresime, Matrimoni ecc. ecc

Domenica II di Quaresima 28 Febbraio 2010

LETTURE: Gn 15,5-12.17-18; Sal 26; Fil 3,17-4,1; Lc 9,28b-36

I’VE JUST SEEN A FACE (HO APPENA VISTO UN VOLTO)




La potremmo chiamare la Domenica della “conoscenza”…
“Gesù prese con sé Pietro Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne
candida e sfolgorante”.
C’è un pensiero da rigettare dai nostri cuori:
Che la “trasfigurazione” sia un evento a noi estraneo, lontano dai nostri giorni, un bel brano che rimane scritto su memorabili pagine di elevata
mistica.
In realtà è un incontro che può appartenere al nostro vissuto:
La Parola di Dio è da vivere sempre e tutta in “prima persona”.
C’è un atteggiamento di partenza, uno stato di vita di Cristo che lo porta ad una profonda comunione con Dio.
“…e salì sul monte a pregare…”
Per conoscere ed entrare in questa realtà completa, è indispensabile un cammino di preghiera, un dialogo profondo con Dio.
Decisamente non basta premere il pulsante di un telecomando;
non si accende un bel niente di cristiano con un magico pulsante o rito…
Un rito vissuto per dovere o tradizione non ci porta ad un incontro con Dio.
Se non ci mettiamo in ascolto rischiamo di incontrare solo noi stessi o proprio un bel niente.
“il Suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante…”.
Sai, c’è una Luce che vuole illuminare il nostro cammino, dare il senso vero alla nostra vita, al perché dei nostri giorni, di certi nostre storie.
Questa Luce di Cristo non è un fatto privato di tre discepoli…
Pietro Giovanni e Giacomo non sono solo figura della Chiesa, su quel monte c’è una risposta anche per noi, c’è qualcosa anche per me e per te.
“Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria…” .
C’è un sonno che ci prende e opprime anche i nostri vissuti, un sonno che spesso rappresenta per noi una fuga da una storia troppo “complicata”,
troppo “assurda”, troppo “CROCIFISSA”.
Quante volte la nostra mente sfugge, si rifugia in un sonno fatto di alienazione che si trasforma a volte in violenza verso il prossimo o anche verso noi
stessi.
E’ un sonno che prende tutti:
giovani, adulti, anziani, ordinati, intellettuali, capi di nazioni, politici, tifosi allo stadio…
Facciamo finta di essere svegli, sobri, ed invece dormiamo alla grande e non vediamo più Dio nel nostro prossimo, nelle vite dei nostri familiari, nelle
nostre esistenze.
Non c’è più niente di Sacro nella nostra vita, tutto diventa banale
E iniziamo ad aver paura del mondo e dell’uomo sconosciuto che è in noi capace di tutto.
Non vediamo più la Gloria di Dio.
Chi rimane sveglio fa questa esperienza “anticipata” di risurrezione.
In questo nostro vegliare con gli occhi fissi su Cristo io e te riceviamo una luce che illumina la nostra storia, la nostra Croce.
Altrimenti diventa tutto un baratro di buio, di morte, di non senso.
Anche l’amore, la sessualità, i figli, anche la vita stessa diventa senza senso.
Una vita vissuta secondo la filosofia del “mordi e fuggi”.
C’è invece un incontro intimo con la Gloria di Cristo dal quale l’uomo riceve la forza che il mondo non può conoscere, che satana cerca sempre di
rubare dal cuore dell’uomo.
Quando mi faccio compagno di viaggio di anime sofferenti mi accorgo che è diverso;
è diverso il soffrire di chi ha lo sguardo su Cristo.
Il dolore, la sofferenza fisica e morale restano, a volte sono atroci, continuano a far male a far gemere la carne ma la disperazione no!
Anche il soffrire più profondo si riveste di Luce, di speranza per il mondo.
La risurrezione prende il posto della morte anticipata a cui il principe di questo mondo vuole condannarci.
Questo momento meraviglioso della trasfigurazione, in questo nostro peregrinare terreno, non è stabile, è limitato,ha un termine.
Però l’esperienza della trasfigurazione ci indica un cammino:
“Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo”.
Nell’ascolto di Gesù c’è la possibilità dell’uomo di sperimentare la trasfigurazione su un altro monte della vita, che appartiene ad ogni essere vivente:
il monte del Calvario.
Quello è il monte che ci aspetta.
E’ il monte di un matrimonio fallito;
E’ il monte di una malattia;
E’ il monte di una ingiustizia ricevuta;
E’ il monte della solitudine spirituale;
E’ il monte dove vieni tradito e venduto dai tuoi amici per trenta denari;
E’ il monte della disperazione;
E’ il monte della violenza fatta e di quella ricevuta;
E’ il monte dove hanno rubato l’affetto più importante per un bimbo;
E’ il mio ed il tuo Calvario.
E’ il monte della Luce in Cristo o delle tenebre del mondo.
Il Trasfigurato sul monte è lo Sfigurato sul Calvario.
Caro fratello, la Voce di Dio cerca un volto, dei lineamenti, cerca un corpo per divenire amore.
Cerca la mia e la tua anima per donarci la vita.
Seconda Domenica di Quaresima;
Domenica della conoscenza e dell’ascolto di Cristo nella nostra vita.

Un servo inutile in Cristo.





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