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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano

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Domenica 27 Novembre 2011 I Domenica di Avvento Anno B

ALL MY TRIALS (TUTTE LE MIE PROVE)


Inizia un nuovo anno liturgico.
Sì, il tempo di Avvento è l’inizio di un nuovo tempo, non è solo il periodo prima di Natale, il tempo in cui tutto intorno a noi, nonostante la crisi, diventa diverso, luminoso, festoso.
L’avvento è il tempo del cambiamento, di un nuovo inizio.
Ci sono però dei rischi.
A riguardo mi viene in mente una canzone di quando ero giovane (solo qualche secolo fa) che diceva proprio così: “Situazioni che stancamente si ripetono senza tempo.”
Sono i versi di una stupenda canzone di Bennato dal titolo che è tutto un programma: “Un giorno credi”(uè, nonostante il titolo, non è una canzone di chiesa)
Il rischio che possiamo correre è quello di pensare, a livello spirituale, che questa puntata della “isola dell’Avvento” l’abbiamo già vista più volte, fanno sempre la stessa replica, come certe emittenti televisive.
Che in fondo non stiamo aspettando nulla di così importante.
Quanti tempi di Avvento abbiamo già vissuto nella nostra esistenza?
Quanti ne ricordiamo della nostra vita?
Quelli dell’infanzia sicuramente hanno lasciato in noi un ricordo indelebile…
Io, ad esempio, fino agli otto anni li ricordo con particolare gioia, poi è stata tutta un’altra musica.
Già, gli occhi dei bambini sono limpidi, non hanno occhiali scuri dietro i quali nascondersi…..
Sai che c’è….?
C’è che ci dobbiamo svegliare, che dobbiamo ricominciare!
Cosa c’è di meglio di una bella tazza di Vangelo per svegliarci?
In questo anno B ci accompagnerà il Vangelo di Marco.
“Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento”.
Iniziamo bene!
Si parla di una vigilanza legata ad un’attesa.
Quali sono gli atteggiamenti che possono appartenerci riguardo a questa attesa?
Da una parte potrebbe prenderci una disperazione interiore, un non aspettare più niente, di vivere alla giornata (il mio parroco dice “vivere alla mamma del vento”).
Un affrontare la vita così come viene, a volte con rabbia; a volte con disperazione; a volte come un “acciaff acciaff”, con la convinzione che questa attesa di Gesù sia diventata un’ironica e beffarda rappresentazione del tipo“Aspettando Godot”: aspetta aspetta ma non arriva nessuno.
A volte le “fregature” della vita, il vedere e il subire tante ingiustizie, ci possono portare a questa forma di depressione spirituale che abbruttisce il nostro agire quotidiano.
Spesso capita anche nei rapporti interpersonali, quando, ad esempio, da tua moglie (o marito) non ti aspetti più niente, quando fai tutto per un mero dovere istituzionale, anche le cose più belle.
E’ l’anticamera del peccato, il grigio che si espande nella mente e nell’anima.
Capita in tutti i rapporti, anche con Dio.
Un altro atteggiamento è quello di chi aspetta, sa che Cristo verrà, ma non fa niente per tendere, per prepararsi a questo appuntamento, affoga nel dolce far niente di chi pensa di salvarsi senza nessun impegno.
Come si suol dire verranno i “saldi di fine stagione” anche con Dio.
Allora si cade in quella tiepidezza tanto famosa nel libro dell’Apocalisse.
E poi c’è l’attesa di chi ha ancora il cuore da bambini, di chi crede che Cristo verrà e si prepara con una gioia vera, un batticuore spirituale.
L’attesa di chi ancora ha la capacità di meravigliarsi di Dio, di chi ha la curiosità di incontrare il Suo volto già dal presente.
E’ un'attesa che si costruisce giorno dopo giorno con piccoli, a volte silenziosi , gesti di vita eterna.
Ora, caro fratello, ti faccio una proposta, te la faccio come se tu non avessi i tuoi, che so, venti, trenta, cinquantuno, settanta, cento anni ma come se tu avessi ad esempio otto anni.
Ci provo:
Questa prima settimana impariamo a guardare ogni persona (anche noi stessi), ogni cosa, ogni situazione come un dono che ci viene da Dio, impariamo in questa prima settimana a dire a Dio grazie ogni giorno della nostra vita, a mettere nel nostro cuore la gratitudine verso Dio.
Forse molti di noi non lo fanno più da tempo, danno tutto per scontato, danno anche per scontato che il fratello che incontreremo in questi giorni per le vie della vita, il fratello affamato, che ha bisogno di essere ascoltato, che ti chiede un sorriso, che ti dà delle scomodità, è un dono di Dio.
Prima settimana di Avvento,
noi che viaggiamo sempre di corsa, fermiamoci un po’ con noi stessi e scopriamo che stiamo attendendo Dio nella nostra vita.
Il raccontino calza a pennellino (per fare rima…)
Un esploratore percorreva le immense foreste dell’Amazzonia, nell’America del Sud.
Cercava eventuali giacimenti di petrolio e aveva molta fretta. Per i primi due giorni gli indigeni che aveva ingaggiato come portatori si adattarono alla cadenza rapida e ansiosa che il bianco pretendeva di imporre a tutte le cose.
Ma al mattino del terzo giorno si fermarono silenziosi, immobili, l’aria totalmente assente.
Era chiaro che non avevano nessuna intenzione di rimettersi in marcia.
Impaziente, l’esploratore, indicando il suo orologio, con ampi gesti cercò di far capire al capo dei portatori che bisognava muoversi, perché il tempo premeva.
“Impossibile”, rispose quello, tranquillo.
“Questi uomini hanno camminato troppo in fretta e ora aspettano che la loro anima li raggiunga”.
E lasciamola respirare anche noi l’anima nostra, aria pura, l’aria di Dio.

fin quando ci sono, servo inutile

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