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Il Santo del Calendario:
Omelia Domenicale e Festiva a cura
di Don Michele Cuttano



CROCE DI SAN DAMIANO IN ARGENTO
Crocefisso di San Damiano in Argento

Braccialetto Rosario in Argento e Cristalli Swarovski con Croce e Medaglia Miracolosa
Braccialetto Rosario in Argento



Abbastanza grande per esser indossato come collana rosario
Rosario originale di Betlemme



Domenica 27 Ottobre 2013 XXX Domenica Tempo ordinario - Anno C

Letture: Siracide 35,15-17.20-22; Salmo 33; 2 Timoteo 4,6-8.16-18; Luca 18,9-14 IO

CHE AMO SOLO TE



Come cristiani, conoscete la differenza fra il dire ed il fare?

E’ difficile cogliere questa differenza ma, gustatevi il Vangelo di questa Domenica e forse capiremo qualcosa…
“In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri…”
Due uomini salgono al tempio per pregare.
E’ un’azione che facciamo anche noi spesso, andare al tempio per pregare (anche questa settimana Gesù ci fa capire qualcosa riguardo alla preghiera). Il fariseo fa una preghiera “perfetta”, accattivante, magari potessimo farla anche noi: O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.

La decima di quanto possiedo, ma lo sai che significa? Se per esempio guadagni 1500 euro al mese, 150 euro li dai ai poveri, quanti cristiani non lo fanno! Qualcuno potrà pensare che a quel tempo non c’era la crisi. Mi dispiace deludervi ma rapportati ai nostri erano tempi di profonda miseria…

Non c’è che dire, proprio una persona ammirevole. Il pubblicano invece fa una breve preghiera, si appella alla clemenza di Dio: si dichiara peccatore.

Tu, al posto di Dio, chi avresti elogiato, chi avresti gradito ?

Senza fare troppo i filosofi diremmo tutti in coro:IL FARISEO, IL BUONO E GIUSTO FARISEO!

Uè, quello porta pure la moneta e a quella, in questi tempi di crisi economica, non si dice mai di no!
L’ago della bilancia pende in maniera incredibile a favore del fariseo.
Dov’è allora la differenza? Perché il Vangelo ci dice che il peccatore tornò a casa giustificato?
Ma insomma, mettiti nei panni di quel “povero” fariseo;
che può fare di più? Non è rapace, una persona giusta, magari non desidera neanche le donne che incontra per strada, è un generoso! Ma, c’è un piccolissimo “ma”, insignificante per noi, ma per Dio ENORME. Il fariseo ritiene che le sue opere buone siano la causa della sua “santità” davanti a Dio mentre invece, non ne sono che l’effetto. Cioè, in poche parole, per il fariseo, Dio è debitore nei suoi confronti! Il fariseo pensa di salvarsi per i suoi meriti, come se questi fossero il suo “biglietto da visita” davanti a Dio: “Caro Dio, guarda che io sono un dio pari a te anzi, un po’ superiore…………!” E’ un uomo che si è costruito con le sue forze e capacità, non ha certo bisogno dell’Amore di Dio: non ha bisogno di Dio, si basta da solo.

Il suo recarsi al tempio è unicamente per accrescere il suo “Io-dio”.

Quanti ne conosco di cristiani fatti in questa maniera e, cosa ancor più amara purtroppo, anche quanti preti! Un uomo così e che se ne fa del perdono di Dio, di Cristo in croce?

Poveraccio il pubblicano, se Dio la pensasse come il fariseo, nessuno si accorgerebbe della sua silenziosa presenza ma, per dirla come S.Agostino

“Dio vede la formica nera, sulla pietra scura nella notte buia…….!”

Bene, in quei due uomini che salirono al tempio ci siamo tutti noi, contemporaneamente:
il pubblicano perché siamo realmente peccatori;
il fariseo perché quando andiamo al tempio spesso ci sentiamo dei “giusti”. Che dobbiamo fare dopo aver ascoltato la parola del Vangelo odierna? Mi viene in mente una meravigliosa riflessione di San Filippo Neri, te la dono come spunto, anzi la dono anche a me stesso..: S. Filippo Neri, tenendo fra le mani l'Ostia consacrata, diceva: 'Signore mio Gesù, non fidarti di me, non fidarti. Perché senza il tuo aiuto, io sono capace di peccare mortalmente anche fra cinque minuti... Ma col tuo aiuto, so che resisterò sempre, sempre, sempre. E andava in estasi nel pensare a quel “sempre”. E infatti che cosa è impossibile per Dio?"

E’ a Dio che dobbiamo chiedere aiuto, sempre, sempre, sempre! L’uomo di Dio è l’uomo che vive nella Verità e quindi sa bene che non gli conviene puntare sulla sua bontà personale, sa che da Dio riceve la forza per abbandonare il male per rinunciare al peccato.

Ti dice qualcosa la parola “UMILTA”? Vivere per Dio e per il prossimo e mettere il proprio “io” sempre all’ultimo posto, vivere ogni stagione della vita donandosi, nella buona e nella cattiva sorte...

E sì che di questi tempi abbiamo un luminoso esempio di umiltà,
lo conosci un certo Papa di nome Francesco?

servo inutile





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