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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano

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Narrare la Fede ai Figli Omelia Domenicale e Festiva

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Domenica 26 agosto 2012 21ª domenica del Tempo ordinario.

LETTURE: Gs 24,1-2a.15-17.18b; Sal 33; Ef 5,21-32; Gv 6,60-69

PAROLE PAROLE PAROLE, SOLTANTO PAROLE…



La Parola del Vangelo di questa settimana può sembrarci molto dura.
In realtà non è dura, è semplicemente durissima perché estremamente attuale.
Gesù si è presentato come il pane vero che dà la vita, ha fatto capire chiaramente che in Lui c’è la vera vita, che puntare la propria esistenza sulla carne non serve a niente.
La reazione degli ascoltatori non è positiva , tutt’altro:
“Questo vi scandalizza?”
“E’ lo spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho detto sono spirito e vita.”
FACCIAMO UN ESPERIMENTO…
Mettiamoci noi nei panni degli ascoltatori di Gesù, come reagiremmo alle Parole del Figlio di Dio che viene a dirci che “la carne non giova a nulla”?
Esemplificando, forse in maniera selvaggia, Cristo viene a dirci che il 99,9 % delle cose per cui ci affanniamo tutti i giorni non serve a niente.
Cristo fa capire ai suoi ascoltatori che essere suoi discepoli è qualcosa di serio.
Con estrema chiarezza Gesù, che conosce i cuori degli uomini, usa delle espressioni senza margini di compromesso…
“Ma tra voi vi sono alcuni che non credono”.
E se fossimo noi quelli che pur seguendo Cristo non crediamo in Cristo?
Questi uomini avevano lasciato le loro occupazioni giornaliere, avevano lasciato tutto per seguire il “Maestro” e si prendono questo bel “complimento”.
Gesù conosce il cuore degli uomini, anche il mio ed il tuo…
“Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me se non gli è concesso dal Padre”
Perché tanta durezza nelle Parole del Figlio di Dio?
Spesso siamo portati a pensare, erroneamente, che il cristianesimo sia fare “numero”, sia riempire le Chiese, sia creare un esercito immenso di proseliti…
Dalle Parole del Vangelo ci rendiamo conto che non è questo che interessa a Gesù.
Una Chiesa viva non è necessariamente una chiesa stracolma di fedeli…
Non è questione di pienoni o folle oceaniche o di uomini che contano nella vita sociale e politica…
Anche pochi discepoli purché siano veri discepoli.
“Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui”.
Cristo alle folle immense preferisce pochi discepoli disposti a credere veramente in Lui.
Il cristiano “chiamato” da Dio non è colui che solo ascolta la voce del Maestro ma è colui che soprattutto mette in pratica.
La fede cristiana non è limitata dalle quattro mura del tempio o dal proprio “clan”.
Non si è cristiani solo verso i cristiani o nel proprio recinto…
Non si è cristiani solo perché riusciamo a fare delle prediche accattivanti
E’ un mondo che ha bisogno di segni forti che concretizzino una Verità:
L’Amore come donazione della propria esistenza.
Purtroppo si verifica che il cristiano trasformi spesso la sua condotta in relazione all’ambiente che frequenta, potremmo dire un cristianesimo camaleontico...
Mi spiego meglio:
Se sei un cristiano e sei un politico…;
Se sei un cristiano e sei un amministratore…;
Se sei un cristiano e sei un genitore…;
Se sei un cristiano e sei un impiegato…;
Se sei un cristiano e sei un professore…;
Se sei un cristiano e sei un medico…;
Se sei un cristiano e occupi un’alta carica nello Stato…
Il cristiano è sempre e prima di tutto un cristiano.
Persino il sacerdote è per primo un cristiano e poi un sacerdote.
Gesù sa che farsene di cristiani che dicono e non fanno…?
Conosco personalmente tanti cristiani praticanti che riscaldano semplicemente, come si diceva quando andavamo a scuola, il banco…
E conosco anche tanti cristiani credenti ma non praticanti che veramente sono degli esempi di rettitudine in Cristo con la vita vissuta.
Sapete, preferisco i credenti ma non praticanti ai tanti che incontro che sono praticanti ma di fatto non credenti!
Non chi dice Signore Signore…
“Volete andarvene anche voi?”
Gesù rivolge questa domanda ai dodici.
Gesù rivolge anche a noi oggi questa domanda tutti i giorni, in tutte le nostre situazioni di vita.
C’è sempre una scelta da fare, c’è sempre una situazione di vita concreta in cui dobbiamo scegliere.
Non si può servire Dio e mammona.
Seguire Gesù non è mai stato comodo.
Bisogna avere il coraggio di affrontare la durezza della rinuncia alle cose del mondo.
C’è nel messaggio di Cristo una vitalità che va oltre la carne, oltre il piacere di una vita.
Fatti bene i conti e vedi chi vuoi seguire;
Non serve a niente autoriconoscersi virtù eroiche sulla carta…
Come sarebbe bello poter esclamare come Pietro “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”.
Non è un’affermazione semplice da fare.
Dietro a quelle poche parole c’è un preciso esame della propria situazione di vita, un riconoscere veramente che tutti i nostri affanni quotidiani senza Dio sono solo uno sterile costruire castelli di sabbia; alla prima onda più forte tutto si dissolve.
Domenica del tempo ordinario di fine estate, c’è un invito a conversione per ognuno di noi, un invito ad essere cristiani dei fatti e non delle parole.

semplicemente un servo inutile



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