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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano

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Domenica 26 febbraio 2012, Prima domenica di Quaresima.

LETTURE: Gn 9,8-15; Sal 24; 1 Pt 3,18-22; Mc 1,12-15

SONO SOLO PAROLE (SENZA CRISTO IN NOI, SONO SOLO PAROLE)


Inizia un nuovo tempo, un tempo forte per i cristiani, un tempo di preparazione:
La Quaresima.
Vorrei andare un po’ controcorrente, uscire fuori dalla ormai consolidata tradizione di un tempo di penitenze.
No, non voglio dire che non lo sia, tutt’altro, voglio solo dire che, per una volta, potremmo focalizzare la nostra attenzione spirituale sul fine della nostra “preparazione quaresimale”.
Sai, è bello potersi preparare per una festa.
Sotto molti punti di vista la preparazione per una festa, per un evento importante, appartiene già all’evento stesso per cui ci si prepara, ti pare?
Bè, vorrei provare a vivere con voi questa Quaresima alla Luce della Pasqua.
Forse non lo abbiamo mai fatto e forse lo avremmo sempre dovuto fare…
Mi dirai che ci sono i digiuni, le astinenze, le vie Crucis.
E’ vero però se fai digiuno, non dimenticare che lo fai perché viene la tua Pasqua!
Se fai la via Crucis, non dimenticare che questa si realizza con Resurrezione!
Dai, proviamoci, incominciamo, come di consueto, partendo dal Vangelo.
E’ una storia che ha inizio in un deserto, sì Cristo è spinto dallo Spirito nel deserto.
“In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana.”
Questa prima Domenica di Quaresima ci invita in un luogo apparentemente vuoto ma dove avviene un incontro, non gradito, che costringe a fare una di quelle cose che non amiamo, un combattimento spirituale, cioè un combattimento anche con una parte di noi stessi.
Un luogo dove noi abbiamo la prima opportunità di “misurarci”, di “ritrovarci”.
Noi che siamo sempre pronti a misurare e giudicare il nostro prossimo ci ritroviamo in una situazione dove la misura da prendere è per noi!
Vediamo che può significare per noi oggi essere condotti allo Spirito nel deserto.
Sicuramente ci farebbe piacere fare un periodo in cui ci isoliamo, in cui il nostro prossimo più prossimo stia un po’ lontano.
Magari se uno è sposato sarebbe bello starsene un pò per i fatti propri, senza i problemi dei figli, del lavoro, del fine mese, dei vicini di casa, a volte anche della moglie…, dei colleghi di lavoro…
Se pensi che questo sia il deserto che Gesù c'invita ad affrontare, ti sbagli!
Il deserto che intende il Vangelo è un luogo non fisico, un luogo dove ci incontriamo con tutte le nostre debolezze: un entrare in noi stessi, condotti dallo Spirito, per capire come siamo fatti, per capire dove ci tira la nostra vita…
E’ fondamentale fare quest'esperienza, è il primo passo verso la Pasqua.
Sai, se fatto seriamente, quest'itinerario ci porterà ad imbatterci con le nostre debolezze.
Forse non abbiamo mai provato a combattere veramente contro il male che ci attanaglia, vi abbiamo solo rinunciato come intenti, mai facendo qualcosa di concreto.
Sì, quante volte nella nostra vita siamo i cristiani delle “buone intenzioni”.
Ebbene, caro fratello in cammino, questa prima Domenica di Quaresima c'invita al combattimento!
Hai presente i tuoi peccati?
Prendi il tuo peccato, quello che ti sporca di più, che ti umilia nel profondo, e inizia a dialogare con Dio, chiedendo la forza di rinunciare a quel tuo peccato.
Ti sembra un miracolo?
Pure a me!
Però vale la pena provarci.
Sappi che la vita del cristiano è un continuo ricominciare tutto daccapo.
Anche se ci hai provato dieci, cento, mille volte senza riuscirci non devi arrenderti mai.
Tu ed io non sappiamo quando il Signore permetterà che il miracolo della conversione avvenga nella nostra vita.
Ritrovare nelle nostre anime il desiderio di interrompere quella storia di peccato, quell’adulterio che ci portiamo dentro la nostra vita da anni e che ci impedisce di scegliere la via di Cristo nell’unica maniera possibile:
Tutto!
“Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”
Sì, la prima Domenica di Quaresima c'invita alla speranza che diviene certezza di cambiamento di vita.
Una speranza che non viene dalla nostra carne ma che viene da Dio.
Mai come in questi anni ci siamo abituati a vedere la vita dalla finestra, a considerare la vita altrui come un qualcosa che abbia a che fare con lo spettacolo, gli indici di gradimento, riempire i telegiornali.
La vita dei nostri prossimi che diventa uno spettacolo che ci turba per pochi istanti per poi ripiombare nel pozzo nero della nostra indifferenza.
Già, quanto è perversa la finestra che noi apriamo sul mondo, come ci sentiamo lontani o come cerchiamo di tenere lontani ad esempio i nostri fratelli europei della Grecia…
O come non hanno un volto i nostri fratelli africani che cercano di costruire alla meglio le proprie esistenze.
Che cancro per le nostre città civili l’indifferenza.
La Quaresima, questo tempo sì della Chiesa ma non dimentichiamolo mai, tempo nostro, ci porta a ritrovare la vera immagine di noi stessi.
Se non diamo un volto in Cristo a noi stessi, se non troviamo la nostra identità non potremo mai riconoscere che l’identità del nostro prossimo è quella di nostro fratello!
No, non siamo delle notizie di cronaca, siamo esseri umani, fatti di carne e anima.
Se pensiamo solo alla carne diventiamo dei ridicoli burattini in mano al demonio.
E allora il burattinaio ci usa attraverso la sessualità, l’affettività, il nostro bisogno di sentirci amati, la necessità di avere sicurezza di vita.
Sapete che accade?
Che perdiamo la creatura meravigliosa che Dio ha creato:
l’uomo.
Questa prima tappa del cammino verso Pasqua viviamola nella essenzialità della Fede.
Che intendo per essenzialità?
Io e Dio, la mia vita davanti a Dio, senza giustificazioni e scorciatoie.
I miei giorni in mano a chi li affido?
All’uomo o a Dio?
Il raccontino ci parla di cambiare la direzione del nostro sguardo…
«Una donna si recò alla fontana: un piccolo specchio tre¬molante, limpidissimo tra gli alberi del bosco. Mentre immer¬geva l'anfora per attingere, scorse nell'acqua un grosso frutto roseo, così bello che sembrava dire: “prendimi!”.
Allungò il braccio per coglierlo, ma quello sparì e ricomparve soltanto quando la donna ritirò la mano dall'acqua.
Così per due o tre volte.
Allora la donna si mise ad estrarre l'acqua per prosciugare la fontana.
Lavorò a lungo, sempre tenendo d'occhio il frutto misterioso; ma quando ebbe estratto tutta l'acqua, s'accorse che il frutto non c'era più. Delusa per quell'incantesimo, stava per andarsene via, quando udì una voce tra gli alberi: “Perché cerchi in basso? Il frutto sta lassù...”. La donna alzò gli occhi e, appeso ad un ramo sopra la fontana, vide il bellissimo frutto, di cui nel¬l'acqua aveva visto soltanto il riflesso...».
Forse stiamo guardando sempre in basso, proviamo ad alzare lo sguardo, verso Lui.

servo inutile, finchè Dio Vuole.


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