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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano

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Narrare la Fede ai Figli Omelia Domenicale e Festiva

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Domenica 25 Dicembre 2011 Natale

LETTURE: Is 52,7-10; Sal 97; Eb 1,1-6; Gv 1,1-18

TUTTO L’AMORE CHE TI MANCA, SOLO DIO PUO’ DARTELO.



Il Vangelo inizia con un potente della terra che si conta i suoi sudditi.
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
Ironia della sorte questo Natale in Italia c’è proprio un censimento della popolazione ma,
sinceramente, con la Parola di Dio c’è poco da meravigliarsi,
è scritta per noi oggi!
Imperatori che si preoccupavano a “contare” e una umanità sottomessa in cammino per farsi contare.
Tutti presi dal fare i conti, bilanci che non quadrano mai…
In fondo se proprio dobbiamo ricevere il Figlio di Dio ,
almeno che Lui sia potente ed invece…
In questa storia umana si innesta una meravigliosa Storia d’Amore:
il Natale.
Spesso lo dimentichiamo ma il Natale è la Storia d’Amore dell’umanità che coinvolge uomini e donne non come marionette o statuette da presepe o numeri da contare o che non contano…
Come è ingannevole il mondo, con una pazienza certosina ha spostato il cuore del Natale dagli uomini alle cose.
E noi a guardare…
Forse questo ci aiuta a capire che in fondo le statuette del presepe siamo diventati noi oggi con il nostro essere indifferenti, con il nostro sempre dire di “sì” con la testa come quegli assurdi finti cagnolini che si mettevano in auto negli anni settanta, che facevano sempre di “sì” con la testa quando l’auto era in moto.
San Giuseppe, la Vergine Maria non avete idea da quanto tempo non sono più immobili nel presepe di casa o della parrocchia.
Anzi, per essere sinceri, non sono mai stati fermi in posa, sono sempre stati in cammino;
e sono in cammino per le strade del nostro mondo.
In cammino nel cuore di uomini e donne d’oggi, che vivono nelle nostre città, che sanno dire di “sì” alla vita.
Forse potremmo anche imbatterci noi in questa coppia innamorata della vita come un dono straordinario ma quotidiano di Dio.
Già, tutte quelle mamme e quei papà che amano i loro figli nelle loro esistenze segnate dal peccato o dalla sofferenza.
In quei genitori che spesso vedo attendere il turno per parlare con i loro figli davanti alla porta così grande, pesante e chiusa di un carcere.
In quelle donne che hanno sperimentato sulla propria pelle il rifiuto del compagno della vita e che continuano ad amare e ad essere l’unico faro per figli buttati in una scialuppa di salvataggio troppo squarciata nel mare della vita.
In quegli uomini che amano la donna del “sì” pronunciato davanti a Dio cinquant’anni prima come se fosse la donna più adorabile dell’universo incontrata una settimana fa …
In quei genitori che non trasformano la salute dei propri figli e l’immenso dolore che si portano dentro come un caso giuridico internazionale ma che hanno il coraggio di portare queste vite preziose per sempre con loro.
Nei miei amici carcerati che mi mostrano le foto dei loro figli adolescenti dicendo che per loro sono fuori a lavorare in Belgio o in Svizzera anche a Natale…
Negli uomini che non perdono niente di Cristo anche se sono chiamati dalla collettività a percorrere e condividere anni di reclusione con altri uomini.
Nei volontari che mi accompagnano che veramente senza nessun compenso umano spendono il meglio della loro vita nella “borsa dell’amore” che non produce fregature nè ammanchi;
è sempre in attivo!
Apriamo il presepe della vita al mondo.
Il demonio vuole che noi recitiamo un ruolo che non ci appartiene.
Se consegniamo le nostre esistenze al mondo diveniamo dei pezzi di carne legati a fili di burattini.
Il nostro corpo, la nostra sessualità, i nostri affetti, la nostra salute…
E’ diventato tutto uno spettacolo, una vetrina dove mostrare come mercanzia le nostre esistenze.
Ma poi il conto che ci viene passato è salato, molto salato:
l’infelicità estrema, una infelicità senza limite…
Noi in Dio non siamo burattini.
Non apparteniamo alla terra;
viviamo sulla terra
ma siamo fatti di Dio.
Il Natale è proprio riscoprire quanto valgono le nostre vite in Cristo.
La vita di tua moglie;
la vita dei figli;
la vita del prossimo che incontri nel quotidiano,
la tua vita.
Accogliere il Natale nella novità.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia
In fondo come pastori nella notte ci aggiriamo pensando di “fare la guardia” alla nostra esistenza, cercando di custodire la nostra vita.
E c’è la proposta di Dio di volgere lo sguardo non alle cose del mondo ma a Suo Figlio.
Fratello di questo anno così imbarazzante ma finalmente rivelatore della nostra società evoluta,
non temere, sei chiamato alla grande gioia:
Accogli Cristo Salvatore.
Voglio augurarvi il mio Buon Natale con una “lettera a Dio” di un uomo che deve scontare il carcere a vita.

Ascolta o mio Dio, io non ho mai parlato con te. Voglio solo salutarti, a proposito, come stai?
Sai, qualcuno mi ha fatto credere che tu non ci fossi ed io, povero sciocco ho creduto che fosse vero!
La sera, quando mi avvio ad andare a letto, dalla mia finestra, ahimè con l’inferriata vedo il tuo cielo. Non avrei mai immaginato che per vederti mi bastasse stendermi sul letto. Ammirando il tuo cielo allora penso “Complimenti per la casa che hai!”.
Lo so che sei molto arrabbiato con me e non so nemmeno se ora ti va di darmi una mano. Spero solo che mi comprenderai. E’ molto strano che prima non ti abbia mai incontrato. Ma forse non volevo vederti. Forse ero accecato dai peccati che commettevo. Sai, credo che nonostante tutto abbiamo qualcosa in comune…, tu quando venisti sulla terra sei stato imprigionato e crocifisso e a te, tutto sommato, è andata bene. Non è per casualità che ti ho incontrato in questo luogo che sprigiona sofferenza, cosa che tu hai già patito. Un luogo dove porterò avanti ciò che hai lasciato, ovvero l’essere prigioniero, fino alla morte.
L’offensiva della notte mi attende, tra poco i fantasmi del mio passato assaliranno la mia quiete. Posso dirti però che da quando ho scoperto che mi sei vicino non ho più paura.
Prima di addormentarmi voglio dirti che ti amo tanto!
Lo scontro stanotte sarà terribile lo so, non sono mai stato tuo amico; però sono certo che mi riserverai un posto importante se arrivo da te.
No, non sto piangendo, forse lo dovrei fare e lo dovrei fare talmente tanto da inondare il mondo con il mio pianto così solo per vedere poi arrivare un’altra alba, un altro giorno pieno di luce e di speranza per me e per quelli nelle mie condizioni di vita e sofferenza.
Magari anche per aprire una finestra di luce per i nostri cari.
Tardi ho scoperto…, quanto mi dispiace.
Adesso perdonami, il sonno si sta impadronendo di me…
Che strano, per la prima volta mi addormento senza la paura della notte.
Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Come la Vergine Maria oggi ogni cristiano è chiamato a partorire Cristo al mondo ma,
attenzione,
la Vegine Maria, dopo aver partorito Gesù,
ha continuato a portare Gesù al mondo nel Suo Grembo,
così anche oggi ogni cristiano,
porta Cristo nel mondo,
ma non smette mai di portarlo in se stesso.
Poveri noi se portando Cristo al prossimo,
dimenticassimo di portarlo dentro di noi.
Buon Natale da un servo inutile, finchè ci sono.

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