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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano

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Narrare la Fede ai Figli Omelia Domenicale e Festiva

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Braccialetto Rosario

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Domenica 24 Marzo 2013 Domenica delle Palme anno c

Isaia 50, 4-7; Filippesi 2, 6-11; Luca 22,14-23,56

BUGIARDI NOI




I Vangeli che ascolteremo in questa Domenica ci mostrano una iniziale porta larga, una via gloriosa che all’improvviso, senza una motivazione apparente, diventa una porta stretta ed un cammino di umiliazione, di annientamento secondo l’ottica umana.
Si entra in Gerusalemme, alla grande, accolti come dei Figli di Dio.
E’ forse questo l’ingresso di ogni essere umano sulla scena di questo mondo, con grandi attese.
Ma la situazione cambia, l’accoglienza festosa nasconde una storia ben diversa.
Dobbiamo iniziare con un combattimento: il tempo.
Conoscete un certo Simone di Cirene?
Comincio ad “imbiancare”, conosco e incontro sempre più gente nella mia esistenza.
Gente che vive in uno stato di abbandono; gente che vive in uno stato di serena normalità; gente che fugge e gente che ride; gente che soffre e benedice e gente che gode e maledice; gente che ha tutto ma vive come se non avesse nulla e gente che è misera ma che vive come se il mondo gli avesse donato tutto.
Spesso una parte di loro è anche la mia:
Simone di Cirene.
C’è un momento nella nostra vita dove veniamo “presi” e costretti a portare la Croce.
Perché mai quell’uomo che si faceva i fatti suoi viene coinvolto nella storia più straordinaria dell’umanità?
Chi può dirlo?
Già, perché mai arriva un certo momento della nostra esistenza in cui ci viene caricata sulle spalle una Croce?
C’è questa nostra scomoda realtà contro la quale combattiamo con tutte le nostre forze.
La nostra Croce.
E la chiamiamo ingiusta, a volte la sentiamo impossibile, un giorno ci diventa leggera, un altro giorno ci schiaccia, ma non riusciamo a “spiegarcela”;
Non ne riusciamo a capire la motivazione, il perché del nostro passare per un strada della vita ed essere caricati della Croce.
Penso a Simone di Cirene ma non posso non pensare a me e anche a te caro fratello lettore:
PERCHE’?
La nostra vita che incontra Dio nella situazione che umanamente avremmo evitato.
“Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna e gli misero addosso la Croce da portare dietro a Gesù”.
Questo signor Simone era la persona più estranea ai fatti.
Magari aveva sentito parlare di un certo Gesù ma quel giorno sicuramente non lo stava cercando;
Ma Gesù cercava lui, Simone di Cirene.
Ora a Simone di Cirene proviamo a mettere il nostro nome:
Michele, Giuseppe, Alberto, Simona, Maria… ;
Sì, Gesù cerca te, ora magari così lontano da Lui, così deluso da Lui.
Già com’era lontano Simone da Gesù, era di Cirene, un paese dell’Africa...
Quello che gli è capitato non è stato certamente di sua volontà;
è stato un incidente della vita, che lo ha chiamato ad essere protagonista di tutta un’altra storia.
Mi vengono i brividi a pensare a come è vera nella nostra vita questa Parola.
Viviamo in un mondo che tende ad evadere dall’anonimato cercando il “successo”, la popolarità, l’apparire in una trasmissione televisiva ed invece siamo “pescati” da Dio ad “aiutare” Suo Figlio a portare la Croce.
La Croce di Gesù.
Simone tu hai portato la Croce di Gesù;
hai sentito sulla tua pelle il profumo del Sudore di Gesù;
la tua pelle è stata toccata dal Sangue di Gesù;
per un attimo lo sguardo di Gesù sofferente si è posato su te Simone che lo aiutavi;
le tue mani hanno toccato e abbracciato ciò che Gesù ha toccato e abbracciato;
la tua strada, il tuo percorso di vita è stato quello di Gesù, eri proprio dietro di Lui;
Simone Dio ti ha chiesto di diventare come Suo Figlio, di prendere il Suo posto.
Dio che è accanto a Suo Figlio che porta la Croce ora, caro Simone, è accanto a te.
Il Suo respiro nel tuo respiro.
Ho la presunzione di dire che queste sono le parole più belle che si possano rivolgere ad un cristiano.
Sapete, il cireneo è Cristo e Cristo è il cireneo.
Un uomo che è chiamato a portare la croce dell’amore di Dio per il mondo.
Portare la Croce non è un fatto “privato”, solo per se stessi.
Caro fratello, il mondo, la vita, ti ha imposto questa “investitura” della Croce.
Puoi maledire o benedire questo “dono” piovuto dall’Alto.
Ma questa scelta di Dio può portarti una posterità, può rendere il tuo albero secco e sterile come un albero di vita.
In realtà la Croce che Cristo porta non è la Sua bensì è la nostra croce;
Spetta a noi perché siamo noi i malfattori.
Simone appena caricato della Croce si trasforma, il Vangelo dice testualmente:
“e gli misero addosso la Croce da portare dietro a Gesù”.
Sollevando la sua Croce dietro a Gesù, Simone diviene Suo discepolo.
Discepolo a pieno titolo, non scelto dagli uomini come capita spesso nei nostri sterili “consessi umani”, ma scelto da Dio.
Simone non avrà certamente capito il senso, durante quel percorso Simone non ha capito.
Caro fratello, cireneo di questi giorni, che percorri a fatica la strada della vita,
sotto il peso della Croce ti manca il respiro,
sotto il peso della Croce ti mancano le forze
Come Simone ti sarà difficile capire il senso di questo percorso.
Il terzo giorno, però, Simone ha capito.

Semplicemente un servo inutile




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