Omelia Domenicale e Festiva a cura
di Don Michele Cuttano


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Narrare la Fede ai Figli
Omelia Domenicale e Festiva

XXXIV Domenica del T.O. 23 Novembre 2008

LETTURE: Ez 34,11-12.15-17; Sal 22; 1 Cor 15,20-26a.28; Mt 25,31-46

UN GIORNO CREDI DI ESSER GIUSTO E DI ESSERE UN GRANDE UOMO, IN UN ALTRO…



Mi capita spesso, nei luoghi che frequento, che mi venga posta, con molta semplicità, senza farisaiche astuzie, una particolare domanda;
in sincerità la mia risposta immediata a questa domanda è: "leggi il Vangelo del Giudizio finale di Matteo".
Proprio, guarda che caso, il brano del Vangelo di questa ultima Domenica del Tempo Ordinario dell'anno A.
Volete conoscere la domanda?
Non ve la dico, ho la speranza anzi, la certezza, che il Vangelo che la Chiesa ci dona nella Domenica di Cristo Re dell'universo vi apra il cuore alla grande domanda del cristiano.
I nostri quotidiani, sempre loro, così importanti perché dietro le nostre piccole storie di tutti i giorni poi si sviluppa la storia dell'umanità.
A me capita di soffermarmi a riflettere sul mio agire della giornata, è una cosa che faccio fin da bambino, questa sorta di "salvataggio" del quotidiano oggi potremmo chiamarlo "back up" della giornata.
Sono certo che capiti anche a voi, ve lo auguro.
Rivedere tutte le azioni quotidiane e arrivare spesso alla conclusione che non è semplice vivere, che vuoi fare del bene, pensi di farlo, ma poi ti accorgi che hai ricercato un bene a senso unico, solo rivolto verso di te, pubblicamente ben mascherato d'altruismo;
altre volte viene fuori proprio quella parte di te che vorresti dimenticare, la parte gretta, aggressiva, meschina.
Ora che sto scrivendo me ne viene in mente una mia, fresca fresca.
E quando mai, nella mia vita c'è ne sempre una fresca fresca…
Non appartengo alla categoria di quelli che si autogiustificano, che scusano le proprie bassezze accusando le meschinità del prossimo, per cui sento in me l'amarezza del mio peccato, sento pure che devo rimediare!
E, come dice una vecchia canzone, mi soffermo a pensare che non bisogna farsi "cadere le braccia"!
Embè, il Vangelo non ci lascia mai soli.
Sì, il Vangelo di questa Domenica è veramente serio, senza difficoltà di comprensione, senza problemi di interpretazione.
Ci dice papale papale quello che fa il cristiano nei suoi giorni terreni.
E' un Vangelo che mi stupisce, sempre:
il Figlio di Dio che si identifica in persone un po' "particolari", tipo affamati, assetati, forestieri, malati e carcerati.
Che strano, i grandi di questo mondo, almeno quelli che sono oggi in circolazione, non lo fanno mai, non si identificano mai negli ultimi.
Dio sceglie di "nascondersi" in categorie umane che chiameremmo "a rischio".
Noi che cerchiamo di incontrare il nostro Dio in tanti posti "gloriosi" e Dio che si propone di incontrarci in persone così emarginate.
Per l'uomo globalizzato, super accessoriato, informatizzato, per l'uomo che si è "scrollato di dosso" un Dio antiquato che è morto in croce, il Vangelo diventa all'improvviso l'unica via di incontro tra l'uomo e "l'altro uomo, quello in recessione da una vita".
Ci stiamo rendendo conto, in questi ultimi anni, come le diverse culture, le diverse religioni possono alzare delle barriere nell'umanità.
E drammaticamente ci siamo resi conto che quando l'uomo moderno abbatte delle barriere è perché vuole più spazio per sé, per accresce la sua egemonia;
è il "metro" del mondo.
Gesù abbatte le divisioni ed usa un metro diverso, che nessuno conosce:
Il metro dell'amore.
Il Vangelo ci dice con estrema chiarezza che ci sarà un giudizio compiuto in base al comando dell'amore, non c'è altra distinzione fra gli uomini.
Davanti a Dio ci sono gli uomini che amano e gli uomini che non amano, una via di mezzo non c'è!
E allora, caro fratello, il nostro vissuto quotidiano come lo viviamo?
Come stiamo combinati ad amore, quell'amore che porta ad essere accettati da Dio per la vita
eterna?
In questo Vangelo, seppure sottinteso, ritorna ancora il concetto di tempo, il tempo della conversione è quello presente, non ci saranno i "tempi supplementari" o "manovre correttive di bilancio"!
Sarà inutile dopo, quando ci troveremo faccia a faccia con Cristo, dire le parole "Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?".
Quante volte di fronte alla richiesta di un qualsiasi essere umano abbiamo delegato ad altri, abbiamo fatto spalluccie, scosso la testa e magari, che ne so, se quell'essere umano era Gesù?
Fratelli, non so voi, ma io mi sento tremendamente male, chiamato in causa perché passano nella mia mente decine di volti in cui avrei potuto incontrare e servire Gesù e invece ho pensato a me, al mio tempo che non basta mai, alle mie cose, alla mia famiglia, alle mie comodità, al mio cuore nel borsellino, alla paura dell'invadenza altrui.
Quante scuse e sani consigli sappiamo dare quando incontriamo determinati prossimi:
che vadano al centro di accoglienza, che vadano alla caritas, che vadano dai sacerdoti, che vadano dai ricchi, che vadano dal sindaco, che vadano dai frati, che vadano nella loro nazione, che vadano nei loro tuguri, che vadano in un campo di concentramento, che vadano all'inferno,
ed infine di questi tempi c'è la recessione economica!
La recessione economica dei nostri cuori nasce dalla mancanza della crescita in Cristo.
Il solo fermarci ai "traguardi raggiunti" per il cristiano significa vivere nell'inganno.
Quando una società considera l'uomo come un numero che fisiologicamente nella società deve soffrire la fame, l'abbandono dalla società, la mancanza di dignità, il non poter pensare a metter su una propria famiglia, il vivere il non diritto al lavoro:
è una società senza Dio, perversa, progenie di Caino.
Penso ai nostri giovani, penso ai tanti lavoratori in nero, penso ai tanti che sono e saranno a breve in cassa integrazione, penso ai tanti che sono o che saranno a breve senza lavoro, penso ai tanti genitori che hanno dovuto dire di no ai propri figli per studiare, penso ai miei fratelli carcerati…
Già, i modelli economici di questo mondo che ci promettevano benessere…
Non posso e non riesco a dirvi (e a dirmi) altro che: "In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l'avete fatto a me".
Il raccontino è breve, decisamente breve e decisamente birbante…
"Una volta, un ministro era seduto sul bordo di una fontana cittadina. Per una disattenzione, vi scivolò dentro. Alcuni passanti si fecero avanti e gli tesero la mano dicendo: "Dammi la mano".
Ma l'uomo non ne voleva sapere e non tendeva la mano a nessuno.
In quel momento passò un uomo che si aprì la strada nella folla ed esclamò:
"Amici miei, il nostro ministro fin dalla nascita ha imparato solo il verbo prendere; non conosce il verbo dare".
Così dicendo gli tese la mano:
"Buongiorno, vostra Eccellenza; prendete dunque la mia mano".
Immediatamente il ministro afferrò la mano dell'uomo e uscì dalla vasca."
Sembrerebbe solo una questione di verbi o di politici ma, invece, è una questione di amore.
Come si fa ad andare in Paradiso? E' questa la domanda che mi porgo e mi porgono…,
la risposta la conosciamo, grazie a Gesù.


servo inutile, don michele con sincerità.





Don Michele rimane in ascolto con la sua e-mail donmichele@novena.it ed è disponibile a darti una chiara e veloce risposta.




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