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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano

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Narrare la Fede ai Figli Omelia Domenicale e Festiva

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Crocefisso di San Damiano in Argento

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Braccialetto Rosario

Abbastanza grande per esser indossato come collana rosario
Rosario originale di Betlemme

Il Libro Consigliato


Domenica 23 settembre 2012, 25ª domenica del Tempo ordinario Anno B.

- Letture: Sapienza 2,12.17-20; Salmo 53, Giacomo 3,16-4,3, Marco 9,30-37

SEI IL NIMERO UNO?



Tanto per cambiare Gesù è in cammino e tanto per cambiare ricorda ai suoi discepoli che questo cammino lo porta a morire in croce e a resuscitare il terzo giorno.
I versetti del Vangelo che seguono mi fanno sentire tutt’uno con i discepoli.
Gesù annunzia loro la sua passione e loro che fanno, di che argomento discorrono per strada?
Bè, uno si aspetterebbe che i discepoli commentino la rivelazione del Maestro, dato che era abbastanza importante e perché no, anche strana…
E invece no, decisamente no.
Parlavano, sentite un po’, di chi, fra loro, fosse il più grande!
“Di che cosa stavate discutendo lungo la via?”
“Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande.”.
Mi devo ripetere, il Vangelo è sempre attuale.
Sapete, frequento anche la parrocchia…(qualcuno direbbe: “E ho detto tutto!”)
La tentazione nel commentare questo Vangelo è quella di soffermarmi su certi atteggiamenti, di noi cristiani, speculari di quelli degli apostoli del Vangelo odierno.
Bè, insomma, non mi va di girarci intorno.
Può capitare che a volte si interpreti il cristianesimo come un arrivismo e carrierismo (anche affettivo) che di Cristo non ha niente.
Attenzione non penso solo ai laici;
Attenzione non penso solo agli Ordinati.
In realtà questo Vangelo ci “raddrizza” tutti…
C’è un essere i “primi” che consiste nell’essere servi di tutti;
C’è un ministero che significa lavare i piedi al prossimo;
C’è una sequela che non ti porta ad occupare, dopo anni di onorata e sudata carriera, il posto di “responsabile” ma quello di servo.
Se volete possiamo dire cammino di discesa ma in realtà si tratta di una salita…, non per le alte vette del successo, si sale verso un trono: La Croce.
Bello? Vi eccita l’idea?
No?
Embè, a quanto pare l’idea non “attizzava” neppure i discepoli di Cristo e non attizza neppure molti discepoli dei nostri tempi.
I discepoli sono tesi all’affermazione del proprio “ego”, pieni di aspirazioni umane, che si scontrano con il messaggio del Maestro.
Sono due vie opposte, non compatibili in alcuna maniera:
O segui Cristo o segui l’uomo.
Purtroppo, spesso, dobbiamo constatare che anche fra i cristiani c’è una corsa ad essere umanamente i primi…,
nonostante Cristo, diremmo!
Eppure, credetemi, il segno più importante che caratterizzava i primi cristiani (quelli che, pur di non rinnegare Cristo, sceglievano di morire benedicendo anche l’aguzzino di turno) era proprio “l’Unità”, intesa come profonda comunione di adorazione di Dio attraverso l’amore al prossimo(anche se nemico).
Meraviglioso un ammonimento del nostro Santo Padre:
“Si soffre anche nella Chiesa, «come nella società civile», perché molti «lavorano per se stessi e non per la comunità”.
Che lezione di vita attuale per il nostro essere cristiani, per le nostre parrocchie e siamo sinceri, che lezione di vita per tutta l’umanità:
“Se uno vuol esser il primo, sia l’ultimo e il servo di tutti”.
Guardiamoci attorno, ma dove lo troviamo un Padreterno che ci dice queste parole e, cosa ancora più importante, ci dà l’esempio in prima Persona!
L’uomo di Dio che si fa servo del prossimo per amore di Dio.
Come sono attuali e preziose le Parole di questo Vangelo capitato a caso in una normalissima giornata di settembre della nostra esistenza.
Come l’umanità profondamente (e stupidamente) divisa ha bisogno del Maestro.
Come è vero che tutte le volte che cerchiamo di raggiungere Dio con le nostre forze e con i nostri modi costruiamo solo un’altra inutile torre di Babele, destinata a rimanere una mezza torre inutile, una torre mozza; mozza perché manca la parte più importante, quella di Dio.
L’uomo di qualsiasi latitudine, di qualsiasi credo, di qualsiasi lingua, di qualsiasi cultura, di qualsiasi colore ha bisogno di Dio, del Dio dell’amore.
Rendiamocene conto, di qualsiasi “schieramento” siamo, l’umanità ha una sola via di salvezza:
Dio che ama le Sue creature e vuole che le Sue creature si amino.
Non è un Dio conquistatore di territori, di giacimenti petroliferi, di armi all’avanguardia, di mezzi di comunicazione, di folle osannanti, di potere, di consensi elettorali.
Nessun cristiano faccia queste conquiste in nome di Dio perché non sono secondo la volontà di Dio.
Dio ama l’umanità, tutta intera, senza eccezioni.
Dio ama il pio e ama il delinquente, quello che viene emarginato persino in carcere perché fa schifo anche a tutti gli altri carcerati.
Chi è Figlio porta impressa in modo indelebile l’immagine del Genitore:
L’AMORE.
Direte che sono stupide parole dette da uno stupido ed insignificante diacono permanente, pure meridionale.
Se vi fa piacere mettetela così e portiamo a nanna la nostra coscienza.
Termino con un raccontino, era da tempo che non ve ne donavo:
Un giorno un diavolo apparve a un santo intento a pregare nel deserto.
Era molto arrabbiato. Aveva perfino una frusta. Gli disse: - Tutto quello che fai tu lo posso fare anch'io. Tu digiuni e io non mangio mai; tu sei spirituale, io sono puro spirito; tu fai miracoli, anch'io...
Allora il santo chiese al diavolo: - Perché dunque tu non sei felice come me?
- Perché tu puoi fare una cosa - rispose il tentatore - che io non posso fare!
- Replicò il santo:Qual è?
- Umiliarmi, servire gli altri! - rispose rosso di rabbia.
Se non capiamo che servire Dio significa servire il prossimo siamo meno di un povero diavolo…
Semplicemente un servo inutile in Cristo



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