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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano

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Narrare la Fede ai Figli Omelia Domenicale e Festiva

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Domenica 22 Aprile 2012 III Domenica di Pasqua Anno B -

Letture: Atti degli apostoli 3, 13-15. 17-19; Salmo 4; 1 Giovanni 2, 1-5; Luca 24,35-48

E DIO TRA DI NOI…


Il Vangelo di questa terza Domenica di Pasqua continua a proporci i dialoghi che Cristo ha con i suoi discepoli subito dopo la Sua Resurrezione.
Vorrei partire per questa nostra riflessione dall’ultimo versetto:
“Di questo voi siete testimoni”.
Vorrei riflettere proprio su queste parole.
Testimoni di che?
Testimoni di un evento straordinario che appartiene a Dio?
Testimoni di un evento storico da scrivere sulle enciclopedie?
Testimoni di un fatto magico?
Gesù chiede loro di uscire all'aperto per pro¬clamare che egli è risuscitato dai morti il terzo giorno e per predicare nel suo nome a tutte le genti la conversione e il perdono, cominciando proprio da Gerusalemme!
Questo evento non appartiene solo a Dio o agli apostoli o agli uomini di quel tempo.
E’ un qualcosa che ha cambiato e può cambiare ancora la nostra storia non solo personale ma anche mondiale!
E’ un compito difficile che Cristo affida a degli uomini che, peraltro, avevano anche loro delle difficoltà nel credere.
Essi vivevano infatti ancora nascosti in seguito alla sua morte, timorosi di essere rico¬nosciuti dalle autorità come discepoli del Nazareno…
Il Vangelo, come sempre, viene a scuoterci come cristiani.
Sentiamo questa Parola di Gesù rivolta a noi oggi?
Ci sentiamo inviati da Dio come testimoni?
Vorrei anche approfondire con voi un altro versetto:
“Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture”.
Cristo si prende la briga di istruire i suoi discepoli.
E a noi oggi, concretamente, chi ci apre la mente alle Scritture?
Self service?
No, grazie…
Qualche buona lettura?
Non basta…
Qualche film trasmesso in televisione nel periodo pasquale?
Sarebbe un banalizzare tutto…
Qualche incravattato con borsa che possiamo incontrare per strada?
Mi sanno tanto di lezioncina imparata a memoria per ascoltatori sprovveduti…
Ci deve essere una fonte d’acqua limpida, non inquinata…:
Ancora oggi, per tutti noi, è il Maestro che ci apre l’intelligenza alla scritture attraverso la Chiesa.
Sì, è la Chiesa che oggi, concretamente, ha il compito di trasmettere fedelmente la Parola di Gesù.
E’ un dovere di ogni cristiano farsi discepolo, farsi ammaestrare.
Ma, attenzione, dopo l’ammaestramento viene l’agire…
Questa è la parte più difficile della testimonianza:
Il mettere in pratica!
Il vivere secondo gli insegnamenti di Dio ogni giorno, in ogni situazione di vita.
Non conta se sei ricco o povero in canna, se sei un sacerdote o un laico, se sei operaio o impiegato, di sinistra o di destra, nero o bianco…
Nessuno è esentato dal profetizzare ma nessuno è esentato dal vivere…
Ecco, la vita del cristiano si trova fra questi due versanti:
Il contemplare e l’agire.
Credimi, caro fratello, questa è una sfida quotidiana.
A volte vorresti rifugiarti nella Sua Parola, scappare dalle realtà amare, umilianti, scoraggianti.
Poi ti rendi conto che c’è un sepolcro aperto e vuoto che aspetta di essere mostrato al mondo;
Che c’è un Dio che è morto per tutte le nostre miserie quotidiane e che vuole essere portato dai nostri cuori.
E allora ti rimetti in cammino, ritorni al mondo da cui stavi scappando per portare l’unica vera ricchezza:
Un Dio innamorato delle Sue creature.
Il raccontino è di L. Tolstoi.
C'era una volta un uomo che faceva l'ortolano. Non era ricco ma lavorando sodo era riuscito a comperare una bella vigna. Aveva anche allevato tre figli robusti e sani. Ma proprio qui stava il suo cruccio: i tre ragazzi non dimo¬stravano in alcun modo di condividere la passione del padre per il lavoro dei campi.
Un giorno, sentendo che stava per giungere la sua ultima ora, chiamò perciò i suoi ragazzi e disse loro: «Figlioli, devo rivelarvi un segreto: nella vigna è nascosto tanto oro da bastare per vivere felici e tranquilli. Cercate questo tesoro e dividetevelo fraternamente tra voi». Detto questo, spirò.
Il giorno dopo i tre figli scesero nella vigna con zappe, vanghe e rastrelli e incominciarono a rimuovere profondamente la terra. Cercarono per giorni e giorni, poiché la vigna era grande e non si sapeva dove il padre avesse nascosto il tesoro, di cui aveva par¬lato. Alla fine si accorsero di aver zappato tutta la terra senza aver trovato alcun tesoro. Rimasero molto delusi; però l'anno seguente con nuova speranza si rimisero a cercare. Alla fine compresero il significato delle parole del padre: infatti la vigna, ben zappata e curata, dava moltissimi frutti. Vendendo i frutti, ricavarono molti rubli d'oro, che poi divisero fraternamente se¬condo la raccomandazione del padre.
E da quel giorno compresero che il più grande tesoro per l'uomo è il frutto del suo lavoro».

Sai, c’è tanto da lavorare nella vigna di Dio, c’è bisogno del mio e del tuo zappare quotidiano per portare il vero amore nel mondo.

servo inutile


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