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"La famiglia, dono e impegno, speranza dell'umanità"
La Famiglia nel Sentimento e nelle Parole di Giovanni P. II
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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano

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Narrare la Fede ai Figli Omelia Domenicale e Festiva

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Il Libro Consigliato
DOMENICA 19 Giugno 2011 Trinità

LETTURE: Es 34, 4b-6. 8-9; Dn 3,52.56; 2 Cor 13, 11-13; Gv 3, 16-18

CI VORREBBE UN AMICO…



Sapete, c’è un cancro che, con il passare degli anni, tende a consumare le realtà più belle e più stupefacenti della nostra esistenza:
L’abitudinarietà, il dare per scontato “situazioni” o “presenze” nel nostro vissuto.
Capita fra marito e moglie,
fra parroco e parrocchiani,
fra sacerdote e vocazione;
fra docenti e studenti,
fra genitori e figli,
fra amici,
fra colleghi d’ufficio,
fra noi e il piatto che il Signore ci concede di mettere a tavola ogni giorno
e, come è triste ammetterlo,
anche a noi nei confronti di Dio.
Quanti cristiani ascolto che danno Dio per scontato.
Ed invece chi ha fatto vera esperienza di Dio può affermare che dopo aver raggiunto la vetta più alta dell’universo ti rendi conto di essere ancora ai piedi del monte.
Lasciatemi passare questo pensiero che è molto personale ma che sento vivo in me ogni istante:
Dio, un innamorato che ci conquista ogni giorno.
Ed invece noi lo diamo per scontato, a volte diciamo di portarlo dentro di noi sempre…
e quel sempre spesso significa concretamente mai!
Alla Trinità noi siamo abituati.
Abbiamo ricevuto il Battesimo nel Nome della Trinità.
E poi chissà quante volte al giorno ci “segniamo” nel Nome della Trinità…
Ma in noi dove vive la Trinità?
Mi piacerebbe gridarlo al mondo…
La Trinità non vive solo relegata nel Tempio o in qualche pur stupendo dipinto con immancabile triangolo.
La Trinità vive nella famiglia cristiana.
Chi lo sa bene è il principe di questo mondo, il nemico antico.
Infatti cerca in ogni modo di distruggere la famiglia.
Chi spesso non lo sa bene o lo dimentica siamo noi cristiani.
C’è da riconquistare, e alla svelta anche direi, la presenza della famiglia nella vita attiva della Chiesa come presenza completa di Dio, trinitaria appunto.
Interrompere quel circolo vizioso del pensare alla vita cristiana dei nostri figli come dei cicli, con annessa parabola ascendente e poi discendente, legati alla “pastorale sacramentale”.
Non un trasmettere la fede finalizzata al raggiungimento della maturità per ricevere i Sacramenti.
Perché una volta poi raggiunti questi momenti, che accade?
Siamo sinceri, cosa accade?
C’è quel tremendo distacco fra la fede professata e quella vissuta a cui in modo perverso ci siamo convinti che non può essere altrimenti!
Ci vuole coraggio, il coraggio dello Spirito Santo nell’intendere che la pastorale più importante è quella famigliare.
E chi è contro la famiglia, in ogni senso, è contro Dio!
E’ come modello di questa famiglia la Chiesa ne ha uno insuperabile:
La Famiglia di Nazareth.
C’è molto da lavorare, da rimboccarsi le maniche e da metterci in discussione come cristiani ma… con la guida dei pastori di Dio le famiglie in Cristo ricomporranno questa nostra società divenuta un ammasso di ossa inaridite.
Districarci e affrancarci da questo modo di concepire e vivere la vita delle nostre parrocchie;
riscoprire il carisma trinitario della famiglia che alimenta non solo la vita parrocchiale ma la società.
E’ questa Presenza trinitaria della famiglia Chiesa che salva intere generazioni.
Ce lo insegna la Bibbia che in ogni tempo c’è un “faraone” che attenta alla vita del Popolo di Dio e che a volte anche due levatrici che temono Dio(Sifra e Pua) possono cambiare una storia!
Cioè, quello che voglio dire con estrema chiarezza, che anche noi cristiani, nel proteggere le nostre piccole famiglie siamo chiamati ad essere segno visibile della Trinità nel mondo.
La famiglia come icona della Trinità.
Ed invece ci adattiamo, scrollando le spalle o facendo “sì” con la testa,
come quei cagnolini finti che si mettevano nelle macchine quando ero bambino io…
Quando la macchina si muoveva loro facevano sì con la testa;
quando il mondo tira fuori qualche scellerata novità,
noi come quei cagnolini facciamo “sì” con la testa.
Ed invece NO!
E’ un no che non deve venir fuori solo (giustamente) dai pulpiti ma anche dalle famiglie!
La famiglia trinitaria oggi è l’unico baluardo che difende e alimenta la vita.
Diventa pietra d’inciampo per la mentalità di questo mondo.
Nel mondo quante persecuzioni e nefandezze nei confronti della famiglia!
Ma diventa, in Cristo, anche “roccia” di rifugio per questo mondo.
Il mondo in cui viviamo, di fronte ai grandi dubbi dell’uomo, confeziona soluzioni pronte, disponibili, facili e mortali.
Cristo dà una risposta chiara, vera, che non passa e non nasconde la morte:
L’Amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo per ogni uomo;
amore che si rende visibile al mondo nei cristiani.
Riscoprire questa festa nelle nostre parrocchie come adesione delle famiglie alla Trinità,
all’Amore messo in circolo da Dio.
Vi chiedo perdono se ho condiviso con voi un commento molto terreno,
magari in questa festività vi aspettavate alta “Teologia” ma, sinceramente, non ne sarei stato capace.
E poi, per dire il vero, oggi sono sulla terra e desidero incontrare Dio sulla terra;
quando sarò nei Cielo lo incontrerò nei cieli!
Mi sono stufato di sentire predicatori di ogni genere che parlano di un futuro certamente a loro sconosciuto.
E’ la Trinità presente nell’oggi che ci accompagna all’Incontro nei Cieli.
Mi piace sentire la Trinità più quaggiù che lassù,
almeno per ora…
La vita nello Spirito è sempre piena di sorprese meravigliose e poi,
per dirla tra noi,
per la famiglia ci vorrebbe un amico…
L’Amicizia della Trinità, appunto.






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