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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano

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Narrare la Fede ai Figli Omelia Domenicale e Festiva

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Braccialetto Rosario

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Il Libro Consigliato


Domenica 17 giugno 2012, 11ª domenica del Tempo ordinario.

Letture: Ez 17,22-24; 2Cor 5,6-10; Mc 4,26-34.

SE L’AMORE E’ AMORE




Come penso capiti a molti di noi, ascoltando le cronache di questi nostri giorni, onestamente, ci viene un magone dentro l’anima. Come non pensare ai nostri fratelli che stanno vivendo momenti difficili, atroci, a causa del terremoto?
Come non pensare alla crisi economica che attanaglia la nostra giovane e già tanto malata Europa?
Come non pensare ai tanti fatti di violenza che sono diventati ormai quotidiani nelle nostre città?
Io continuo a chiederlo alla gente cosa ne pensa, cosa pensa di questi nostri giorni così complicati.
Ci sono varie categorie di risposte. Quella dei nostalgici, che ripetono una frase molto comune “ai miei tempi c’era tanta povertà ma tanta serenità”. Poi ci sono i sostenitori del “potere forte” dell’ordine sociale basato su pene severe verso chi non si comporti come dovrebbe, in genere però diventano molto morbidi sulle loro mancanze. Poi ancora ci sono quelli che, nonostante tutto, rimangono indifferenti, perché non ancora “toccati” da tutto quanto ci accade intorno. Poi ci sono quelli che si lamentano da una vita, che chiaramente, continuano a lamentarsi oggi in modo ancor più evidente. Poi ci sono coloro che vedono una soluzione in un nuovo modo di fare politica di destra, o di sinistra, o di…
Poi ci sono anche quelli che ritengono sia opportuno, per migliorare le nostre società, di gettare via tutto e ricominciare da capo.
Pensieri, modi di vedere i nostri giorni, molto diversi.
C’è una sola cosa che accomuna tutte queste persone: un pessimismo profondo sull’uomo e sulla nostra storia.
Ho l’impressione che sia rimasto solo Dio ad essere ottimista, ad investire le Sue risorse sull’uomo. Sì, mi viene questo pensiero, che sia rimasto solo Dio a credere nell’uomo e che neppure l’uomo creda più nell’uomo.
Fateci caso, i paesi ricchi parlano di un urgente risanamento, di ritornare a crescere.
Ma, c’è un piccolo ma, tengono la propria borsa saldamente stretta e chiusa!
E siamo sinceri, faremmo anche noi così!
Ma Dio, invece, apre la sua borsa e continua a seminare…
“In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme ger¬moglia e cresce.”
Abbiamo smesso di lavorare e di gettare il seme, ci siamo concentrati solo sulla “produzione”, dimenticando che questa è legata sia al seme che si semina e sia al lavoro!
Non ho inserito prima, nell’elencare i vari modi di pensare della gente, quello che pensano i cristiani, perché, purtroppo, anche i cristiani pensano quelle cose!
E credetemi, in questo modi di pensare della gente, non c’è proprio nulla di Cristo!
La vera novità fresca dei nostri giorni, la vera soluzione a tutto quanto ci sta accadendo, la vera soluzione per l’uomo che ha perso ogni speranza, è nel Vangelo.
Sì, in quel piccolo seme che può sembrarci il Vangelo davanti ai grandi drammi dell’uomo…
“A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene semi¬nato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra”
Gustate la Parola di Dio, cercate di scendere nelle profondità di ogni parola.
In quell’albero cresciuto da un piccolo seme, trovano “rifugio” tutti gli uccelli del cielo!
Cristo seminato nel mondo dai cristiani non salva solo i cristiani, ma tutti gli uomini!
E’ necessario, vitale, però che ci siano dei cristiani che abbiano il grande coraggio di seminare Cristo nella vita di tutti i giorni!
E’ fondamentale che ci siano dei cristiani che non si “ritirino” nei propri recinti custoditi, ma che escano, come i primi discepoli dal cenacolo, e incontrino tutte le genti.
Ma, attenzione, che rimangano fedeli a Gesù.
La garanzia della fedeltà cristiana è nell’unità, nel rimanere legati e in conversione verso Cristo.
Se scendi in campo e allenti con la conversione ti troverai nel giro di poco tempo a comportarti peggio dei pagani nelle loro ruberie quotidiane!
Se allenti il tuo cammino di conversione e ti getti nel mondo ti ritroverai nel giro di poco tempo ad essere catechizzato dal mondo.
Questo vale per i preti e per i laici.
Il cammino di conversione non si ferma mai, è un continuo mettersi in gioco alla sequela di Cristo.
E’ fondamentale per il cristiano non sentirsi arrivato.
Il Vangelo odierno ci dice appunto che Gesù si fermava con i suoi discepoli a spiegare ogni cosa…
Come cambiare questo nostro mondo se i cristiani dimenticano Cristo in parrocchia?
Come essere credibili nei nostri contesti quotidiani se rimane in noi solo una fede celebrativa nel tempio?
Cristo, il cristiano lo celebra tutti i momenti, sul posto di lavoro, nella politica…
Seminiamo la rettitudine di Cristo al posto dell’egoismo dei nostri mercati e vedrete che crescita portentosa per tutti!
Seminiamo Cristo nelle nostre famiglie e vedrete che apertura alla vita!
Seminiamo Cristo con la condivisione con chi ha meno o è in stato di bisogno e vedrete come si ricostruisce un territorio e un continente!
Sapete, c’e’ una domanda del Vangelo che attraversa ancor oggi i nostri giorni, a questa domanda siamo chiamati tutti a rispondere personalmente.
“Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore con che cosa lo si renderà salato?”
E’ l’evangelista Matteo, capitolo 5 versetto 13. Ho omesso di riportare l’ultimo periodo di questo versetto,
fatti un dono, vai a leggerlo...


un servo inutile



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