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"La famiglia, dono e impegno, speranza dell'umanità"
La Famiglia nel Sentimento e nelle Parole di Giovanni P. II
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Omelia Domenicale e Festiva a cura
di Don Michele Cuttano

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Narrare la Fede ai Figli
Omelia Domenicale e Festiva

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CROCE DI SAN DAMIANO IN ARGENTO
Crocefisso di San Damiano in Argento


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Abbastanza grande per esser indossato come collana rosario
Rosario originale di Betlemme

Domenica 17 aprile 2011 - Domenica delle Palme e della Passione

Letture: Is 50,4-7; Fil 2,6-11; Mt 21,1-11; 26,14-l4-27,66

NON SON DEGNO DI TE…



La Domenica delle Palme ci introduce nella settimana più importante per la nostra fede cristiana.
Avevamo lasciato Gesù davanti al sepolcro dell’amico Lazzaro in lacrime per lui;
Lo ritroviamo appeso ad una croce, abbandonato da tutti i Suoi amici e discepoli, deriso e sputacchiato, insomma, più uomo che mai:
Dio che sceglie di farsi uomo, uomo debole, uomo che non conta niente, l’ultimo!
Ho provato e riprovato ma non ho trovato al mondo nulla di neppur lontanamente simile:
Dio che si fa trattare così!
Cercheremmo invano, non troveremmo da nessuna parte un dio che muore per le sue creature e, come se non bastasse, per mano delle sue creature!
E’ un amore che non conosciamo, non appartiene alla nostra natura carnale,
noi non sappiamo amare come Gesù sulla croce eppure:
questa è la nostra chiamata, il nostro realizzarci come “uomini veri”.
Il Vangelo di questa domenica inizia con un tradimento…, il tradimento di Giuda.
Subito il nostro animo è portato ad allontanarci dalla figura del Giuda:
Sin da piccolini ci hanno insegnato che Giuda è un maledetto, qualcuno da tenere lontano!
Come ti sentiresti se ti dicessi che nel cuore di ognuno di noi è presente Giuda?
No, non potremmo crederci; noi non tradiremmo mai per trenta denari!
E invece, potremmo scoprire che c’è un Giuda in noi tutte le volte che abbiamo tradito nel matrimonio;
tutte le volte che abbiamo tradito la fiducia del nostro prossimo…
Ma sapete, il Vangelo non ci parla solo di Giuda…
Magari potremmo scoprire che c’è in noi Pietro; il Pietro che di fronte ad una serva rinnega Cristo.
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ed egli negò davanti a tutti: «Non capisco che cosa tu voglia dire». Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo giurando: «Non conosco quell'uomo». Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: «Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo!».
Quando?
Tutte le volte che, in certi illustri consessi, non abbiamo il coraggio di dire che lo conosciamo.
Perdonatemi ma non riesco a farmi crescere la pelliccia sulla lingua:
Non conosciamo Gesù quando non affermiamo chiaramente che l’aborto non è un diritto ma è sopprimere una vita;
Non conosciamo Gesù quando non affermiamo chiaramente che la famiglia è il bene più prezioso della nostra società e che distruggendo le famiglie distruggiamo le nostre città e che quando ci lamentiamo di tutto il male delle nostre società dimentichiamo che lo abbiamo generato distruggendo le famiglie;
Non conosciamo Gesù quando non affermiamo chiaramente che Dio “maschio e femmina li creò” e pretendiamo di stravolgere la natura;
Non conosciamo Gesù quando non accogliamo il nostro prossimo disperato e non abbiamo il coraggio di alzare la voce in ogni onorevole consesso e dire con chiarezza che di un popolo unito di “Caino” con la pancia piena l’umanità può farne tranquillamente a meno!
O potremmo anche ritrovarci in Pilato,
il Pilato che di fronte a delle sue responsabilità di cittadino scelto ad essere tutore della Verità, si “lava le mani” per favorire i più prepotenti.
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla: «Non sono responsabile (disse) di questo sangue; vedetevela voi!»
O potremmo anche ritrovarci nei sommi sacerdoti che cercano una falsa testimonianza per condannare Gesù nell’innocente di turno.
“I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per condannarlo a morte; ma non riuscirono a trovarne alcuna, pur essendosi fatti avanti molti falsi testimoni”.
O potremmo anche ritrovarci in coloro che deridono Cristo nella sofferenza del prossimo.
Perché la sofferenza è inutile, ridicola, umiliante, non concepibile per la nostra società…
E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo:«Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!». Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: «Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso
O potremmo ritrovarci nella folla che come giustizia sceglie la violenza e la sopraffazione proposta dal Barabba di turno e chiede la morte di Colui che ci dona il perdono.
“Allora il governatore domandò: «Chi dei due volete che vi rilasci?». Quelli risposero: «Barabba!».”
Sapete, c’è un percorso da fare dentro di noi.
Un percorso che ci porterà a ritrovare parte di noi in molti uomini descritti dal Vangelo di questa Domenica.
Forse potremmo giungere anche all’amara conclusione che abbiamo peccato non per errore ma perché “volli, fortissimamente volli!”
Bè, per fare Pasqua dobbiamo iniziare proprio da dove non vorremmo!
Ripartire dalle nostre schiavitù, dai nostri tradimenti.
Sì, perché Pasqua significa fare un passaggio (dall’ebraico Pesah).
E sinceramente non è un passaggio indolore, trionfale.
Ci vuole coraggio, in molti sfuggono da questo guardarsi dentro alla Luce di Cristo.
E in molti, cosa peggiore della precedente, sfuggono dal portare la Luce di Cristo ai cuori immersi nelle tenebre.
Fratello, amico mio in Gesù, fare Pasqua è ripartire dal nostro sepolcro.
Sì, ripartire dalla nostra situazione di morte concreta, da quel peccato che ci umilia e che ci sta rendendo la vita impossibile al punto che alla mattina diciamo “quando sarà sera” e alla sera diciamo “quando sarà mattino”!
Potrebbe accadere che in questo percorso tu possa come Pietro piangere…
“E uscito all’aperto pianse amaramente.”
E ritrovare la tua purezza in queste lacrime, ritrovare il coraggio di dire “Lo Conosco, Lui è la Verità”.
Potrebbe accadere che in questo percorso tu possa trovarti a portare la Croce di Cristo come un certo Simone di Cirene e condividere nel dolore e nel silenzio l’Amore di Dio per tutta l’umanità.
Potrebbe accadere che in questo percorso tu possa ritrovarti ad essere Giuseppe d’Arimatea che accoglie e custodisce il corpo Cristo curando il prossimo indifeso e affamato e carcerato e disperato e che fa schifo a tutti gli altri…
Potrebbe accadere che in questo percorso tu possa ritrovarti ad essere in compagnia della Vergine Maria ai piedi della Croce ad accogliere il “testimone” della vita eterna per tutti coloro che, come te e come me, ogni giorno Lo crocifiggono con il peccato.
C’è un sepolcro sigillato davanti al quale il principe di questo mondo ha messo la guardia.
“Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia”.
Il brano del Vangelo termina proprio con il sepolcro chiuso e sigillato e dei soldati messi a guardia della nostra morte…..
Ora io e te aspettiamo, immersi nel buio della nostra morte…
Aspettiamo Cristo.
Come tutti gli anni, nei miei commenti del Vangelo che precedono la Settimana Santa, io aggiungo questa riflessione di un famoso biblista;
questa riflessione è come se fosse “l’inno nazionale del mio essere cristiano”:
“Se dovessi scegliermi una reliquia di Cristo sceglierei il catino con cui nostro Signore il giovedì Santo lavò i piedi ai suoi discepoli;
Sì, mi metterei in giro per il mondo con questo catino sotto il braccio, pronto a lavare i piedi al mio prossimo, inginocchiandomi dinanzi a lui, senza mai alzare lo sguardo dai piedi eludendo così di svelare il volto di chi lavo i piedi, per evitare ogni giudizio e immaginando che, dietro ogni piede da me lavato, si nascondi il volto di Gesù…

servo inutile



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