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Omelia Domenicale e Festiva a cura
di Don Michele Cuttano


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Narrare la Fede ai Figli
Omelia Domenicale e Festiva


II Domenica T.O. anno C 17 Gennaio 2010

LETTURE: Is 62,1-5; Sal 95; 1Cor 12,4-11; Gv 2,1-12

CON TUTTO L'AMORE CHE POSSO sottotitolo ORA CHE HO TE


C'è un tema ricorrente e fuori luogo per il mondo, almeno come lo intende Dio.
La Famiglia
E' vero, Dio ha a cuore la famiglia.
Il primo segno riportato dal Vangelo di Giovanni ci presenta Gesù invitato a nozze.
Un matrimonio come tanti, iniziato con sorrisi, entusiasmo, gioia.
Questa allegria è simboleggiata dalla presenza di una bevanda: il vino.
Non posso non andare con la mente alle preparazioni matrimoniali che si fanno in parrocchia;
ai matrimoni che celebro;
alle tante coppie con cui condivido certe stagioni;
ai nostri matrimoni.
Decisamente c'è un momento della vita matrimoniale dove tutto è lastricato di sogni meravigliosi, di sante e pur sincere promesse di fedeltà, complicità, amicizia, sensualità e quant'altro di meraviglioso.
Ecco, a parte quanto ci racconta qualche serie televisiva che va avanti da decenni, arriva il momento che questa carica umana positiva termina, comincia ad entrare una sottile e suadente delusione del rispettivo "lui o lei" o della vita in genere.
E' chiaro poi che, tutti noi, siamo immersi come dei pesciolini in una boccia d'acqua.
La nostra boccia d'acqua, avvelenata, è la società e i costumi del mondo.
E' inutile mettere la nostra testa di cattolici sotto la sabbia:
il matrimonio concepito da Dio, il Creatore, è decisamente in crisi.
Le motivazioni sono molteplici ma, attenzione, non scivoliamo solo nell'accusare il sociale, la politica.
E' pur vero che se dei giovani hanno una sana intenzione di sposarsi e metter su famiglia, la società, onestamente, dobbiamo riconoscere che non aiuta più di tanto, anzi.
Ogni tempo, ogni stagione dell'umanità ha un faraone che opprime, che rende la vita piena di gravami.
E la motivazione di fondo di questi faraoni è sempre la stessa: denaro!
Nel preparare le nostre valigie di uomini viandanti non sempre riusciamo a mettere tutto quello che serve...
Certo un determinato equipaggiamento devi pur averlo...
Il dialogo, il rispetto, la capacità di saper attendere, la capacità di saper ascoltare in silenzio, la passione sempre da coltivare, un sano legame con le famiglie di origine, un non dare mai nulla per scontato e pensare che il tuo lui o la tua lei sia ormai conquistata per il resto della vita, la capacità di saper donare un sorriso sempre.
Diciamo che questo è un "kit di partenza".
Ma poi arriva un bel momento in cui il vino termina...
"Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: Non hanno vino".
Ecco, questo "frattempo" può essere più meno lungo ma, credetemi, lo dico per esperienza personale, arriva il momento in cui i sogni si dissolvono.
A quegli invitati alle nozze, che magari possono essere i nostri figli, non abbiamo come sposi null'altro da offrire che delusione, stanchezza, grigiore quotidiano, un tirare avanti la baracca perché si "deve" fare.
Quel fuoco dell'amore dal quale i nostri invitati (i figli)sono stati chiamati a venire al mondo si è spento, o spesso si è riacceso per qualcuno o qualcuna fuori dalle mura domestica:
l'altra donna, l'altro uomo.
Decisamente ci sono momenti in cui la situazione, come agli sposi di Cana, fa acqua da tutte le parti.
E' uso comune in questi casi, fatemi passare una sottile amara ironia, dichiarare il paziente defunto, il matrimonio morto e stramorto.
Sapete come si fa?
Altro che rivolgersi alla Madonna, ci si trova un buon avvocato.
Quando ero giovane quella del legale era l'ultima spiaggia;
oggi per molti è divenuta la prima ed unica opportunità che si dà al matrimonio.
Quanto mi fanno ridere e piangere nello stesso tempo quelle tabelle dietro alcuni studi legali del tipo:
"Specializzato in separazioni".
E' come se un ammalato si recasse da un medico specialista in: "farvi crepare invece che guarire".
Non sono sciocco, lo so bene che a volte i percorsi matrimoniali diventano dei percorsi di atroce sofferenza, di violenza fisica e spirituale, di annientamento della dignità.
Ci vivo in mezzo alla gente, non ho paura di "sporcarmi" le mani, lo so come può andare in una famiglia la vita, come può diventare un "inferno quotidiano".
"Sua madre disse ai servitori: "Qualsiasi cosa vi dica, fatela"
Cristo ha una Parola che trasforma anche la nostra natura.
Dai nostri vissuti colmi di acque di morte Lui può far venire la vita.
"E Gesù disse loro: "Riempite d'acqua le anfore"; e le riempirono fino all'orlo"
Anche quando la nostra vita è ripiena fino all'orlo di amarezza Cristo ha potere.
"Come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto - il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l'acqua - chiamò lo sposo e gli disse: "Tutti mettono in tavola il vino buono all'inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora".
La gioia, la vita del matrimonio anche quando ci sono le tempeste.
No, non è un miraggio; si può.
Si può se percorriamo la pagine della nostra vita, anche quelle amare, con Cristo.
Se a Lui ci rivolgiamo attraverso la Vergine Maria.
Certamente questa è la via che il mondo non ti indicherà mai.
La via di Cristo passa per il perdono.
Io ne sono testimone, si può trovare una strada in Cristo, in ogni situazione di vita.
Mi sono fatto compagno di viaggio di alcune coppie;
ho condiviso con loro le lacrime;
ho condiviso i giorni del dolore e delle umiliazioni;
ho sentito forte anche io il desiderio umano di dire: "Ma lasciate perdere che è meglio...".
Ma ho sperimentato che Cristo è vincitore.
Cristo ha un potere sulla morte.
Questo mi spinge a testimoniare, in maniera opportuna ed inopportuna, l'Amore di Dio.
Caro fratello, in Cristo possiamo sperimentare un "nuovo inizio".
In Cristo, in qualsiasi morte ci troviamo, possiamo sperimentare la resurrezione.
Ritrovare la gioia nel proprio matrimonio;
ma ci pensi?

servo inutile in Cristo





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