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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano

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Narrare la Fede ai Figli Omelia Domenicale e Festiva

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Domenica 16 Dicembre 2012 III domenica di Avvento Anno C

Letture: Sofonìa 3, 14-18a; Salmo: Is 12, 2-6; Filippesi 4, 4-7; Luca 3, 10-18

I’VE GOT YOU UNDER MY SKYN



C’è una domanda nel Vangelo di questa terza Domenica di Avvento che me la porto sempre appiccicata addosso, me la sento sotto la pelle tutti i giorni.
Una canzone di F.Sinatra direbbe: “I’ve got you under my skin”.
Bè, la canzone magari non è proprio riferita alla Parola di Dio però rende l’idea…
-In quel tempo le folle interrogavano Giovanni, dicendo: “Che cosa dobbiamo fare?”-
Giovanni il Battista ci viene incontro questa settimana e ci invita a passare da un cristianesimo fatto di devozione ad un cristianesimo fatto di azione.
Quanto è indispensabile questo “angusto” passaggio oggi nelle nostre parrocchie;
quanto è urgente questo “arduo” cambiamento nelle nostre vite.
Sai, si parla di conversione…
In ogni condizione umana, in ogni attività, in ogni tempo c’è questa domanda che ci spinge ad uscire fuori dalla nostra falsa sicurezza:
Avere un posto nella vita eterna riscaldando un posto in una qualsiasi Chiesa del mondo!
Non si tratta di fare parte di un battaglione in marcia;
Non si tratta di una spilletta sulla giacca;
Non si tratta di un Sacramento ricevuto;
Non si tratta di esser un bravo oratore;
Non si tratta di essere un sacerdote o un laico impegnato;
Non si tratta di essere un credente non praticante…quanto mi fa impazzire questa definizione che ogni tanto incontro (mi scontro in realtà)
Si tratta di vita da vivere in Cristo!
Dobbiamo vincere la tentazione che appartiene ai nostri giorni:
Quella di “ammorbidire” la Parola di Dio in riferimento ai nostri tempi;
Di abbassare il livello della Verità per farla aderire ad un contesto sociale che ci pare cambiato, più complicato.
Cristo è la risposta a tutte le nostre necessità, sempre.
Il Vangelo di questa Domenica ci invita a vedere Giovanni come una “via d’accesso” che viene a rompere i nostri equilibri a volte perversi.
Cosa ci risponderebbe oggi Giovanni il Battista se io e te gli ponessimo la stessa domanda?
Caro fratello, voglio premettere che porgere questa domanda significa riconoscersi nell’errore, nell’ignoranza.
Allora sinceramente te la senti di entrare in questo itinerario di vita?
Ci proviamo insieme?
Giovanni, cosa devo fare oggi io concretamente in famiglia, in condominio, in ufficio, nella società civile, con la mia vita a volte così complicata?
Ha una risposta concreta Gesù per me oggi?
“Chi ha due tuniche , ne dia a chi non ne ha
e chi ha da mangiare faccia altrettanto”
Ciò che io ho e mio fratello non ha, non è mio…
Sì, il primo passo è la condivisione,
sentire il prossimo come fratello, riconoscere ad ogni prossimo questa dignità.
E’ un punto di partenza indispensabile!
Avere un unico Padre.
L’economia di questo mondo è rinnegata.
Che cacchio di Natale vogliamo vivere?
Il natale di un povero babbo natale che cade da un camino…(quest’anno ci scivola meglio in quanto e’ piu’ magro…);
Il natale con una slitta trainate da renne;
Regali e cenone…
Che poveracci siamo diventati.
Riusciamo a trasmettere ai nostri figli tutte queste “scelletarie” (cose vuote, banali) e dimentichiamo la vera essenza del Natale:
Dio che si dona all’umanità.
L’umanità che è chiamata a vivere donandosi.
Dai, Michele, guardati dentro e sii sincero:
Che Natale stai preparando?
Sapete, questa domenica viene chiamata la Domenica “gaudete”, della gioia.
Ma quale gioia può esserci in una famiglia dove ci sono dei membri che soffrono?
Capite che, come cristiani, non possiamo vivere questa gioia in maniera soggettiva, una gioia individuale e privata:
E’ come comunità che siamo chiamati alla gioia!
Ci sono tanti annunci falsi di felicità in questo mondo.
Quanti di noi ne hanno fatto l’amara esperienza sulla propria pelle?
Di come la gioia promessa dalle cose del mondo si è rivelata solo una bella fregatura.
Quale gioia è quella duratura, piena, che non fa mai del male?
La gioia dell’Amore.
Come cristiani siamo chiamati in prima persona a testimoniare con i fatti concreti la gioia del donarsi, dell’amare senza alcun interesse, senza alcun tornaconto.
La gioia di amare anche chi ci fa del male.
Sì, questa è la gioia più grande:
Amare anche chi ci fa del male.
Magari abbiamo la voglia, il desiderio di vivere un Natale diverso, vero.
Magari stiamo pensando a come fare felici le persone care…
Amare, voce del verbo donarsi, infinito del verbo essere…
Essere felici.
Guarda che non importa se sei un riccone o sei un poveraccio, se sei sano o ammalato, innamorato o abbandonato, se ami una persona a 1000 chilometri dal tuo corpo o se ci vivi sotto lo stesso tetto:
Puoi amare lo stesso.
Puoi ritrovare te stesso solo amando.
C’è un momento finale importante:
“Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile”
Frumento e pula sono uniti per tutto il tempo della crescita;
arriva un momento dove la pula viene bruciata, non serve a niente e il grano custodito nei granai…
Cristiano frumento o cristiano pula?
Sai, ora è il momento di scegliere;
domani chissà!

un servo inutile deciso ad incontrarLo nel prossimo


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